Insetti in viticoltura, unibz e BOKU Vienna a braccetto per studiare la trasmissione dei batteri

Pubblicato il 31 Ottobre 2019 in Innovazione

 

Da qualche tempo ormai è scomparsa dai titoli dei giornali. Ma in due grandi ondate, la principale malattia che affligge i meli, gli scopazzi, ha portato allo sradicamento di milioni di alberi alla fine degli anni Novanta e a metà degli anni Duemila. Un progetto di ricerca triennale della Libera Università di Bolzano e della BOKU di Vienna ora vuole esplorare nuove possibilità per debellare questa minacciosa malattia vegetale. L’obiettivo dei ricercatori è acquisire nuove conoscenze sulla complessa biologia della trasmissione dei fitoplasmi.

 “Vi sono ancora numerose questioni aperte relativamente alla trasmissione di questi batteri, in particolare nel caso degli scopazzi del melo”, afferma Hannes Schuler, ricercatore della Facoltà di Scienze e Tecnologie e responsabile del progetto di ricerca transnazionale, “ad oggi, ad esempio, non è stato ancora completamente chiarito se la Cacopsylla melanoneura, la psilla del biancospino, una delle due specie di insetti che si ritengono responsabili della trasmissione degli scopazzi, sia effettivamente un vettore di questa patologia vegetale”. Nel nord-ovest dell’Italia, questo è ormai scientificamente provato. “Allo stesso tempo, tuttavia, ci sono studi dalla Germania che dimostrano che laggiù, la Cacopsylla melanoneura è un cattivo vettore”, aggiunge Schuler. È ovvio che esistano differenze regionali nell’efficienza di trasmissione dei fitoplasmi. Tuttavia, attualmente non è chiaro quale sia il fattore che influenza queste differenze.

Il gruppo di ricerca internazionale spera di chiarire queste e altre questioni nei prossimi tre anni utilizzando metodi basati sulla genetica della popolazione. Da un lato, il genoma di diverse popolazioni di insetti sarà sequenziato e caratterizzato. “Allo stesso tempo, sequenzieremo anche i genomi di diversi batteri associati all’insetto”, spiega Schuler. Queste ultime potrebbero svolgere un ruolo decisivo nell’inibire l’assorbimento e il trasferimento dei fitoplasmi. “Inoltre, caratterizzeremo geneticamente i fitoplasmi di diverse regioni per capire se i cambiamenti del loro genoma influenzino la trasmissione”, sottolinea il ricercatore. In una fase sperimentale, gli scienziati prevedono di esporre gli insetti provenienti da diverse regioni geografiche ad alberi infetti da fitoplasma. L’obiettivo è testare quali animali sono in grado di assorbire i fitoplasmi e trasferirli a piante sane. “Lo scopo è quello di scoprire se il trasferimento dei fitoplasmi dipende dal genotipo dell’insetto, dai suoi batteri o dal ceppo di fitoplasma”, chiarisce Hannes Schuler.

Il progetto è possibile grazie a un accordo concluso dalla Provincia Autonoma di Bolzano con il Fonds zur Förderung der wissenschaftlichen Forschung (FWF, Fondo per la promozione della ricerca scientifica ndt.), l’istituzione centrale austriaca per la promozione della ricerca di base. Secondo l’accordo, la Provincia di Bolzano e la FWF possono finanziare congiuntamente progetti comuni. Il prerequisito è un’elevata qualità scientifica dei progetti a livello internazionale. Questo è il compito della FWF, che prevede la valutazione delle domande da parte di esperti internazionali. “Il fatto che il nostro progetto sia stato valutato come eccellente è sicuramente motivo di soddisfazione per l’ateneo”, afferma Hannes Schuler. L’équipe di ricerca austriaca-altoatesina avrà a disposizione quasi 600.000 euro per i prossimi tre anni, metà dei quali saranno messi a disposizione dalla Provincia di Bolzano e metà dalla FWF. Il Centro di Sperimentazione Laimburg, la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige e l’Università di Torino saranno coinvolti come partner scientifici.

“Per la Libera Università di Bolzano e la Facoltà di Scienze e Tecnologie, l’approvazione del progetto è la prova che i nostri ricercatori e le aree tematiche su cui lavorano, destano l’interesse anche di partner di fama internazionale e possono competere con altre istituzioni di ricerca”, commenta il prof. Matthias Gauly, vice-preside alla ricerca della Facoltà di Scienze e Tecnologie. Il progetto, inoltre, riguarda una problematica di importanza fondamentale non solo per la ricerca ma anche per gli agricoltori locali. “Una ricerca approfondita sulle fitopatie e sui parassiti è la base per l’ulteriore sviluppo di una strategia sostenibile per la protezione delle piante in Alto Adige“, conclude Gauly.

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