«Più forti dei nazionalismi». L’appello «europeo» di Giudiceandrea alla politica

Pubblicato il 9 Gennaio 2018 in Imprese

 

Un appello ad una visione sempre più Europea e meno legata a muri e nazionalismi, più infrastrutture e riforme necessarie per continuare a garantire gli ottimi numeri dell’industria altoatesina. Un discorso di alto respiro, quello del presidente di Assoimprenditori Alto Adige Federico Giudiceandrea, davanti a più di 500 fra imprenditori del territorio e rappresentanti dell’economia altoatesina riuniti per l’ormai consueto ricevimento di inizio anno. Un’usanza nata nel 2005 che – quest’anno – ha avuto la sua «innovazione»: non si è tenuto a Bolzano ma nello stabilimento delle Distillerie Roner di Termeno.

«Nel solo 2017 le imprese altoatesine hanno creato 7.000 nuovi posti di lavoro in più. Il costo del lavoro medio per dipendente in Alto Adige è di circa 40mila euro: considerando solo queste 7.000 assunzioni aggiuntive, tra retribuzioni e contributi sociali le imprese locali hanno investito nelle persone 280 milioni di euro in più rispetto all’anno prima, 280 milioni che sono andati tutti a vantaggio di famiglie che vivono in Alto Adige» ha detto Giudiceandrea, guardando poi all’Europa, che si «trova in una fase di transizione e trasformazione: le elezioni degli scorsi mesi in Francia, Austria e Germania, quelle imminenti in Italia, le trattative sulla Brexit, l’immigrazione. Viviamo in un momento molto delicato, ma una cosa è chiara: non possiamo più fare a meno dell’Europa, solo come Unione Europea abbiamo quella massa critica necessaria per competere su scala mondiale con altre potenze come Stati Uniti, Cina o Russia. Invece di creare nuove barriere dobbiamo cercare di abbattere i muri interni che ancora ci dividono. Non guardiamo al passato, ma orientiamoci ad un futuro in cui l’orgoglio di appartenere alla casa comune europea sarà più forte di populismi e nazionalismi. Iniziative come il Business Forum di Bolzano, come la collaborazione transfrontaliera a livello di Eusalp o con gli amici di Trento e Innsbruck a livello di Euregio sono decisive. Quanto siamo riusciti a fare su due temi strategici per il futuro come Industria 4.0 o la formazione duale è un risultato di cui andare fieri e su cui continuare a lavorare e collaborare».

Il discorso di Giudiceandrea

Ecco il testo del discorso.

«Un ringraziamento particolare va a Karin Roner, che oggi ci ospita nell’azienda di famiglia. “Cambiare restando fedeli a se stessi”, è il motto che ispira la filosofia di questa impresa. A ben vedere, è la filosofia che ispira tutti noi. Lo stesso nostro Ricevimento di inizio anno oggi cambia rispetto al passato: per la prima volta, da quando Christof Oberrauch lo ha introdotto nel 2005, lo abbiamo organizzato al di fuori di Bolzano, e sono davvero felice che nonostante questo cambiamento siate qui così numerosi. Anche il nostro Ricevimento resterà fedele a se stesso nella sua idea di fondo, quella di condividere assieme alle nostre imprese, alla politica, ai partner sociali idee e impulsi per il nuovo anno. Se guardiamo all’anno appena passato, quelli della nostra terra sono stati risultati straordinari: occupazione, esportazioni, ricchezza e benessere sono ai massimi storici. L’economia è in ottima salute! Tanto che c’è chi ci rinfaccia che stiamo troppo bene. Tanto che non passa giorno senza che qualcuno metta in discussione misure come la riforma del mercato del lavoro, quella delle pensioni o la riduzione del carico fiscale che sono state decisive per raggiungere questi risultati. Tanto che c’è chi pensa che possiamo fare tranquillamente a meno delle riforme, di infrastrutture moderne e di investimenti strategici. Lasciatemelo dire: stiamo tanto bene che qualcuno pensa che possiamo fare a meno addirittura della produzione della manifattura e dei servizi associati, auspicando una società postindustriale basata solo sulle attività terziarie. Stiamo tanto bene che qualcuno addirittura pensa che l’innovazione nasca quasi per caso, chiacchierando davanti a un caffè, dimenticandosi che non c’è centro per l’innovazione che possa funzionare se non è connesso ad un forte tessuto industriale e manifatturiero. Noi imprenditori sappiamo bene che qualsiasi idea, per quanto geniale sia, non può essere realizzata senza sudore, fatica, lavoro.

