Il caso Taffo e la regola dei tre secondi: come usare Tik Tok per far crescere l'azienda

«Smettetela di utilizzare i social come state facendo!». È questa l’affermazione provocatoria che Giovanni Pilati ha lanciato al pubblico dell’Innovation Breakfast, un evento organizzato da Blum in collaborazione con Fiera di Bolzano e What a Venture lo scorso 20 ottobre al Four Points by Sheraton di Bolzano. Al centro dell’incontro, «Tik Tok e gli altri, l’azienda diventa creator», una presentazione stimolante in cui Pilati ha spiegato come le aziende oggi dovrebbero utilizzare le piattaforme social in maniera innovativa: diventare creatori di contenuti coinvolgenti e soprattutto autentici e sinceri per stravolgere il proprio business.

Giovanni Pilati è un giovane creativo nato a Ferrara, ma residente a Milano da quattro anni, che già dall’età di 19 si occupa di campagne digital. Ha iniziato per gioco con un video divertente in romagnolo di sua mamma insieme ad un’amica che inaspettatamente gli ha regalato 15 milioni di visualizzazioni. Da lì tutto si è sviluppato molto velocemente e ha fondato la sua azienda My Creativo, con la quale oggi segue marchi importanti come Generali, Moschino, Maserati, Taffo e molti altri. Proprio il «caso Taffo»,  è stato al centro degli esempi più divertenti e illuminanti. Pilati è stato infatti il creativo che ha accompagnato la trasformazione di quella che era una semplice agenzia funebre romana prima in un media e poi in un caso imprenditoriale. Lo stile delle campagne di Taffo, inconfondibile, punta tutto sull’ironia applicata a un tema spesso tabù nelle culture mediterranee: la morte. «Gli strumenti – spiega Pilati – sono principalmente due: i meme e i video».

L’effetto è stato talmente dirompente che le pagine social dell’agenzia funebre hanno conquistato centinaia di migliaia di follower facendo di Taffo un vero e proprio media tanto da essere invitati pagati ai festival per portare le proprie performance e le proprie attività social. «Dal punto di vista imprenditoriale l’effetto non è stato solo questo: si è aperta la possibilità infatti per la famiglia Taffo di trasformare un’azienda a dimensione cittadina in un franchising con oltre trenta pompe funebri affiliate in tutta Italia che raccolgono i desideri di chi vuole “un funerale in stile Taffo”». Ultima evoluzione quella musicale: My Creativo e Giovanni Pilati hanno scritto e prodotto per Taffo «Magari Muori» canzone che è diventata una vera e propria hit chiudendo il processo di trasformazione dell’agenzia funebre in media company.

 

https://youtu.be/t0-DTGZwS7A?si=h2KGzaQP6DoAIoH7

Ma tra tutti i social media il focus della presentazione è stato occupato da Tik Tok, piattaforma di  cui Pilati ha esposto le caratteristiche e i vantaggi. «Tik Tok può permettere di ottenere grandi risultati all’azienda indirettamente proporzionali a quanto spende, al contrario di altre piattaforme che ormai sono diventate un sistema ad aste in cui vince chi investe di più», ha sottolineato l’esperto. Come riuscirci? Questa è la grande sfida. «È importante sapere che Tik Tok penalizza le sponsorizzate: non vuole sulla sua piattaforma un’azienda, ma un creator: questa è la chiave. Grazie a un’intelligenza artificiale molto sviluppata, Tik Tok è infatti in grado di riconoscere la tipologia di contenuti e di mostrarli a un campione globale di utenti affine che ha già interagito con contenuti simili, riuscendo così a generare engagement», spiega Pilati.

A questo punto è essenziale comprendere che tipo di contenuti è necessario creare per essere «accettati» e risultare interessanti agli occhi di Tik Tok. «Attualmente il macro-trend della comunicazione è ivideo. Un tempo era cinematografico, oggi il video che diventa virale è amatoriale, fatto col telefono dando una percezione autentica e sincera», spiega l’esperto. Tik Tok non è un social aspirazionale come ad esempio Instagram, in cui personaggi famosi mostrano ricchezza, bellezza, felicità e la vita che vorresti fare. «Tik Tok ha rivoluzionato tutto questo” – continua Pilati – Chiara Ferragni su Instagram mostra una vita sfarzosa, ma su Tik Tok è una mamma come te. La strategia da adottare dunque è di pubblicare poco, ma bene, con contenuti divertenti ed emozionanti, puntando a stimolare gli utenti, coinvolgendoli e chiedendo loro l’interazione in modo da creare così una community attiva».

Oggi l’utente scorre un flusso di contenuti potenzialmente infinito, ecco perché è necessario colpire suscitando curiosità ed interesse. Le persone sono sempre più pigre e la soglia di attenzione è minima: «Bisogna riuscire a catturarli nei primi tre secondi di video. Questa è la battaglia e la professionalità del creator. Non c’è una formula universale, è necessario studiare in maniera antropologica cosa piace e affascina le persone, soprattutto il target di riferimento, per colpirle. Solo così creeremo engagement e contenuti virali, mostrandoci alla piattaforma interessanti cosicché i prossimi video verranno proposti sempre a un bacino più ampio».

Un ulteriore elemento rivoluzionario che ha suscitato molto interesse tra i presenti è che questo tipo di strategia non deve essere adottato solamente in un contesto B2C, ma anche nelle realtà B2B. Pilati afferma che se si vuole essere scelti non solo per il prezzo, Tik Tok è la soluzione. È ottimo soprattutto per chi ha un e-commerce perché c’è la possibilità di integrare anche i prodotti sul profilo, ma anche per costruire una strategia abbinata a LinkedIn, senza però dover investire un budget di sponsorizzazioni smisurato.

Insomma, oggi le aziende devono diventare creator per far crescere il proprio business e ci sono tre motivi pragmatici a sostegno di questa tesi: 1. l’efficacia dei contenuti, i quali inizialmente divertono, intrattengono e poi convertono; 2. la misurabilità dei dati che in poco tempo possono essere analizzati; 3. la riduzione dei costi, producendo contenuti amatoriali e di un livello qualitativo modesto. Essere innovativi per le aziende vuol dire stare al passo con i tempi e Tik Tok oggi non è solo una tendenza ma soprattutto un’opportunità. In Italia sono quasi 30 milioni gli utenti sulla piattaforma, «potenziali clienti che non ti seguono per i prodotti o i servizi che vendi, ma per quello che comunichi, per come li fai sentire, e per l’appartenenza che gli dai», conclude Pilati.

Chiara Caobelli

Immagine in apertura: l’intervento di Giovanni Pilati all’Innovation Breakfast. Foto: redazione Alto Adige Innovazione

 

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