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Isa, boom di malfunzionamenti. I commercialisti: «Rendiamola facoltativa»

Pubblicato il 24 Luglio 2019 in Territorio

 

La proroga al 30 settembre per i versamenti dei contributi non basta. «Bisogna rendere facoltativa la compilazione dei modelli Isa per il primo anno di applicazione – afferma Claudio Zago, presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bolzano –. Sono moltissime infatti sul territorio le segnalazioni di anomalie e malfunzionamenti, senza contare che il provvedimento, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, è composto di oltre 4.400 pagine. Per questo motivo chiediamo che il legislatore prenda atto della situazione: con la compilazione facoltativa ci sarebbe tempo per l’affinamento dell’elaborazione statistica, basandoci sui riscontri ricevuti, senza allo stesso tempo pregiudicare le aspettative di accesso al regime premiale previsto dalla normativa a tutti coloro che ne hanno diritto».

Una posizione, quella dei commercialisti, che è stata anche esplicitata dai consiglieri nazionali Gilberto Gelosa e Maurizio Postal, a margine della videoconferenza «I Nuovi Isa». I due hanno ricordato come «è di tutta evidenza la grave situazione di disagio che l’introduzione degli Isa sta causando, in evidente contrasto con le disposizioni dello Statuto dei Diritti del Contribuente». Durante il loro intervento i consiglieri hanno elencato le attività, relative agli Isa, che i commercialisti si trovano ad affrontare in questo periodo.

1. un processo di comprensione dello strumento (tra l’altro diversificato in 152 versioni per le varie tipologie di attività);
2. l’importazione dei dati precalcolati messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, previa acquisizione da parte dei professionisti della delega del cliente all’accesso al “cassetto fiscale” oppure della specifica delega per lo scaricamento dei file XML, con gli adempimenti connessi, come la tenuta di un registro delle deleghe ricevute;
3. un controllo dei dati ottenuti dall’Agenzia, che può essere laborioso perché riguarda, in taluni casi, valori relativi a 7 anni precedenti e perché talvolta comporta una interlocuzione con l’Agenzia per rettificare le relative evidenze (es: dati sugli affitti per le immobiliari);
4. la compilazione dei modelli che richiede, come in passato per gli studi, una rielaborazione dei dati della contabilità e l’acquisizione di ulteriori elementi di natura extracontabile, attività, quest’ultima, che deve necessariamente avvenire con la collaborazione del contribuente;
5. l’analisi degli indici di affidabilità e soprattutto degli indici di anomalia, per capirne l’origine (cattiva compilazione? dati inesatti importati?);
6. l’analisi dei conseguenti adeguamenti dei ricavi/compensi, per migliorare il punteggio di affidabilità fiscale ottenuto;
7. l’illustrazione al cliente dei risultati e delle opzioni possibili;
8. la decisione sull’eventuale versamento integrativo.

«Nell’ambito del costante rapporto di collaborazione istituzionale esistente tra CNDCEC e Agenzia delle entrate – hanno concluso Gelosa e Postal – ci preme segnalare che questi i casi di malfunzionamento appaiono numerosi, dal che la forte preoccupazione che oggi anima l’intera categoria dei commercialisti».

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