L’innovazione senza la produzione, senza una ricaduta sui prodotti, è sterile e fine a se stessa! E’ la produzione stessa poi, che per restare competitiva, è il più importante stimolo per l’innovazione. In questi ultimi anni l’industria altoatesina, proprio per restare competitiva, si è completamente rinnovata. Se in passato era spesso percepita come pesante, rumorosa, inquinante, oggi è molto più performante, più veloce, più sostenibile, il tutto consumando meno risorse, soprattutto consumando meno energia. Le nostre fabbriche, i macchinari che usiamo, i processi di lavoro sono diventati più intelligenti. Ma così come non potremo mai avere un’economia a chilometro zero – pensate solo a quanti posti di lavoro avremmo perso in questi anni se non ci fossero state le aziende esportatrici a trainare l’economia della nostra provincia – non potremo mai avere un’industria a impatto zero. L’attività delle imprese è sempre più rispettosa dell’ambiente, più efficiente dal punto di vista del risparmio energetico, più attenta all’uso parsimonioso del terreno, ma è evidente che se vogliamo permettere ad un’azienda di produrre, non possiamo pretendere che non faccia alcun rumore, perché anche le fabbriche più moderne, anche i robot, fanno rumore. Cosi come non possiamo pretendere che non ci siano mezzi pesanti che trasportino materie prime, semilavorati e prodotti finiti. Così come non possiamo pretendere che si fermino le macchine durante le ore notturne. Abbiamo certamente bisogno di regole, ma queste devono essere improntate al realismo e al buon senso oltre a essere in linea con le regole dei nostri principali concorrenti esteri. I recenti, straordinari risultati delle nostre imprese forse ci hanno fatto dimenticare troppo in fretta quanto una crisi possa arrivare all’improvviso e quanto devastanti possano essere le sue conseguenze. Sono trascorsi dieci anni dall’inizio della crisi passata alla storia come la “grande recessione”. E non è un caso che anche quell’ultima crisi abbia avuto origine dall’errata convinzione che la finanza potesse fare a meno della “economia reale” e che le economie avanzate potessero fare a meno della produzione. Fortunatamente da quella crisi abbiamo imparato che un’economia forte non può prescindere da un’industria forte. E’ importante tenere a mente questa lezione. E’ importante che in una società in cui timori, paure e incertezze sono sempre più forti, teniamo a mente i valori su cui possiamo costruire il nostro futuro e quello dei nostri figli. Non diamo per scontato di vivere nella provincia con la migliore qualità della vita, con il PIL pro capite più alto d’Italia, con la disoccupazione tra le più basse d’Europa. Questo vale anche per noi imprenditori. Ogni giorno ci assumiamo responsabilità, ogni giorno prendiamo decisioni importanti che influenzano il futuro delle nostre aziende e di chi ci lavora. Abbiamo una responsabilità verso la società, quella di contribuire allo sviluppo. E’ una responsabilità che abbiamo ben presente: nelle imprese associate ad Assoimprenditori lavorano più di 37mila persone. Il 90 per cento di loro è assunto con contratti a tempo indeterminato e i loro stipendi sono più alti del 40 per cento rispetto alla media altoatesina. L’anno scorso le nostre aziende associate hanno pagato stipendi per oltre 2 miliardi di euro e versato imposte per 553 milioni di euro, una cifra che copre l’intera spesa sociale della nostra Provincia. Care colleghe Imprenditrici, cari colleghi Imprenditori: grazie per il vostro impegno quotidiano! Possiamo essere tutti orgogliosi di questi numeri!

