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Turismo, non è un settore per (lavoratori) vecchi

Pubblicato il 27 Febbraio 2018 in Imprese, Lavoro

 

Il progetto “Buon lavoro, Alto Adige!”, nato dalla collaborazione tra INAIL e IPL | Istituto Promozione Lavoratori, affronta anche il tema della salute degli occupati nel settore del turismo. Nel terzo seminario di approfondimento dell’IPL, si è cercato di rispondere alle domande su chi sia un “collaboratore sano”, come mettere in pratica delle misure aziendali a beneficio della salute degli occupati e quale sia l’utilità della gestione della salute in azienda. Il turismo in Alto Adige rappresenta un settore chiave e un motore per l’occupazione: con l’11% del valore aggiunto creato, occupa 31.000 lavoratori, di cui 22.000 dipendenti. Le dimensioni e la rilevanza del settore sono quindi motivi sufficienti per porre l’attenzione sulla qualità delle condizioni di lavoro che lo caratterizzano.

Per la metà dei lavoratori una professione impossibile a 60 anni

Tobias Hölbling, psicologo del lavoro e ricercatore IPL, ha lavorato sui dati europei EWCS per ottenere un quadro dei fattori di carico che caratterizzano il settore turistico in Alto Adige. Ad esempio emerge che un lavoratore dipendente del turismo su due non immagina, oggi, di poter continuare a fare l’attuale lavoro fino a 60 anni. Inoltre, più un terzo degli occupati (36%) dichiara di sentirsi “sempre o la maggior parte del tempo” esausto dopo il lavoro. “I valori registrati sono decisamente alti se confrontati con gli altri settori dell’economia altoatesina” dichiara Hölbling. Secondo l’IPL gli investimenti nella salute dei collaboratori sono la strada da percorrere perché il turismo diventi in futuro un datore di lavoro più attrattivo.

Rendimenti che arrivano al fattore 10

Kathrin Hofer, dell’Istituto di Management del Turismo e della Salute dell’Università di Scienze Applicate JOANNEUM (Graz/Bad Gleichenberg), ha presentato alcuni esempi di buona gestione della salute nelle attività più comuni del settore turistico. Secondo l’esperta, numerosi studi dimostrano come una gestione sistematica della salute sia per l’impresa del turismo una condizione necessaria per la sostenibilità dei suoi risultati. Una politica aziendale partecipativa di sostegno alla salute porta con sé infatti elementi quali benessere, soddisfazione e motivazione. «Le collaboratrici e i collaboratori si identificano con l’azienda, sono più capaci, diminuiscono l’assenteismo. Secondo diverse esperienze internazionali ogni euro investito nella salute dei lavoratori, genera un ritorno per un valore da due a dieci volte» spiega la Hofer. Dalla docente viene poi presentato un programma aziendale di gestione della salute in sette passi. «Si tratta di un modello che si potrebbe e dovrebbe applicare in maniera molto pratica all’interno di una qualsiasi azienda del settore, a condizione che anche il management aziendale ne condivida gli scopi». Secondo l’IPL, la gestione della salute nel turismo potrebbe essere guidata in Alto Adige dalla cassa del turismo, ente che già viene finanziato e gestito in maniera congiunta dai diversi partner sociali.

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