Maggioritario zoppo all'altoatesina: così si può diventare sindaco ma senza maggioranza

Massimiliano Boschi
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Per chi ha sperimentato le elezioni comunali in altri città italiane, non è semplice comprendere la razionalità del sistema elettorale altoatesino per i comuni sopra i 15.000 abitanti. Un sistema che, come noto, non prevede un premio di maggioranza per il sindaco eletto al secondo turno. Ma al di là delle precedenti esperienze individuali, il sistema elettorale che regola le elezioni comunali che si terranno il 20 e 21 settembre (e il 4 ottobre) a Bolzano, Merano, Bressanone, Brunico e Laives è “razionale”? E’ il più adatto al territorio e al contesto politico attuale? Come d’abitudine, per comprendere più approfonditamente la questione ci siamo rivolti al costituzionalista ed ex senatore Francesco Palermo che, innanzitutto, ha ricordato la “genesi” del sistema elettorale per le elezioni comunali in Alto Adige: “E’ il frutto di una scelta nazionale degli anni Novanta declinata con difficoltà nel contesto locale. La scelta dell’elezione diretta del sindaco non sarebbe mai partita da qui perché il sistema politico locale non aveva la necessità di introdurre una riforma di questo tipo in quanto la stabilità era garantita”.

 

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Fu una scelta obbligata?

“Si, perché si trattava di una grande riforma economico- sociale a livello nazionale che di conseguenza vincolava e vincola il legislatore provinciale, come da Statuto. Quindi, obtorto collo, è stata introdotta anche in Alto Adige. In Trentino è stata accolta positivamente e declinata in maniera diversa con un modello simile a quello nazionale, ma lì il contesto è diverso. In Alto Adige il sistema prevede la rappresentanza dei gruppi e un sistema consociativo, e una distorsione maggioritaria troppo marcata schiaccia le minoranze. Per questo non è previsto il premio di maggioranza per il sindaco vincente al secondo turno. Così, può succedere (ed è successo) che il sindaco che si aggiudica il ballottaggio non abbia comunque la maggioranza in consiglio comunale per governare. Se mi è concessa una metafora di stretta attualità, il maggioritario in Alto Adige è un virus di importazione“

Sembra di capire che il sistema maggioritario non goda del suo apprezzamento…

“Ho molte perplessità rispetto a un sistema maggioritario in assenza di un sistema politico adeguato. Per provare ad uscire dalla palude, i politici italiani si sono tirati per i capelli, un po’ come il barone di Münchhausen, pensando che una legge elettorale risolvesse i vizi del sistema politico. Non funziona così, credo che sia stata una mossa avventata, e la storia italiana recente mi sembra lo dimostri”.

La riforma elettorale nazionale era figlia di Tangentopoli, della corruzione, del consociativismo, degli accordi sotto banco. Non era un cambiamento giustificabile?

“Diciamo comprensibile, ma vorrei ricordare che i sistemi proporzionali favoriscono la negoziazione e quindi di per sé sono promotori di una politica migliore. Si è radicata l’idea che sia meglio l’uomo solo al comando e che negoziare sia sbagliato, ma un singolo è più corruttibile di un gruppo e non mi sembra che i fatti abbiano dimostrato la bontà della riforma. Per altro, il sistema attuale agevola proprio quelle operazioni che erano considerate connaturate al proporzionale. Quest’ultimo si basa su accordi trasparenti tra partiti in base al risultato elettorale, il maggioritario ha favorito accordi dietro le quinte e ha limitato la trasparenza. Ricordo che se smetti di negoziare hai smesso di fare politica e allora puoi smettere anche  di fare elezioni. Un sistema del genere può causare gravi danni”.

E tornando alla provincia di Bolzano?

“Nei territori che non sono realmente mistilingue la riforma è stata assorbita, ma in ambito urbano, soprattutto a Bolzano, dove servono equilibri, la riforma ha creato evidenti problemi”.

Soluzioni?

“Poche, credo che nessuno abbia la forza di imporre qualcosa di differente. Un sistema più convintamente maggioritario sul modello nazionale creerebbe guasti non da poco. E tornare al sistema proporzionale precedente richiederebbe la modifica dello Statuto, eliminando il vincolo delle grandi riforme, e non credo che esista questa possibilità. E’ problematico ma non ce ne libereremo. Ci toccherà continuare a convivere con un sistema elettorale che funziona male”.

Massimiliano Boschi

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