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Conciliazione lavoro-famiglia: soddisfatti 8,5 altoatesini su 10

Pubblicato il 3 agosto 2018 in Lavoro

lavoro  

Quanto bene gli occupati altoatesini riescono a conciliare lavoro e famiglia anche in confronto con gli altri paesi europei: questi sono i temi indagati da Ipl, l’Istituto promozione lavoratori nell’ambito di un’indagine sulle condizioni di lavoro in Alto Adige. L’elaborazione dei dati mostra che il 29,3% degli intervistati (lavoratori dipendenti ed autonomi) valuta la propria conciliazione «molto buona», ed un ulteriore 55,1% la valuta «buona». L’Alto Adige si pone quindi molto vicino alla media europea.

In Alto Adige il 15,9% degli uomini e il 15,3% delle donne occupate valuta invece la propria conciliazione famiglia-lavoro come «non molto buona» o «per niente buona». «L’elevata soddisfazione deriva dal fatto che le donne scelgono lavori ad alto tasso di conciliazione. Al contrario gli uomini continuano a scegliere il lavoro a tempo pieno mettendo la conciliazione in secondo piano ed avendo conseguentemente elevati tassi di soddisfazione», riporta Silvia Vogliotti, Vicedirettrice di Ipl e autrice dello studio.

Pubblico impiego family-friendly

L’analisi dei singoli settori mostra il seguente quadro: non riuscire a conciliare bene famiglia e lavoro è la realtà per un quarto (25,0%) degli occupati nel settore alberghiero, ma solo per il 7,1% degli occupati nel pubblico impiego (esclusa sanità e sociale). Nei trasporti e logistica un quinto degli occupati si dichiara insoddisfatto della propria conciliazione. Il settore maggiormente problematico è il turismo: il 16,7% degli occupati dichiara di essere “sempre” stanco dopo il lavoro per svolgere gli abituali lavori domestici. Anche nell’edilizia, nella sanità e nel sociale si fa sentire la fatica alla fine della giornata lavorativa.

Gli autonomi hanno poco tempo

Come atteso delle differenze si registrano tra lavoratori dipendenti ed autonomi: per il 21,6% degli autonomi il lavoro rappresenta “spesso” o “sempre” un ostacolo nel dedicare del tempo alla famiglia, quota che scende decisamente al 10,9% tra i lavoratori dipendenti. In futuro la netta divisione tra tempo di lavoro e tempo libero, nonché tra lavoratori dipendenti e autonomi sarà sempre più labile. La tecnologia digitale comporterà, infatti, che in diversi ambiti lavorativi il tempo libero e il tempo dedicato alla famiglia si soprapporranno sempre più con il tempo destinato al lavoro. „Da un lato la connettività digitale è sempre più irrinunciabile per la flessibilità temporale e spaziale del lavoro, ma rende imprescindibile una gestione consapevole, per evitare una pericolosa deriva verso il “lavoro h 24” “, rimarca Vogliotti.

Il futuro: lavoro e diversi cicli di vita

Una moderna concezione della conciliazione lavoro e famiglia dovrà considerare sempre di più le diverse fasi del ciclo di vita e di lavoro dei singoli, conclude l’autrice. Ciò si realizzerà con una diversificazione: “A fasi di lavoro a tempo pieno seguiranno periodi di lavoro a tempo parziale, al fine di conciliare al meglio le esigenze personali e familiari. I nuovi modelli di orario di lavoro nell‘era digitale dovranno quindi tener conto dei bisogni individuali (esigenze famigliari, formazione continua ecc.).“

 

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