Il Made in Italy non basta più: il turismo attrattivo è quello green

Pubblicato il 14 Luglio 2016 in Turismo

 

Coinvolgere le comunità locali e le imprese nella creazione dell’offerta, promuovere la mobilità elettrica e sostenibile, integrare i mezzi di trasporto green con percorsi enogastronomici, premiare le buone pratiche e promuovere città turistiche digital friendly. Sono queste alcune delle proposte emerse dai tavoli di lavoro della conferenza “Destination Greenitaly”, tenutasi a Roma la scorsa settimana, in cui esperti a livello nazionale e internazionale hanno discusso di un turismo sostenibile made in Italy. La conferenza si è svolta con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e della Convenzione delle Alpi.

Dalle Alpi al Mediterraneo, la qualità italiana del Made in Italy non basta più alla luce della rivoluzione in ambito turistico: ad assumere un ruolo sempre più rilevante è la sostenibilità. “Non è un lusso, ma un dovere concreto di tutti gli operatori nonché del turista stesso”, afferma il Harald Pechlaner, direttore dell’Istituto per lo sviluppo regionale e il management del territorio e promotore della conferenza che si è svolta a Roma dal 6 all’8 luglio, “altre importanti parole chiave sono varietà, inclusione e bellezza: il turista non cerca più solo una destinazione turistica, ma cerca il territorio, il suo patrimonio, la sua gente e storie che siano vere”.

Alla conferenza erano presenti le autorità pubbliche nelle vesti di Barbara Degani, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e Francesco Palumbo, Direttore Generale Turismo del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Il Sottosegretario Degani ha esposto il contributo del Ministero dell’Ambiente ai contenuti di sostenibilità del Piano Strategico del Turismo 2016-2021, presentato dal DG Palumbo e in corso di elaborazione da parte del governo, ispirato dal motto “Italia Paese per Viaggiatori”. Entrambi erano concordi nel sottolineare l’esigenza di una trasversalità dell’approccio alla pianificazione turistica, che deve integrare i contributi di diversi comparti ministeriali, delle amministrazioni locali e delle realtà produttive, considerando la sostenibilità ambientale, sociale, culturale ed economica come elemento funzionale a tutti gli obiettivi strategici.

Secondo Magda Antonioli, docente dell’Università Bocconi e coordinatrice della Task Force internazionale sul Turismo sostenibile della Convenzione delle Alpi, sostenibilità significa “equilibrio tra le comunità locali, il loro coinvolgimento e la conservazione del patrimonio”. Un esempio positivo di rapporto interprovinciale tra diverse comunità nelle Alpi – una destinazione transnazionale che registra oltre 500 milioni di arrivi all’anno – è quello della Fondazione Dolomiti UNESCO, rappresentata in conferenza dalla Segretaria Generale Marcella Morandini. In uno scenario segnato dalla crisi economica, ogni anno 10.000 aziende chiudono per passaggio generazionale non riuscito. Dall’altra parte un’impresa su quattro investe in innovazione e tecnologia sostenibile. Emerge così l’importanza del coinvolgimento dell’imprenditoria e della continuità dell’impegno aziendale come fattori portanti del turismo sostenibile. Questo è quanto sottolineato, dati alla mano, da Armando Peres, presidente del Comitato Turismo dell’OCSE, e da Dirk Glässer, Direttore del Programma di Sviluppo Sostenibile dell’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO).

Si è parlato anche di Mediterraneo e di turismo costiero: Melville Saayman della North West University of South Africa ha sottolineato l’importanza e il valore della spiaggia nell’offerta turistica del sistema paese: “negli Stati Uniti, Miami Beach genera un reddito tre volte superiore alla somma di tre famosi parchi nazionali”. Ma il profilo del turista balneare moderno è diverso da ciò che in Italia immaginiamo: avventuroso, responsabile ed etico, artefice attivo della propria vacanza e delle proprie esperienze, tecnologicamente avanzato e competente. E il patrimonio va conservato anche perché conviene: una cernia di 10 Kg osservata nel suo ambiente naturale vale 30.000 euro all’anno, contro i 150 euro sul bancone del mercato del pesce. “La sostenibilità non è soltanto un limite, sostenibilità vuol dire soprattutto modificare il modo in cui lavora un settore economico – quello del turismo in questo caso – per migliorare la qualità di vita delle persone e dell’ambiente” sottolinea Anna Scuttari, ricercatrice presso EURAC ed esperta di turismo sostenibile – “Non si tratta semplicemente di imporre dei limiti, ma di educare alla consapevolezza e trovare soluzioni creative e coerenti, che siano possibilmente a basso sforzo per chi le adotta e a basso impatto per chi le subisce. Questa è la logica che abbiamo adottato quando abbiamo scelto di certificare questo evento come going GreenEvent attraverso la Provincia Autonoma di Bolzano.”

La conferenza è stata anche l’occasione di presentare casi esemplari del turismo sostenibile – da L’Eroica a Slow Food, da Legambiente a Cook the Mountain – e per parlare di comunicazione turistica digitale con il Gruppo Italiano Stampa Turistica e Booking.com. La tre giorni di lavori si è infine conclusa con un inno alla bellezza dell’Italia – intesa come territorio e patrimonio, empatia e autenticità, ingegno e tecnologia, design e moda, cultura e cibo – con Fondazione Italia Patria della Bellezza.

“Il 2017 sarà l’anno internazionale del turismo sostenibile e dovremo essere pronti per implementare un nuovo concetto: dal Made in Italy al Made green in Italy,” conclude Paolo Angelini, capo delegazione italiano in Convenzione delle Alpi presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e co-organizzatore dell’evento. Questo impegno è stato ampiamente illustrato da Markus Reiterer, Segretario Generale della Convenzione delle Alpi, che sta elaborando una proposta per rinnovare l’impegno preso con il protocollo Turismo Sostenibile, ratificato in Italia con legge 50/2012. Le riflessioni di “Destination Greenitaly” confluiranno nel processo di pianificazione partecipata del Piano Nazionale del Turismo e offriranno un contributo alla definizione di alcune priorità strategiche e orizzonti operativi.

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