La paura del diverso: all’Eurac confronto sul razzismo

Pubblicato il 1 Dicembre 2017 in Agenda

Giovani ricercatori  

La diversità fa ancora così paura? Esiste davvero un pensiero razzista italiano? E come si potrebbe agire a livello locale per arginare posizioni di chiusura e favorire il dialogo? Ne parleranno una regista, una ricercatrice, un attivista e due scrittori nel corso dell‘incontro promosso da Eurac Research martedì 5 dicembre nella sede di via Druso (ore 18). L’ultimo romanzo di Francesca Melandri “Sangue giusto” e il documentario di Sabrina Varani che ne racconta la genesi faranno da spunto al dibattito. Ospiti del centro di Eurac Research, la scrittrice e la regista parleranno dell’Italia descritta nei loro lavori: un Paese che rimuove i ricordi e che trova difficoltoso aprirsi. Si discuterà anche di Bolzano, confrontando il punto di vista della ricerca con le esperienze del Centro per la pace e di un ragazzo di origini afgane che vive in Alto Adige.

Parlare di diversità con linguaggi anche inconsueti e gestire la paura con la conoscenza è l’idea che fa da filo rosso a questa serata. «La ricerca che svolgiamo sulle minoranze evidenzia sempre di più come l’integrazione passi per l’ascolto e la condivisione. Per questo abbiamo pensato a un confronto costruttivo basato su strumenti talvolta lontani dal mondo della ricerca» spiega Roberta Medda Windischer, esperta di diritti delle minoranze di Eurac Research. La serata, aperta a tutti gli interessati, inizia infatti alle 18 con la proiezione del documentario “Pagine nascoste” di Sabrina Varani (70 minuti). La regista ha seguito Francesca Melandri nel lavoro preparatorio alla scrittura del romanzo “Sangue giusto” raccontando il suo lavoro in Italia e in Etiopia alla ricerca delle radici storiche del razzismo, fino alle sue manifestazioni nell’Italia di oggi.

La discussione che seguirà prenderà spunto da alcuni passaggi del libro per guardare alla situazione in Italia, ma anche in Alto Adige, grazie alle esperienze di Paolo Bertagnolli del Centro per la pace e di Alidad Shiri, un ragazzo afgano che ha raccontato il suo viaggio verso l’Alto Adige in un libro.

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