Renon: come creare la cultura per un turismo responsabile. Intervista a Peter Righi

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Provare a raccontare il turismo in Alto Adige/Südtirol significa anche confrontarsi con territori che risultano molto simili solo a uno sguardo superficiale. Soprattutto dal punto di vista turistico, ma non solo, la Bassa Atesina non è la Valle Aurina, così come la Val Venosta non è Val Gardena. Variano notevolmente le offerte, i numeri, la stagionalità e il contesto. Il viaggio in questo “arcipelago” turistico altoatesino parte oggi dall’ ”isola” più comoda: l’altopiano Ritten/Renon, raggiungibile in quindici minuti dalla stazione di Bolzano grazie a una comoda e frequente funivia e percorribile per un lungo tratto grazie a un apprezzatissimo trenino.


Il trenino del Renon (foto Ventitre)

Un pomeriggio sull’altipiano
E’ un tranquillo pomeriggio di fine gennaio e il Renon è decisamente più imbiancato del solito. Alcuni mezzi sono al lavoro per sgombrare dalla neve le strade intorno alla stazione a monte della funivia, ma basta allontanarsi di pochi passi per poter ammirare il solito panorama mozzafiato che si affaccia sullo Sciliar e sulle montagne circostanti.
A introdurci al “modello turistico” del Renon è Peter Righi, responsabile della sostenibilità per l’ufficio turistico locale, ma anche un collega che collabora con l’Ansa e con diverse riviste di settore tra cui Bergwelten. Seduti al tavolo di un bar sorseggiando qualcosa di caldo, l’intervista si trasforma rapidamente in un dialogo franco e stimolante. Innanzitutto, Righi  presenta il contesto: “Sull’altopiano del Renon abitano 8.200 persone che non vivono solo di turismo, il settore turistico vale il 30% dell’economia locale. Questo, ovviamente, non significa sottovalutarne l’importanza, è di circa 97 milioni di euro l’anno l’apporto economico del turismo. Riconosciamo, quindi, la sua rilevanza, cosa porta, ma anche cosa danneggia”.
Il Report 2o24 dell’Associazione turistica del Ritten/Renon aiuta a completare il quadro dal punto di vista numerico: nel 2024 sul Renon sono stati registrati 115.829 arrivi e 461.008 pernottamenti, il picco nel mese di agosto. I posti letto sono 3.720, mentre i passeggeri della funivia hanno toccato quota 1.200.000 e quelli del trenino sono stati circa 750.000.
Per Righi: “occorre innanzitutto distinguere tra visitatori e ospiti. I visitatori intasano trenino e funivia, che è sempre meglio del traffico automobilistico su strada, ma spesso non restano nemmeno per una notte. Gli ospiti sono coloro che restano per una vacanza più o meno lunga. Dobbiamo quindi trasformare i visitatori in ospiti e lavorare sul miglioramento dei servizi per loro, anche perché anche gli ospiti si lamentano della troppa folla in funivia o attorno alle piramidi di terra, che sono una delle nostre attrazioni preferite. Per quel che riguarda i visitatori, il problema principale è riuscire a gestire i picchi di affluenza, per esempio cambiando gli orari di salita dei gruppi, spesso formati da bambini, e creando per loro sentieri tematici e parchi gioco”.


L’accesso differenziato alla funivia del Renon

Sempre in quest’ottica, un’anno fa è stata creata una corsia preferenziale per i residenti per accedere alla funivia. “Sì, occorre che la popolazione locale accetti il turismo ed i turisti, sul Renon ci siamo attivati in questo senso. Per esempio, erano sorti dei problemi anche a causa del grande afflusso di ciclisti che saliva in funivia, magari su pesanti bici elettriche e invadeva i sentieri. Abbiamo quindi creato cinque nuove ciclovie, ma anche proibito l’accesso alle biciclette nei sentieri sotto il metro e mezzo di larghezza. Poi, le prime multe dei vigili hanno sensibilmente migliorato la situazione”.
La strategia principale resta però la stessa da anni, forse decenni: privilegiare chi resta per più giorni, una modalità decisamente più adatta al territorio: “Il turismo mordi e fuggi fa male dappertutto e anche qui “- ammette Righi. “Poi dipende da come un turista si muove, perché e con quale atteggiamento, ma noi siamo famosi per le nostre passeggiate. Per questo non apprezzo particolarmente il circuito dei mercatini, noi preferiamo chi arriva e resta, non chi parte dopo poche ore. Il continuo movimento turistico crea stress e traffico, ricordo che in Alto Adige anni fa avevamo una permanenza media di sei sette giorni, ora è di quattro”.
Nonostante tutto questo, non è difficile cogliere alcuni segnali di fastidio, anche da chi vive di turismo, rispetto al cosiddetto overtourism e, soprattutto, a certi atteggiamenti da parte di chi sembra arrivare da queste parti senza avere la minima idea di dove si trovi: “Ora si è scatenata la protesta contro l’overtourism che, però, in parte nasce altrove e viene portata anche qui. Il punto è comprendere che devono esistere dei limiti, che non occorre superare la giusta misura. Detto questo, non noto le stesse proteste contro l’agricoltura, che pure ha un impatto non solo positivo sulla vita e l’ambiente del territorio. Solo per fare un esempio, nella valle dell’Adige non c’è un prato libero per fare giocare i bambini, il più vicino è al parco Talvera a Bolzano”.
Un discorso a parte merita l’approccio culturale che caratterizza la comunicazione del Renon. L’altopiano può vantare una lunga storia di ospitalità e la frequentazione di nomi decisamente importanti e, giustamente, la sfrutta nella maniera migliore possibile. “Ricordo che qui è nata la villeggiatura estiva, la cosiddetta Sommerfrische, non come svago, ma come fuga dalla peste nel 500. E’ anche una questione culturale, gli alberghi hanno spesso una lunga tradizione e sono in grado di accogliere un pubblico che quindi ha imparato ad apprezzare la nostra storia e la nostre caratteristiche. Ospitare una Freud Promenade (la principale passeggiata che collega Soprabolzano a Collalbo, Ndr) non è lo stesso che creare lidi come alle Maldive o spingere i visitatori verso luoghi instagrammabili. Il Renon è per certi versi una riviera che permette di osservare bellissimi panorami che cambiano continuamente e molti vengono qui anche solo per scrivere e leggere, lo hanno fatto Freud, Mann, Kapuściński e molti altri ed è una tradizione che continua e che vogliamo preservare. Come dicevo, con gli ospiti, su chi resta qualche giorno, è più facile dialogare facendo comprendere la cultura del posto e le sfide del territorio. Per questo abbiamo distribuito lungo i sentieri numerosi cartelli informativi, per questo puntiamo molto su un turismo che definirei responsabile”.

Massimiliano Boschi

Immagine di apertura: Ritten/Renon (foto Venti3)

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