Borsa e far east, la scommessa delle Officine del Grafene

Pubblicato il 21 Marzo 2016 in Innovazione

 

Impianti produttivi nel Far East, accordi con le grandi aziende manifatturiere leader di mercato, la quotazione in borsa. Lo stupore che il visitatore ha appena provato all’interno delle Officine del Grafene continua nel momento in cui si ha l’opportunità di ascoltare dalla viva voce di Giulio Cesareo la strategia di espansione di Directa Plus. Nasce qui a Como, nell’incubatore tecnologico di ComoNext, questo esempio quasi unico di startup hardware italiana visionaria: in continua rincorsa per rimanere all’avanguardia della ricerca sulle nanotecnologie, con una chiara strategia di mercato, con l’obiettivo di diventare punto di riferimento nell’applicazione di uno dei nanomateriali del futuro, il grafene.

“Il grafene – concettualizza Cesareo, che ha appena raccontato la sua storia imprenditoriale in un libro, Nano is big – è un materiale abilitante. Utilizzato per alcuni prodotti, dalle ruote delle biciclette alle tute da sci, è in grado di conferire nuove caratteristiche fisiche ai materiali con i quali viene mixato: resistenza, confort, adattabilità alle temperature. Per sviluppare ogni applicazione stringiamo accordi con partner industriali per i quali sviluppiamo materiali ad hoc”. Infatti nonostante le Officine del Grafene di Como, con le sue 30 tonnellate all’anno di capacità (non ancora saturate), siano uno degli impianti più importanti al mondo, non è quello della mera produzione l’orizzonte di Directa Plus. “Se ci configurassimo come produttori saremmo presto battuti sul mercato”. La strategia di Directa Plus è quella di stringere accordi con grandi gruppi manifatturieri (Colmar per quanto riguarda le tute da sci, Vittoria per le ruote delle bici, e ora Menphis per sviluppare materiali innovativi destinati ad applicazioni nella moda e nel design) e sviluppare assieme a loro applicazioni e prodotto installando la produzione là dove serve.

In questo senso le Officine del Grafene, l’impianto produttivo ospitato dalla vecchia stazione ferroviaria proprio all’esterno del Parco Tecnologico, è una sorta di prototipo replicabile. In questo impianto il grafene, derivato dalla grafite, si ottiene in diversi stati tramite superespansione al plasma: la grafite viene esposta a uno choc termico di 10mila gradi raggiungendo lo stato di nanomateriale; ci sono poi l’esfoliazione e l’essiccazione. Il tutto attraverso macchine inventate dallo staff di giovani ingegneri che lavorano a Directa Plus o prodotto del riadattamento sartoriale di macchinari nati per scopi differenti, come realizzare latte in polvere. Il grafene  esce sotto forma di panetti da 2,5 chili dove ne è contenuto il 2 per cento o in sacchi di grafene espanso da un chilo. Allo stato liquido il grafene viene utilizzato anche per depurare le acque inquinate.

E’ chiaro che il modello di Directa Plus sia quello di Intel Inside. Costruire un marchio (in questo caso il G+) che funzioni da “ingrediente magico” all’interno dei prodotti dando ai suoi partner valore e competitività. Un’operazione molto ambiziosa, che avrà bisogno di capitali e scelte industriali lungimiranti. La scommessa è aperta

(lu.b.) 

 

 

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