Il "Cane col ciuccio" e gli orizzonti estetici di Bolzano

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Un cane con un ciuccio in bocca: non passa inosservata la grande scultura in legno che da un paio di giorni è comparsa in piazza del Grano in centro a Bolzano. In molti si fermano: chi osserva perplesso, chi incuriosito, chi per farsi immortalare in un selfie. Qualcuno si china o guarda attorno per trovare un’informazione sul perché e percome della curiosa apparizione. Invano. Nessuna didascalia, nessun codice QR accompagna la scultura di quello che a noi sembra un cane di razza beagle (ma le ipotesi sono aperte). Dopo qualche giro di telefonate con l’Azienda di Soggiorno, l’arcano è svelato: il cane col succhiotto rientra nelle iniziative organizzate per il 75° anniversario del Gruppo Artigianato artistico provinciale, parte dell’associazione imprenditoriale provinciale degli artigiani e prestatori di servizi (lvh.apa).

In particolare, fa parte di un percorso, che, insieme a “sculture creative e opere di grandi dimensioni presentate in centro a Bolzano“- così nel comunicato- “accompagnerà i visitatori lungo il tragitto che dal Centro storico conduce a Castel Mareccio”, dove, dal 27 al 30 ottobre prossimo si svolge una mostra del Gruppo Artigianato artistico. Ma le sculture in centro a Bolzano rimarranno anche dopo la chiusura della mostra “fino alla prima settimana di novembre contestualmente al Bolzano Apfelfesta.”, continua il comunicato.

Certo un enorme cane con un ciuccio può incontrare o meno il gusto dei passanti; certo dinanzi alle tali e tante questioni con cui siamo costretti a confrontarci quotidianamente, non sarà un -a nostro avviso inquietante- cane gigante a spaventarci. Difficile però non notare la straordinaria frequenza e facilità con cui nello spazio pubblico cittadino – tra vie ed edifici carichi di storia e suggestioni – vengano piazzati elementi più o meno decorativi o d’arredo – abbiamo già parlato qui  dei vasi giganti ispirati a sculture dell’Oceano Pacifico a fianco del Duomo e del Municipio e dei vasi bianchi a guardia della statua di Matteotti nell’omonima piazza.
In particolare, piazza del Grano sembra catalizzare gli elementi a motivo zoomorfo: un paio d’anni fa, durante il mercatino di Natale, poco lontano da dove ora sta il cane, sorgeva l’orsacchiotto illuminato di una nota ditta altoatesina di ceramiche. Nel caso del cane, si tratta di un’iniziativa legata all’artigianato, all’intaglio del legno e alla tradizione, infatti il percorso di cui fa parte è associato anche alla Apflelfesta, che celebra un altro classico dell’immagine altoatesina, le mele.

Al di là della sacrosanta libertà d’espressione, ci si chiede se esista una qualche forma di orizzonte estetico nelle visioni dell’immagine della città. Un orizzonte in cui, prima di far entrare nello spazio pubblico oggetti ed elementi d’impatto, reali o presunte “installazioni artistiche” ne vengano valutati intenzionalità, utilizzo dei materiali, potenziale di pensiero e di innovazione e, non da ultimo, capacità di esprimere senso e significato – o critica- rispetto alla comunità a cui si rivolgono. Ben inteso, chi scrive non ha nulla contro le grandi sculture  a tema zoomorfo, ma al kitsch e basta preferisce il kitsch sublime, tipo la celebre Poppy di Jeff Koons davanti al Guggenheim di Bilbao. Ma in fondo bisogna essere tolleranti. Peccato che in una città come Bolzano a questa tolleranza estetica, nella sfera del visivo, non corrisponda altrettanta tolleranza, come dire “acustica”, nell’ambito degli eventi musicali e non e di aggregazione, giovanile e non.

Caterina Longo

Immagine di apertura: la scultura in piazza del Grano, Bolzano. Courtesy Gruppo Artigianato artistico, lvh.apa.

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