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Giornata del Vino e della Vite: dal progetto ‘Pinot Blanc’ al controllo del moscerino della frutta, ecco le ricerche presentate

Pubblicato il 23 Agosto 2019 in Innovazione

 

Alla tradizionale Giornata del Vino e della Vite, tenutasi ieri 22 agosto, i settori Viticoltura ed Enologia del Centro di Sperimentazione Laimburg hanno presentano i risultati attuali della ricerca tutt’intorno al vino. Il programma dell’edizione quest’anno è stato particolarmente vario e interdisciplinare, in quanto includeva non solo argomenti di viticoltura ed enologia, ma anche questioni strettamente correlate alla chimica degli alimenti, alla difesa delle piante e alla biologia molecolare. Anche quest’anno hanno partecipato quasi 100 viticoltori ed enologi.

“Sono lieto che questo evento del Centro di Sperimentazione Laimburg si sia svolto quest’anno presso la Cantina di Bolzano e sono convinto che i risultati presentati oggi daranno ulteriore slancio alla viticoltura e all’enologia altoatesina”, ha dichiarato Michael Bradlwarter, presidente della Cantina Bolzano. Questa giornata, organizzata del Centro di Sperimentazione Laimburg a partire dagli anni ’90 come la “Giornata di enologia”, negli anni si è trasformata in un evento tradizionale per il trasferimento e lo scambio di conoscenze. “Dal 2011 il convegno non si tiene più al Centro Laimburg a Vadena, ma deliberatamente andiamo nelle singole cantine per dimostrare la nostra vicinanza con la prassi e la nostra missione nella ricerca applicata a beneficio dell’agricoltura altoatesina e della trasformazione alimentare”, afferma Walter Guerra, responsabile dell’Istituto di Frutti- e Viticoltura del Centro Laimburg, durante i saluti inaugurali del convegno.

Prospettive per il miglioramento genetico della vite in Alto Adige

All’apertura, Thomas Letschka, responsabile del settore Genomica Applicata e Biologia Molecolare del Centro di Sperimentazione Laimburg ha illustrato nuovi metodi di miglioramento genetico della vite, esaminando le tendenze future nella selezione varietale interessanti per la viticoltura altoatesina.

Letschka ha fornito una panoramica dei diversi metodi di miglioramento genetico che vanno dalla mutazione indotta, alla selezione mirata, all’allevamento classico con selezione assistita da marcatori genetici, quella adottata ad esempio dal Centro Laimburg per il melo. Ulteriori tecniche esplorate si avvalgono della cisgenesi – in cui geni della stessa specie, o specie strettamente correlate compatibili all’incrocio, vengono introdotti nel genoma di una pianta – e della transgenesi, dove DNA di altre specie viene introdotto nel genoma di una pianta. Al Centro di Sperimentazione Laimburg sono in corso programmi di selezione varietale per il melo e la fragola, ma finora non per la vite. “Da quando è stato codificato il genoma di diverse culture, possiamo vedere dove si trovano, ad esempio, i geni di resistenza a determinate malattia – ha spiegato Letschka – con queste informazioni, possiamo selezionare in maniera mirata tramite marker genetici, perché sappiamo esattamente dove si trovano i siti rilevanti all’interno del genoma.”

La nuova tecnica di biologia molecolare, ovvero la cosiddetta “forbice genetica” CRISPR / Cas9, ha fatto discutere molto gli esperti a livello internazionale: il risultato dell’editing del genoma, che consente di tagliare il genoma in punti precisi e riscrivere singoli geni, non è distinguibile dalle mutazioni che avvengono spontaneamente in natura. Negli Stati Uniti questa tecnologia non viene considerata nelle legislazioni sull’OGM, mentre in Europa sì, in quanto viene considerato non solo il risultato finale, ma anche la metodologia per ottenerlo. Le viti sono tra le colture più soggette all’utilizzo di fungicidi, i quali possono avere impatto sull’uva, sul vino e sulla popolazione. L’allevamento mirato di vitigni resistenti ai funghi (le cosiddette varietà PIWI) mira a ridurre la dipendenza dai prodotti fitosanitari. “Ridurre l’uso di fungicidi attraverso la coltivazione di nuovi vitigni resistenti ai funghi renderebbe la viticoltura in Alto Adige ancora più sostenibile, sia per l’agricoltore che per il consumatore”, spiega Letschka.

