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Ricerca, tre cervelli in fuga tornano in Alto Adige

Pubblicato il 24 gennaio 2019 in Innovazione, Lavoro

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La Ripartizione provinciale innovazione, ricerca e università ha pubblicato il decreto di assegnazione dei finanziamenti per 6 progetti internazionali di mobilità di altrettanti ricercatori, 3 dei quali altoatesini ora all’estero. Il decreto è stato pubblicato oggi (24 gennaio) sul Bollettino ufficiale della Regione Trentino-Alto Adige, mentre il bando era stato pubblicato lo scorso mese di luglio. Ai 6 progetti selezionati sono stati assegnati circa 750.000 euro, grazie al bando i centri di ricerca altoatesini diventano il punto di partenza o di destinazione per studiosi di spicco di ogni settore e disciplina a livello internazionale e sono 3 i cervelli in fuga che potranno rientrare temporaneamente in Alto Adige per svolgere un periodo di studio. Il sostegno finanziario riguarda anche 3 studiosi stranieri che verranno a Bolzano per motivi di ricerca, il che rappresenta “un chiaro segnale dell’attrattività delle istituzioni di ricerca altoatesine” spiega il direttore di Ripartizione Vito Zingerle.

I progetti finanziati

Il progetto che ha ottenuto il maggior punteggio  verrà svolto da Martin Lang, 36 anni, oggi ricercatore al National Cancer Institute – NIH del Maryland (Usa). Lang trascorrerà due anni presso l’Istituto di biomedicina di Eurac Research (tutor Peter Pramstaller) potendo usufruire di una somma di 170.000 euro per studiare – grazie alla strumentazione per l’analisi dell’immagine presente a Bolzano e Innsbruck – il meccanismo all’origine del Parkinson per cui le mutazioni proteiche all’interno delle cellule malate inibiscono il naturale meccanismo di distruzione dei mitocondri difettosi (mitofagia). Lo studio di Lang potrebbe gettare nuova luce sul meccanismo alla base di questa malattia neurodegenerativa sempre più diffusa e tuttora incurabile. “La ricerca che Lang porterà avanti in collaborazione con i biologi molecolari dell’Istituto di biomedicina di Eurac Research punta a capire meglio come l’interazione fra mitocondri e lisosomi può rappresentare un punto di partenza per sviluppare una nuova terapia per il Parkinson” spiega Pramstaller. Il direttore dell’Istituto esprime il proprio apprezzamento per le politiche provinciali che, come in questo caso, sostengono la competitività dell’Alto Adige supportando in modo bidirezionale la mobilità internazionale dei ricercatori: verso l’esterno creando connessioni con i principali istituti di ricerca mondiali, ma anche verso l’interno attraverso il meccanismo del “brain gain”. “Investimenti come questo sono il sintomo di un cambio di paradigma nel sostegno alla ricerca in Alto Adige e rappresentano una pietra miliare specialmente nel settore della biomedicina” chiarisce Pramstaller.

Delle conseguenze socio-politiche della recessione economica sulle minoranze europee di Italia, Germania, Spagna e Inghilterra si occuperà il progetto di Matthias Scantamburlo, 33 anni, ricercatore alla Universidad de Deusto di Bilbao che lavorerà per due anni all’Istituto minoranze linguistiche e istituto per lo studio del federalismo di Eurac Research (tutor Verena Wisthaler). Le reazioni e l’adattamento delle piante alla mancanza di un nutrimento sarà invece per 24 mesi l’oggetto di studio di Simon Unterholzner, 31 anni, già ricercatore al TUM di Monaco di Baviera oggi all’Università La Sapienza di Roma. Il suo progetto prevede una collaborazione con la facoltà di Scienze e tecnologie alimentari di Unibz (tutor Francesco Cesco). La ratio del bando, spiega il presidente della Provincia con delega all’innovazione, Arno Kompatscher, “non è quella di erogare borse di studio o premi a persone, bensì agevolazioni che mettano in grado i nostri enti di ricerca di attrarre cervelli e di beneficiare del nuovo know-how acquisito”. L’obiettivo per il futuro è quello di stimolare maggiormente anche il canale outgoing di scambio, ovvero quello per cui ricercatori altoatesini trascorrano un periodo di ricerca all’estero.

Ufficio innovazione, Gatto nuovo direttore

“Il rafforzamento degli scambi outgoing potenzierebbe ulteriormente il profilo della nostra provincia come polo della ricerca, capace sia di attrarre talenti stranieri che di inviare i propri ricercatori presso prestigiose istituzioni internazionali” spiega Manuel Gatto, dal 1 gennaio nuovo direttore dell’Ufficio ricerca scientifica. Dal 2007 al 2018, Gatto ha lavorato come ispettore amministrativo al Conservatorio Monteverdi di Bolzano, dove fra le altre cose ha contribuito a mettere in piedi il programma Erasmus di scambio europeo destinato agli studenti dell’istituto musicale nonché all’accorpamento – tuttora in corso – del Conservatorio stesso all’interno di Unibz. La formazione di Gatto si è svolta fra Bologna, Graz, Vercelli, Warwick (Gran Bretagna) e a Saint Louis (USA) dove ha approfondito studi a cavallo fra filosofia, linguistica e neuroscienze.

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