Qualità dell’aria Alto Adige, sotto accusa (ancora) l’A22

Pubblicato il 6 Marzo 2017 in Infrastrutture, Territorio

a22  

Presentati stamani (6 marzo) dall’assessore all’ambiente Richard Theiner i dati più recenti sulla qualità dell’aria Alto Adige ed i provvedimenti previsti per il suo miglioramento. „Negli ultimi anni ci sono stati dei miglioramenti, nonostante ciò rimane ancora qualcosa da fare. Vogliamo fornire il quadro reale della situazione, senza minimizzare i problemi o esagerarne la portata“, ha detto Theiner, sostenuto per la parte tecnica dal direttore dell’Ufficio aria e rumore, Georg Pichler, e dal direttore del Laboratorio di chimica fisica, Luca Verdi.

“La problematica principale è ancora quella legata al biossido di azoto (NO2) nelle immediate vicinanze dell’autostrada del Brennero (A22) e nella conca di Bolzano”, ha aggiunto Theiner.  Il valore limite è fissato a 40 microgrammi per metro cubo (µg/m³) come media annuale, ma vicino all’autostrada si misurano 62 microgrammi e ad Ora, ad una distanza di circa 30 metri dalla sede autostradale si misurano 43 microgrammi; a Bolzano in piazza Adriano 40 microgrammi. “Non è però possibile individuare un chiaro trend di riduzione delle concentrazioni e pertanto permane la necessità di intervenire”, ha detto l’assessore. Theiner ha ricordato che la Giunta provinciale nel 2011 ha approvato il ‘Programma per la riduzione dell’inquinamento da NO2‘ e lo ha attuato in collaborazione con i Comuni. L’Agenzia provinciale per l’ambiente in accordo con le amministrazioni comunali interessate ha messo in campo una serie di misure, dal rinnovo del parco mezzi al controllo delle emissioni da parte degli impianti di riscaldamento, dalle limitazioni al traffico nei centri abitati all’obbligo di rispettare le certificazioni CasaClima, senza dimenticare la nascita della rete del teleriscaldamento nel capoluogo. “Ma la principale fonte di emissione è il traffico autostradale, ma lì purtroppo non possiamo intervenire perché la sua regolamentazione è di competenza statale”, ha detto Theiner, ricordando che negli anni sono state inviate numerose lettere agli organi competenti a Roma e sono state anche elaborate una serie di misure per ridurre l’inquinamento generato dal traffico autostradale, ma al momento non sono ancora stati emanati i necessari provvedimenti. “Le trattative al tavolo tecnico di Roma proseguono a singhiozzo e non è sempre possibile contare su un’attiva collaborazione” riferisce il direttore Pichler che partecipa al Comitato in rappresentanza dell’Agenzia provinciale per l’ambiente.

Per evitare di rimanere inattive in attesa che qualcosa avvenga su questo fronte, le due province autonome di Bolzano e Trento insieme ad Autobrennero (leader di progetto) Agenzie per l’ambiente di Bolzano e di Trento, l’Università di Trento, la ditta CISMA e IDM hanno dato inizio al progetto Ue denominato “BrennerLEC” (Lower Emissions Corridor). Obiettivo del progetto, finanziato dal programma LIFE 2014-2020 per l’ambiente e il clima della Commissione Europea, è quello di ridurre sia le colonne di veicoli che le emissioni di inquinati. “Questi obiettivi possono essere raggiunti attraverso l’introduzione di una gestione dinamica della velocità”, ha detto Theiner.

Al contrario di altre regioni del nord Italia alle prese con valori di polveri fini superiori ai limiti di legge, le concentrazioni di Pm10 nella nostra provincia rimangono ampiamente sotto i valori limite fissati dalle norme. Il valore medio annuale più alto di Pm10 misurato nella nostra provincia è pari a 20 microgrammi (Via Claudia Augusta, Bolzano). L’assessore ha comunque ricordato che “la nostra ambizione è comunque di non fermarci al rispetto del valore limite europeo, ma di riuscire a rispettare il ben più restrittivo valore obiettivo dell’Organizzazione mondiale della sanità”. A proposito di Pm 10 Verdi ha anche specificato che la centralina mobile posta per due anni nel rione Casanova con l’obiettivo di monitorare l’incidenza del termovalorizzatore sulla qualità dell’aria, non avendo rilevato alcun tipo di anomalia nei dati, è stata dislocata lungo l’A22 nell’ambito del progetto Brenner Lec. A differenza del biossido di azoto, per il quale la fonte principale è il traffico motorizzato, il 65% delle polveri fini viene dunque generato dalla combustione domestica. “Ognuno di noi potrebbe dare un contributo concreto alla riduzione delle Pm10 se utilizzasse correttamente la stufa o il camino a legna” ha detto Pichler.

Un’altro inquinante molto problematico sotto il profilo della salute è il benzo(a)pirene visto che si tratta di una sostanza cancerogena.  “Per tale inquinante – ha spiegato Verdi – non è stato stabilito un valore limite, ma un valore obiettivo (media annuale di 1 microgrammo). L’inquinante si presenta in alte concentrazioni soprattutto nelle zone rurali, tanto è vero che il valore più alto è stato misurato presso la stazione di Laces (3,6 ng/m³)”. Il benzo(a)pirene si forma a causa di una cattiva combustione della legna nelle stufe. Come per le polveri fini, anche in questo caso, la buona combustione della legna, unitamente all’utilizzo di legna non trattata e ben essiccata, è il modo più efficace per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo. Per contribuire a risolvere il problema è stato annunciata una campagna informativa dal titolo “Riscaldare con la legna … ma bene” a cui possono aderire tutti i Comuni interessati. Sono previste serate informative con spazzacamini ed esperti di qualità dell’aria, attività nelle scuole e proiezioni video.

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