Il positivo andamento economico non ha avuto effetti positivi solo sull’occupazione: che siate venuti qui da Bolzano o dalla Val d’Isarco, dalla Venosta o dalla Pusteria, dal Burgraviato o dalla Bassa Atesina, probabilmente ognuno di voi lungo la strada ha incontrato qualche stabilimento nuovo o in fase di espansione. Le nostre imprese sono radicate sul territorio e continuano ad investirci! Sosteniamo questa loro intenzione di creare valore aggiunto e posti di lavoro di alta qualità con regole meno restrittive e senza divieti e limitazioni sempre nuovi – penso ad esempio al traffico, ma anche ai piani di classificazione acustica o a qualche singolare proposta in ambito urbanistico. Anche la nostra Associazione ha un’importante responsabilità sociale. Il nostro obiettivo primario è quello di sostenere le imprese. Questo significa che il nostro impegno è rivolto agli imprenditori, ma allo stesso tempo è rivolto anche a chi nelle imprese ci lavora. Rendere competitive le nostre imprese e dare loro la possibilità di crescere significa in primo luogo assicurare il futuro di chi ci lavora e di chi ci andrà a lavorare in futuro: i nostri figli. Chi, se non l’industria, può assicurare loro i posti di lavoro di alta qualità di cui necessitano? In questo percorso abbiamo bisogno di buona politica. Una politica coraggiosa, che sappia assumersi anch’essa responsabilità. Egregi rappresentanti delle istituzioni e dei partiti! Mettiamo a vostra disposizione le nostre esperienze, le nostre idee, i percorsi di crescita fatti dalle nostre imprese. Le nostre proposte non sono critiche fini a se stesse, ma contributi ad un dialogo che noi consideriamo sempre costruttivo. La politica è lo specchio della nostra società. Per questo chiedo a tutti voi, colleghi Imprenditori e colleghe Imprenditrici, uno sforzo supplementare. Siamo abituati a cercare e proporre soluzioni innovative. Continueremo a farlo anche in futuro, ma dovremo essere capaci di fare un passo in più. Dovremo essere più bravi a condividere le nostre proposte con tutta la società, far capire che un’impresa che cresce e si sviluppa è certamente un bene per l’imprenditore, ma lo è allo stesso modo per tutti i collaboratori e per tutto il territorio. La responsabilità di spiegare e far capire determinati valori, numeri e relazioni, la condividiamo con gli organi di informazione. Anche a loro chiedo un passo in più, quello di non fermarsi a slogan e messaggi riduttivi, ma di aiutarci a trasmettere valori per costruire una cultura del dialogo che promuova le scelte migliori per l’intera società. Quando le proposte e le buone idee nascono dalla società e vengono condivise, anche per la politica diventa più semplice metterle in pratica. Il dialogo costruttivo tra le parti sociali in questi anni ha portato a risultati concreti: gli sgravi fiscali relativi a IRAP e addizionale IRPEF, ad esempio, sono stati chiesti, promossi e sostenuti dalle imprese e dai sindacati. Il documento comune che Assoimprenditori ha firmato assieme a tutte le organizzazioni sindacali ha rappresentato una spinta decisiva in questo senso.

