In orbita il primo satellite altoatesino

Pubblicato il 23 Giugno 2017 in Innovazione

 

Sono le 6 del mattino, quando il razzo PSLV-C38 parte dal Satish Dhawan Space Centre, la base spaziale indiana di Sriharikota situata nella parte meridionale del paese. A bordo del razzo ci sono 31 satelliti che poco meno di mezz’ora più tardi, ovvero alle 6.29, vengono sganciati nello spazio a un’altezza di 509 km. Tra questi c’è anche il Max Valier Sat, il primo satellite made in Alto Adige realizzato dagli studenti e insegnanti dell’Istituto tecnologico in lingua tedesca Max Valier di Bolzano sotto la guida di esperti internazionali in navigazione spaziale. Alle 10.45, poi, arriva il secondo momento più atteso della giornata: «Mentre il satellite transitava sopra Bolzano – spiega la preside del “Max Valier”, Barbara Willimek – abbiamo ricevuto dal segnalatore di bordo il primo messaggio in codice Morse. A questo punto le nostre antenne hanno seguito il satellite fino a quando non è scomparso dall’orizzonte. Il segnale è arrivato forte e chiaro, e si è trattato di un momento di enorme gioia per tutti, il momento più alto del lavoro di ricerca e sviluppo che abbiamo compiuto in questi 8 anni».

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Il satellite, con nominativo di chiamata II3MV, ha ruotato intorno alla terra in circa 95 minuti, e a bordo c’era un telescopio a raggi X che ha inviato dati con l’aiuto di un trasmettitore radioamatoriale. Il progetto di creazione del primo satellite altoatesino è stato avviato nel 2008 sfruttando al meglio tutte le competenze a disposizione dell’istituto “Max Valier”: l’impianto elettronico è stato affidato alle classi dell’indirizzo elettronica, la struttura meccanica è stata realizzata dalle classi di meccanica, mentre il gruppo di lavoro che si è occupato dell’automazione ha sviluppato i metodi per l’analisi dei sensori e per determinare l’orientamento in orbita. L’azienda aerospaziale OHB di Brema, che si è assunta anche il compito della spedizione nello spazio, e l’Istituto Max Planck di fisica extraterrestre di Garching in Germania hanno svolto il ruolo di partner sotto la guida del professor Manfred Fuchs, originario dell’Alto Adige e scomparso nel 2014.

«La realizzazione del progetto – conclude la Willimek – nasce proprio dallo stretto rapporto dell’ex studente dell’Istituto tecnologico Manfred Fuchs e dalla sua generosità, perché ha sostenuto lo sviluppo del satellite sia da un punto di vista scientifico che finanziario. I suoi ingegneri hanno eseguito anche i lavori di sviluppo e i test, chiaramente fuori dalla portata di un istituto superiore, effettuando ad esempio l’analisi termica o il controllo professionale e attivo dell’assetto».

 

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