Ötzi, la star di casa nostra (e il suo omicidio) è sul New York Times

Pubblicato il 27 Marzo 2017 in Culture

New York Times  

Ötzi, il mistero più affascinante dell’Alto Adige, fa parlare di sé anche in America. Un articolo del New York Times – uscito il 26 marzo a firma di Rod Nordland e intitolato Who Killed the Iceman? Clues Emerge in a Very Cold Case – racconta la “riapertura” del caso Ötzi da parte dell’ispettore Alexander Horn della polizia di Monaco, recentemente contattato dalla direttrice del Museo archeologico dell’Alto Adige Angelika Fleckinger. Se infatti fino a 10 anni fa la causa della morte dell’uomo dei ghiacci era incerta, la scoperta di una punta di freccia conficcata nella sua spalla sinistra ha gettato luce sulla questione, facendo pensare a un omicidio. Ora, seguendo i più recenti e avanzati metodi di indagine criminalistica, l’ispettore Horn è riuscito a ricostruire un quadro abbastanza dettagliato della morte di Ötzi, avvenuta intorno al 3300 a.C.

«Nel mondo ci sono poche mummie vecchie come Ötzi ma nessuna conservata così bene» scive il New York Times, spiegando che non solo il ghiaccio ha preservato la mummia nel punto in cui è morta, ma l’umidità ha mantenuto gli organi quasi intatti. «Conosciamo i contenuti dello stomaco di una persona di 5mila anni fa» commenta Horn.

Gli ultimi giorni di Ötzi secondo il New York Times

Le tecniche usate nelle indagini si basano sulle più moderne tecnologie e fanno ricorso anche a specialità esotiche come archeobotanica e paleometallurgia. Così è stato possibile individuare con estrema precisione dettagli sulla mummia: altezza, peso, colore degli occhi e dei capelli, “numero di scarpe”. Pare inoltre che avesse circa 45 anni al momento della morte.

Dalla ricostruzione degli ultimi giorni di vita di Ötzi, Horn ha dedotto che sia stato coinvolto in un alterco in cui però non è rimasto ucciso. Successivamente, mezz’ora dopo aver consumato l’ultimo pasto, l’uomo è stato raggiunto dall’assassino, che l’ha colpito alla schiena da lontano. «La volontà del killer era uccidere» spiega Horn, sottolineando la somiglianza nei comportamenti violenti con i fatti di cronaca attuali: «Seguirlo, trovarlo e ucciderlo. Le emozioni che proviamo durante un omicidio non sono cambiate in tutti questi anni».

Nonostante l’ispettore non sia ottimista circa le reali possibilità di trovare l’assassino di Ötzi, il fascino del misero a lui legato non cessa di appassionare. Anche oltreoceano.

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