Insieme siamo riusciti a ottenere un risultato eccezionale, la riduzione del carico fiscale è andata a vantaggio prima di tutto dell’occupazione nella nostra provincia. Nel solo 2017 le imprese altoatesine hanno creato 7.000 nuovi posti di lavoro in più. Il costo del lavoro medio per dipendente in Alto Adige è di circa 40mila euro: considerando solo queste 7.000 assunzioni aggiuntive, tra retribuzioni e contributi sociali le imprese locali hanno investito nelle persone 280 milioni di euro in più rispetto all’anno prima, 280 milioni che sono andati tutti a vantaggio di famiglie che vivono in Alto Adige. Guardiamo avanti, su cosa dobbiamo lavorare insieme, quali sono le sfide che ci apprestiamo ad affrontare? L’Europa si trova in una fase di transizione e trasformazione: le elezioni degli scorsi mesi in Francia, Austria e Germania, quelle imminenti in Italia, le trattative sulla Brexit, l’immigrazione. Viviamo in un momento molto delicato, ma una cosa è chiara: non possiamo più fare a meno dell’Europa, solo come Unione Europea abbiamo quella massa critica necessaria per competere su scala mondiale con altre potenze come Stati Uniti, Cina o Russia. Invece di creare nuove barriere dobbiamo cercare di abbattere i muri interni che ancora ci dividono. Non guardiamo al passato, ma orientiamoci ad un futuro in cui l’orgoglio di appartenere alla casa comune europea sarà più forte di populismi e nazionalismi. Iniziative come il Business Forum di Bolzano, come la collaborazione transfrontaliera a livello di Eusalp o con gli amici di Trento e Innsbruck a livello di Euregio sono decisive. Quanto siamo riusciti a fare su due temi strategici per il futuro come Industria 4.0 o la formazione duale è un risultato di cui andare fieri e su cui continuare a lavorare e collaborare. Dobbiamo abbattere le barriere anche a livello di competitività. L’export altoatesino ha fatto passi da gigante, ma è anche vero che solo un’azienda su venti esporta e che rispetto a regioni vicine come Veneto, Lombardia o Tirolo c’è ancora molto da fare. Qui la politica può fare tantissimo, garantendoci le stesse condizioni di lavoro che hanno i nostri concorrenti all’estero.

Ci auguriamo che la riforma urbanistica renda più semplici insediamenti e ampliamenti aziendali e che al contempo contribuisca a far scendere il costo dei terreni. Siamo fiduciosi che la nuova norma di attuazione sull’energia possa portare a vantaggi concreti anche per le imprese e le famiglie locali attraverso prezzi in linea con quelli del resto d’Europa. Contiamo sul fatto che il bilancio provinciale venga sgravato dalle spese improduttive per spostare risorse su infrastrutture strategiche per la raggiungibilità a tutti i livelli, per la quale servono visioni a lungo termine, ma anche interventi immediati, che migliorino da subito situazioni ormai al limite, come ad esempio quella che viviamo tutti i giorni per quanto riguarda la mobilità nel nostro capoluogo. Siamo convinti che in particolare le nuove tecnologie possano aiutare la pubblica amministrazione a diventare più snella ed efficiente e alleggerire così il carico burocratico che grava su famiglie e imprese. La sfida più grande è però quella che riguarda i nostri giovani. Grazie alla crescita e allo sviluppo delle nostre imprese, l’Alto Adige vive in una condizione privilegiata. Mentre in molte regioni nel resto d’Italia e d’Europa ci sono due, tre o addirittura quattro giovani disoccupati su dieci, da noi le imprese fanno a gara per aggiudicarsi i migliori talenti. Propongo alle scuole e alla nostra università di rafforzare ancora di più il dialogo con noi, consiglio ai genitori di non dissuadere i propri figli se decidono di intraprendere una formazione più pratica, invito i ragazzi ma soprattutto le ragazze a non avere timore di studiare materie tecniche, chiedo ai giovani stessi di essere curiosi, di venire a trovarci, di provare di persona cosa significa lavorare in una delle nostre aziende. Sono sicuro che ne resteranno affascinati. E sono sicuro che il nostro futuro continuerà ad essere positivo, se riusciremo in questi obiettivi: trasmettere ai giovani le competenze chiave, dare alle nostre aziende condizioni competitive e – last but not least – rafforzare lo spirito europeo! Auguro un anno ricco di soddisfazioni a tutti voi, buon 2018!»

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