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Riordino Dipartimenti provincia, la rabbia degli artigiani. Lanz: «Pronto a dimettermi dagli incarichi provinciali»

Pubblicato il 31 Gennaio 2018 in Imprese

Gert Lanz  

Scoppia la polemica – fra Provincia e Artigiani – sul riordino del Dipartimento economia e innovazione.

Su proposta del presidente della Provincia Arno Kompatscher e dell’assessora responsabile Waltraud Deeg la Giunta, nella seduta di oggi (30 gennaio), ha deciso di riorganizzare ex novo la Ripartizione economia (34) e la Ripartizione innovazione, ricerca e università (35), modificando la struttura dirigenziale. «La riorganizzazione costituisce parte integrante della nostra strategia di crescita nel settore della ricerca», ha affermato il Landeshauptmann. Nel dettaglio, nella Ripartizione innovazione, ricerca e università è stato istituito il nuovo Ufficio ricerca scientifica  con il compito di sviluppare programmi e strategie per rafforzare il posizionamento dell’Alto Adige quale location della ricerca scientifica. Il nuovo ufficio si occuperà anche dell’incentivazione dell’università e delle istituzioni di ricerca e dei programmi di ricerca. All’Ufficio innovazione e tecnologia  competono il rafforzamento e il sostegno dell’innovazione, della ricerca e dello sviluppo nelle aziende, nonché start-up, cluster innovazione e cooperative di garanzia. Confluirà nella Ripartizione innovazione, ricerca e università anche l’Ufficio infrastrutture per telecomunicazioni, finora subordinato direttamente alla direzione di Dipartimento. Quale compensazione per l’aver creato un nuovo ufficio nella Ripartizione innovazione, ricerca e università, in quella dell’economia due uffici andranno a costituirne uno unico, ovvero l’Ufficio industria e Ufficio artigianato e aree produttive diverranno Ufficio industria, artigianato e localizzazione economica. Del resto le direzioni dei due vecchi uffici erano vacanti, visto che Erwin Pardeller a fine gennaio lascia la direzione dell’Ufficio artigianato e aree produttive, mentre Martha Gräber, finora direttrice dell’Ufficio industria, nel frattempo è divenuta direttrice della Ripartizione Europa. «L’accorpamento in un unico ufficio libera sinergie, assicura una consistenza maggiore al settore delle attività produttive e crea tre unità amministrative di grandezza similare all’interno della Ripartizione economia», conclude Kompatscher.

La rabbia degli artigiani

L’associazione degli artigiani altoatesini ha accolto con enorme delusione la scelta di riunire gli uffici dell’artigianato e dell’industria. «Sarebbe stato difficile esprimere più chiaramente la ridotta valenza attribuita all’artigianato» ha criticato il presidente lvh.apa Gert Lanz. L’artigianato altoatesino ha saputo evidenziare proprio negli ultimi anni tutta la propria forza. Nei diversi momenti di difficoltà economica attraversati si è dovuto ricorrere raramente a licenziamenti o a chiusure aziendali. Al contrario: l’artigianato si è dimostrato resistente alla crisi ed è riuscito a mantenere tanto posizioni formative quanto posti di lavoro. «La ragione di questa capacità si lega alle strutture di piccole dimensioni, che rendono l’artigianato flessibile ed in grado di reagire velocemente ai cambiamenti» ha spiegato Lanz. Peraltro, anche in futuro sono previsti dei cambiamenti nel settore, soprattutto per quanto concerne il campo della digitalizzazione: «Amiamo questo tipo di sfide – ha aggiunto il presidente di lvh.apa -. Non possiamo tuttavia accettare che le problematiche e le esigenze del nostro comparto non vengano in futuro prese adeguatamente in considerazione». Con l’unione degli uffici provinciali “artigianato” ed “industria” non sarà infatti più possibile tutelare interessi ed esigenze tanto differenti. «L’intero artigianato altoatesino, ovvero uno dei pilastri economici locali grazie alle proprie 13.000 aziende ed agli oltre 43.000 dipendenti, è deluso dalla considerazione così ridotta attribuita al nostro settore – ha concluso il presidente -. Personalmente sto pensando di dimettermi dai miei incarichi a livello provinciale. In fondo che senso ha impegnarsi in favore dell’artigianato, se a livello provinciale non abbiamo comunque alcun valore?»

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