Alto Adige: collegare le aree rurali con veicoli autonomi: il progetto RAAV per una mobilità più accessibile

Mobilità. Utilizzare i mezzi di trasporto pubblici talvolta può risultare una sfida per chi vive nelle aree rurali. Le connessioni a volte sono poco frequenti, poco disponibili la sera, collegano i paesi, ma difficilmente sono comode per chi vive fuori dai centri abitati. L’Alto Adige sicuramente si distingue in positivo per la qualità media del suo trasporto pubblico, ma i comuni più remoti spesso devono far fronte ad alcune criticità.
È per questo che i ricercatori dell’Istituto per lo Sviluppo Regionale di Eurac Research (Dott.ssa Elisa Ravazzoli e Dott. Alberto Dianin) in collaborazione con la Tecnische Universität di Vienna hanno sviluppato un progetto di ricerca nominato RAAV (Rural Accessibility & Automated Vehicles) che si occupa di accessibilità rurale e veicoli autonomi. Per capire meglio di che cosa si tratta abbiamo intervistato Alberto Dianin, project manager per Eurac. “Il nostro progetto di ricerca, finanziato dalla Provincia Autonoma di Bolzano e il FWF (Österreichischer Wissenschaftsfonds), si è posto come obiettivo di quantificare i possibili benefici di accessibilità generati dall’automazione per il trasporto pubblico nelle zone rurali. Un progetto cosiddetto di “ricerca di base”, cioè più teorico e meno pratico, volto a raccogliere dati, analizzare e proporre degli scenari migliorativi ed efficaci in termini di costi e qualità dei servizi” – afferma Dianin.
Uno studio triennale, ormai iniziato nel 2022 e che si concluderà alla fine del 2024, che ha posto la sua attenzione su un’area ben precisa dell’Alto Adige: Selva dei Molini, un comune di circa 1400 abitanti circondato dalle Alpi della Zillertal. Una scelta piuttosto singolare, in quanto solitamente la ricerca internazionale mira ad analizzare il potenziale dei veicoli a guida autonoma nelle zone urbane per cercare di risolvere problemi di congestione, traffico e inquinamento. “Le aree rurali sono meno considerate – continua Dianin – ma secondo la nostra opinione sono una potenzialità rilevante. In queste zone il trasporto pubblico è meno competitivo e di conseguenza le nuove tecnologie permetterebbero di risparmiare parte dei costi operativi che vincolano il servizio (ad esempio il costo dell’autista) e di investire le risorse nello sviluppo di soluzioni innovative capaci di servire le aree rurali, diminuendo così, si spera, la dipendenza dall’auto”.

Il team composto da Alberto Dianin, dalla dottoressa Elisa Ravazzoli, con il sostegno del professor Georg Hauger della TU Wien e la collaborazione del Comune di Selva dei Molini, ha intervistato un campione di circa 120 abitanti chiedendo di delineare la loro giornata tipo descrivendo quali e quante attività facessero, in quali fasce orarie e con quali mezzi venissero raggiunte le destinazioni, così da ricostruire i vincoli che ogni persona ha nella propria giornata. In parallelo sono stati elaborati degli scenari di offerta alternativa: “Abbiamo ipotizzato che il servizio attuale si potesse migliorare per uno scenario futuro, quando tra qualche decennio i veicoli a guida autonoma saranno più diffusi” – spiega Dianin e continua – “Ci siamo concentrati sull’attuale sistema di trasporto pubblico presente in quell’area, nonché la linea d’autobus 451 che collega il comune di Selva dei Molini a Campo Tures. Nello specifico, sono stati sviluppati cinque scenari differenti in cui la linea viene migliorata allungando la fascia oraria e la frequenza del servizio, oppure sostituita con sistemi alternativi di navette a guida autonoma condivise e a chiamata, oppure ancora con la combinazione ibrida di entrambe le soluzioni”. Per calcolare le performance di questi scenari i ricercatori sono partiti dal presupposto che i costi delle nuove soluzioni proposte non superassero quelli della linea attuale e che garantissero almeno la capacità che quest’ultima è in grado di offrire durante le ore di punta. Uno dei risultati emersi e confermato è che un autobus a guida autonoma potrebbe incrementare la sua frequenza con gli stessi costi: invece che una connessione ogni ora, una ogni circa 25 minuti ampliando inoltre la fascia oraria dalle attuali circa 14 ore a 16 ore di servizio. Ma non solo, i veicoli a guida autonoma e con sevizio a chiamata, potrebbero evitare corse superflue con veicoli vuoti, riducendo così l’utilizzo delle auto private e il relativo inquinamento. In questo caso, delle navette da otto posti potrebbero fornire fino a una connessione ogni circa 10 minuti durante le ore di punta e una ogni circa 25 minuti durante il resto della giornata quando le richieste diminuiscono.

Insomma, queste soluzioni innovative potrebbero portare importanti benefici, anche se è prematuro trarre conclusioni definitive: “La ricerca è ancora in corso e quindi non possiamo trarre conclusioni affrettate, ma crediamo che probabilmente ci siano buoni margini di risparmio di costi mantenendo la qualità del servizio attuale o, viceversa e più verosimilmente, buoni margini di miglioramento del servizio mantenendo i costi attuali. L’utente potrà usufruire così di un trasporto pubblico più efficiente, diminuendo i tempi di attesa e avendo una maggiore flessibilità negli orari”, precisa Dianin. Ma c’è un altro fattore da non sottovalutare, quello umano: “il successo di queste nuove possibilità dipenderà molto dalla reazione delle persone, un aspetto che però non rientra nella nostra ricerca”. Nel corso del 2024 verranno valutati i risultati del progetto, anche in un confronto con stakeholder come la Provincia di Bolzano, il NOI Techpark e il Comune di Selva dei Molini. Ma come sarà la mobilità del futuro? “L’intento degli enti locali ed europei è di riuscire a diminuire la dipendenza dall’auto privata, soprattutto nei luoghi in cui è più facilmente realizzabile, ma la speranza riguarda anche le aree rurali” osserva Dianin, e conclude “fare una stima su come sarà la mobilità del futuro è comunque molto complicato perché sono troppi gli elementi incerti. Inoltre, ci sono variabili che non c’entrano direttamente con la mobilità, ma che comunque la condizionano, come ad esempio i cambiamenti demografici e ambientali”.

Chiara Caobelli

 

Immagine in apertura: Fermata del bus 451 Selva dei Molini.
Foto di Alberto Dianin – Eurac Research. 

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