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Migranti studenti delle nostre Università: e se cominciasse Unibz?

Pubblicato il 28 Febbraio 2016 in Culture

 

Utilizzare le aule universitarie per integrare migranti e rifugiati e “alleggerire” al contempo la loro impronta sulla città. Lo vediamo tutti: sono giovani, intelligenti e ambiziosi (la stessa condizione di migrante lo certifica), esasperati dal limbo in cui si trovano. Costretti a far passare le giornate cercando un wi-fi. A Parigi – racconta il sociologo Stefano Allievi sull’edizione veneta del Corriere – una soluzione è stata messa a disposizione dall’Università: “L’Ecole Superieure Normale, la scuola più selettiva di Francia – racconta – accoglie una quarantina di rifugiati, a cui ha dato la tessera dello studente, dei corsi di francese, la tessera della biblioteca e un pasto al giorno. Li ha chiamati studenti invitati, come i professori invitati, i fellow professors che girano per le università”.

L’appello di Allievi è rivolto alle Università del Nordest: e se Bolzano, aggiungiamo noi, proprio per la sua vicinanza con il confine del Brennero, e le sue dimensioni ridotte, facesse da apripista? Basterebbe un piccolo progetto, con una decina di migranti selezionati tra i più talentuosi per dare un segnale e capire se la via è percorribile. Estrarre da quel maledetto limbo in cui le regole europee li sta cacciando, ragazzi che possono avere un impatto positivo sul futuro di tutta Europa. Partendo dalla conoscenza, dal talento, dal futuro, lasciandosi alle spalle la paura.

Lu.B.

Foto tratta da Liberation.fr

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