Riapertura, pressing degli artigiani. Lvh: «Manca l'ossigeno»

FacebookTwitterLinkedInWhatsAppEmail

Mentre si attende per la sera di Pasquetta la delibera con la quale la Provincia di Bolzano dovrebbe recepire lo stop delle attività fino al 3 maggio deciso nell’ultimo Dpcm, cresce il pressing delle organizzazioni di categoria economica. Particolarmente accorato l’appello degli artigiani rappresentati da Lvh-Apa. «Più a lungo durerà questo stop, più elevato sarà il rischio per le aziende e per i collaboratori – ha affermato il presidente di lvh.apa Martin Haller -. Adesso sono in molti a temere per il proprio posto di lavoro».

Lvh fa notare che gran parte delle ditte artigiane altoatesine, circa il 99%, sono realtà di piccole dimensioni con una media di 3,5 dipendenti. La maggior parte ha dovuto mandare i propri collaboratori in ferie o in cassa integrazione. «L’aria adesso inizia realmente a mancarci – ha aggiunto il presidente di lvh.apa -. Se a lungo termine non ci saranno più incarichi vista la mancanza di lavoro e di investimenti, le conseguenza per l’economia e la società rischiano di essere drammatiche. Nelle oltre 13.000 ditte artigiane presenti sul nostro territorio lavorano e si formano oltre 44.000 collaboratori. Senza questo fondamentale pilastro economico, la sopravvivenza di numerose famiglie verrà messa a rischio. Le imprese di grandi dimensioni hanno indubbiamente migliori possibilità di sopravvivere rispetto alle piccole realtà. La pandemia ha colpito quest’ultime con una forza mai vista prima. Mancanza di liquidità, licenziamenti e procedure concorsuali rappresentano gli scenari peggiori ed attualmente non paiono impossibili».

Lo stesso Haller ha presentato alcune proposte concrete in riferimento agli scenari lavorativi. Al momento, in base alle classificazioni Ateco, il lavoro dell’installatore è consentito, mentre quello del muratore no. «Purtroppo questo rigido precetto funziona solo in teoria – ha proseguito Haller -. Faccio un esempio: se un installatore dovesse cambiare una caldaia non potrebbe farlo, in quanto in questi casi serve la sostituzione di una presa di corrente inserita nel muro. Un lavoro che è appunto competenza dei muratori. Nel nostro comparto molti mestieri sono collegati tra loro e svariate attività necessitano dell’intervento di addetti ai lavori appartenenti ad altri settori. Bisognerebbe garantire l’opportunità per alcune professioni di poter supportare gli operatori economici autorizzati ad operare. Ulteriori necessità riguardano il campo della cura del corpo: al momento diverse persone anziane o disabili devono rivolgersi al proprio medico perché non sono più in grado di tagliarsi le unghie da sole. In particolare nel campo della cura dei piedi ci sono dei casi urgenti, dove il lavoro degli estetisti sarebbe necessario. Anche in questi casi dovrebbe essere permesso di lavorare».

«Ormai ogni giorno è decisivo – ha concluso Haller -. Mi appello alla politica: utilizzate ogni margine disponibile per consentire all’Alto Adige di ripartire. Proprio le realtà di piccole dimensioni hanno una struttura ed una flessibilità tale per garantire adeguati standard di sicurezza, così come l’utilizzo di mascherine, guanti e misure di disinfezione. Lasciateci tornare al lavoro, altrimenti non saremo più in grado di ripianare le nostre perdite».

Ti potrebbe interessare