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Il robot contadino sta nascendo all’UniBz

Pubblicato il 8 febbraio 2016 in Innovazione, Turismo

Il "supercontadino" che sta nascendo all'UniBz  

Un piccolo robot contadino si aggira per i vigneti e i frutteti dell’Alto Adige. Qualcuno lo ha ribattezzato “supercontadino”, viaggia su ruote, e i suoi sensori, cavi e schermi stanno disegnando il modo di fare agricoltura del futuro. Per capirne di più bisogna rivolgersi a Fabrizio Mazzetto, professore di meccanica e meccanizzazione agricola alla Libera Università di Bolzano, che lavora al progetto triennale Monalisa partito nel 2014 con il finanziamento della Provincia e con la partnership di Eurac, Laimburg, UniBz e TIS innovation park. «Il progetto monitora i parametri ambientali del territorio – spiega Mazzetto – raccogliendo dati che alimenteranno un sistema informativo a più livelli». Uno è quello a larga scala, seguito da Eurac, che usa tecniche di remote sensing usando satelliti e droni. A livello del dettaglio più elevato, vi è il Centro Sperimentale Laimburg con il monitoraggio dei singoli frutti attraverso metodi elettronici non distruttivi. L’università lavora al livello intermedio, quello che monitora i singoli campi e le parcelle coltivate, con più strumenti di precisione “a livello del terreno e in mezzo alla vegetazione”: ecco il supercontadino, appunto.

I big data vanno “sul campo”

Fabrizio Mazzetto

Fabrizio Mazzetto

«Questo – precisa Mazzetto – non è un vero e proprio robot, dato che non è ancora dotato di capacità cognitive autonome». Al momento non è altro che un piccolo trattore elettrico dotato di un ricevitore Gps ad alta precisione, due laser scanner per ottenere la visione stereoscopia dei filari, sei sensori ottici che restituiscono un indice vegetazionale (NDVI) operando su scala ravvicinata alle coltivazioni: «Quantifichiamo quanto la pianta riflette nella banda del rosso e dell’infrarosso – spiega il docente – I sensori restituiscono una mappa con una gamma di colori, dal verde al rosso, che permette di capire se la pianta sta bene o male». Questi dati, che consentono di capire anche se ci sono focolai di infezioni, vengono incrociati con i “quaderni di campagna informatici”, dove si annotano automaticamente (attraverso una sorta di “scatola nera” sulle macchine) giorno per giorno, ora per ora, i registri delle operazioni effettuate, dalle concimazioni ai trattamenti. Grazie a questo insieme di big data, che indagano la dimensione micro della coltivazione, si possono stabilire connessioni fra i trattamenti e lo stato di salute della pianta. E approntare così nuove strategie per incrementare quantità e soprattutto qualità dei prodotti.

Un nuovo lavoro: consulente informatico in agricoltura

Ne sta nascendo un nuovo lavoro: quello del consulente informatico all’agricoltore. «Le reazioni dalle aziende con cui stiamo lavorando sono diverse – racconta il docente – C’è chi è perplesso e titubante, e chi non vede l’ora che il nostro lavoro sia finito per poter testare i nostri monitoraggi. In prospettiva non ci aspettiamo di fornire questa consulenza avanzata ai contadini: dovrà gestirlo un centro servizi, con personale esperto che arriva sul campo, fa il monitoraggio ed elabora una diagnosi. L’idea è offrire un servizio più che uno strumento». Il progetto per il momento sta prendendo forma nel laboratorio di Ingegneria per le Innovazioni Agro-forestali inaugurato nell’agosto 2015 alla Libera Università di Bolzano.

Un robot contadino fra i vigneti toscani

Il laboratorio confluirà nel parco tecnologico Noi, Nature of Innovation che sta sorgendo a Bolzano e aprirà nel 2018. Nel frattempo il “supercontadino” inizia a farsi conoscere fuori provincia. «Mi hanno chiamato dei colleghi piemontesi per testare un monitoraggio nella campagna di Asti – racconta il docente – e recentemente anche dei colleghi tedeschi di Kaiserlautern, interessati a collaborare». I risultati, giura Mazzetto, ci sono: «In precedenti esperienze abbiamo anche mappato con i sensori NDVI un vigneto in Toscana, suddiviso fra aree con un Cru di alta qualità e altre con una linea di vinificazione di qualità meno buona. Con l’occhio del sensore abbiamo ridisegnato la suddivisione e il risultato è stato quello di raddoppiare il numero di bottiglie di alta qualità. L’enologo dell’azienda non ci credeva».

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