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«La cultura? Paga sempre nel medio-lungo periodo». Le parole di Ws Explora1

Pubblicato il 21 ottobre 2016 in Culture

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La cultura ha bisogno dei suoi spazi, ma ha soprattutto bisogno dei suoi tempi: «paga sempre nel medio-lungo periodo». Proprio questo è il tema del primo appuntamento di “WS explora”, un ciclo di workshop – che vedono la nostra testata media partner – organizzati da Weigh Station. Il “cultural planning”, ovvero il “pensare culturalmente” il territorio, ha coinvolto tutti i presenti al Museion tra ieri (giovedì 10 ottobre) e oggi, partendo dalle risorse disponibili in loco e ragionando sul medio-lungo termine. La tavola rotonda del primo giorno è stata introdotta e moderata da Franco Bianchini, docente di politiche culturali alla Hull University, affiancato da altre personalità del settore.

Christian Tommasini ha aperto il dialogo concentrandosi sulla società odierna, in cui “aumenta il bisogno quantitativo di servizi, che essendo limitati dovrebbero essere redistribuiti, ripensati, ridefinendo così il patto di cittadinanza”. L’assessore Tommasini ha auspicato una serie di azioni culturali concrete volte a “trasformare la realtà in maniera positiva”.

Antonio Lampis nel suo intervento ha fornito una stimolante riflessione su “come convincere la mano pubblica sul fatto che la cultura serve”, creando “una serie di connessioni interdisciplinari tra cultura e salute, cultura e architettura, cultura e sanità, ecc.”. Il direttore della ripartizione cultura italiana della provincia ha definito le istituzioni culturali vigenti come “spacciatori di passato”, in un’epoca dove la cultura è a strettissimo contatto con le nuove tecnologie e il contemporaneo. A difesa del suo punto di vista, Lampis ha fatto notare come si investa sempre meno nei giovani: “le scuole dell’obbligo sono ormai orientate al mondo del lavoro, la cultura è passata in secondo piano”. Ciononostante, il mercato vede nascere sempre più impulsi giovanili strettamente connessi con le varie realtà culturali, come organizzazioni, cooperative e progetti. “Importante ricordarsi che la cultura paga sempre nel medio-lungo periodo”, ha concluso Lampis, “pensate per esempio alle 7 stagioni teatrali disponibili a Bolzano, e a quanto la gente vada sempre e comunque a teatro, facendo finire quasi ogni spettacolo sold-out”.

Thiene: «Una mappa dei processi aiuta a trovare le soluzioni giuste»

14724366_1839908776239003_1081734817644958741_nL’intervento conclusivo è stato quello di Federica Thiene, bolzanina di nascita che nel 1993 ha fondato insieme a Stefania Mantovani l’associazione culturale “Artway of thinking” a Venezia. Artway lavora nella creazione di sinergie tra istituzioni, sia interne che esterne al mondo della cultura e della creatività. L’idea di Artway trova applicazione nella “community based-public art”, ossia l’“arte comunitaria”, l’arte e la cultura che trovano collegamento con le altre sfere della vita pubblica. “Il problema che dobbiamo continuamente affrontare è quello delle tempistiche di lavoro richieste: mentre noi sviluppiamo progetti della durata di anni, le organizzazioni che ci contattano hanno esigenze molto più immediate.”
Thiene ha usato la metafora delle cattedrali gotiche costruite nel medioevo come primi esempi di “sharing knowledge and economy” in Europa: per realizzare tali monumenti venivano impiegati anni di lavoro e pianificazione, e così Artway propone una riflessione profonda su come dovrebbe essere affrontato il “cultural planning” in qualsiasi realtà locale. “Una volta non c’era il benessere che c’è oggi, la gente non stava bene come noi. Eppure riuscivano a realizzare simili opere architettoniche, belle anche sotto un punto di vista artistico ed estetico.” Secondo la Thiene, “le persone oggi non hanno più il coraggio di sognare, di avere una visione più ampia delle cose e di ragionare nel lungo periodo.”
Un altro tema cruciale dell’intervento della co-fondatrice di Artway è quello di fare “cultural planning” mediante il supporto di schemi, grafici e mappe concettuali. “Realizzando una mappa dei processi in gioco per un determinato problema, si possono poi tracciare delle linee che collegano tutti i vari nodi, ed è nelle intersezioni fra queste linee che si possono trovare le soluzioni al problema stesso”. A sostegno di questo tipo di visione sistemica, la Thiene ha mostrato diversi esempi di visualizzazione dei dati, citando anche un progetto dell’Art Institute of Chicago intitolato “Art & Life Geography”.

Il trilinguismo? Una ricchezza

Al termine degli interventi, il passage del Museion si è tramutato in uno scenario di discussione e dibattito costruttivo, dove i partecipanti hanno potuto porre i loro quesiti agli esperti. Una domanda interessante posta da uno spettatore chiedeva di approfondire il carattere trilingue della provincia di Bolzano, che contiene intrinsecamente delle problematiche culturali, scenario totalmente diverso rispetto anche solo alla provincia di Trento. Lampis ha cercato di sottolineare da subito che questa apparente “divisione” linguistica e culturale è invece una ricchezza, su cui bisognerebbe investire ed edificare. WS explora 1 è il primo di tre “laboratori in progress” sull’innovazione culturale, che si terranno da qui a dicembre, tra il Museion e la LUB. Maggiori dettagli su questi – e altri workshop Weigh Station li potete trovare su http://weighstation.eu/archive/workshops/.

Kevin Montel

 

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