Il progetto PinotBlanc – aumentare la qualità del pinot bianco altoatesino

I vini pinot bianco (pinot blanc) sono caratterizzati da un’acidità relativamente elevata e da aromi freschi e fruttati. Tuttavia, lo stile tipico di questo vino tipicamente altoatesino soffre a causa del riscaldamento globale. Nel progetto PinotBlanc, finanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) nell’ambito del programma “Investimenti per la crescita e l’occupazione 2014–2020”, i ricercatori guidati dall’esperto in viticoltura del Centro Laimburg Florian Haas, intendono caratterizzare gli elementi alla base della qualità di questo vino, nonché le correlazioni con la posizione di coltivazione. L’obiettivo del progetto è aumentare la qualità del pinot bianco e promuovere questa varietà nella viticoltura alpina.

A tale scopo, sono stati selezionati otto impianti rappresentativi di pinot bianco nei comuni di Nalles, Terlano, Appiano e Termeno. Metà degli impianti si trova al di sotto dei 550 m.s.l.m e l’altra metà al di sopra fino a un massimo di 730 m.s.l.m. In questi vitigni sono state condotte indagini agronomiche, le uve sono state vendemmiate in due momenti diversi della stagione (precoce e tardivo) e i vini risultanti da microvinificazioni sperimentali sono stati sottoposti ad analisi sensoriale e chimica. Florian Haas, responsabile del gruppo di lavoro Fisiologia e Tecniche Colturali e Ulrich Pedri, responsabile del settore Enologia, hanno riferito sullo stato attuale del progetto e hanno illustrato i primi risultati.

“Nelle nostre indagini, abbiamo osservato differenze significative tra le annate e anche tra le altitudini di coltivazione, sia in termini sensoriali che nell’analitica. È interessante notare che sul quadro organolettico ha influito maggiormente il momento della raccolta rispetto alla geolocalizzazione del vitigno – ha dichiarato Pedri, analizzando i primi risultati delle indagini enologiche – complessivamente, i vini vendemmianti tardivamente erano favoriti durante l’analisi sensoriale. Alla luce dell’attuale situazione climatica, le uve coltivate ad altitudini minori non hanno mostrato un quadro stilistico di tipicità e complessità peggiore rispetto alle uve coltivate più in alto. Ciò significa che, anche in vallata è possibile produrre vini di alta qualità. Nei siti di alta quota, invece, si faceva particolarmente evidente l’acidità.”

Esame di cloni tardivi del pinot nero

Il pinot nero presenta una particolare e interessante variabilità genetica. Al Centro di Sperimentazione Laimburg, nel progetto “Esame di cloni tedeschi di pinot nero”, vengono testati diversi cloni per caratterizzarne l’idoneità alla coltivazione e i vini da essi ottenuti vengono analizzati da un punto di vista enologico. L’attenzione si è concentrata principalmente sul clone di Friburgo FR 1801 e sul clone di Geisenheim Gm 20-13, i quali presentano acini di dimensioni diverse nello stesso grappolo e quindi risultano meno sensibili a malattie come botrite e peronospora. Come standard in Alto Adige è stato adottato il clone francese 165, dagli acini piccoli. Josef Terleth, responsabile del gruppo di lavoro Varietà e Materiale di Propagazione Viticola del Centro Laimburg, ha spiegato le differenze viticole tra i vari cloni esaminati, mentre Christoph Patauner, responsabile del gruppo di lavoro Vinificazione e Tecniche Viticole, ha presentato i cloni da un punto di vista enologico. “Le nostre ricerche hanno dimostrato che i cloni tedeschi di pinot nero sono un complemento positivo ai cloni di qualità francesi”, sottolinea Terleth. “I cloni FR 1801 e Gm 20-13, nel corso degli anni, diventano più stabili nella resa e presentano acini dal colore più inteso rispetto al clone francese 165. Ciò significa che possono essere attribuiti come vitigni tipici locali, in quanto non alterano la tipicità del vino pinot nero altoatesino.”

Controllo del moscerino della frutta Drosophila suzukii

Il moscerino invasivo Drosophila suzukii, originario del sud-est asiatico, ha causato dal 2011 notevoli danni all’agricoltura. Particolarmente colpiti sono i frutti di bosco e la frutta a nocciolo, nonché la varietà locale dell’uva Schiava. Il Centro di Sperimentazione Laimburg sta lavorando allo sviluppo di possibili strategie di contenimento di questo insetto nocivo. Silvia Schmidt, esperta in insetti invasivi nel gruppo di lavoro Entomologia, ha fornito una panoramica sui vari approcci di controllo sperimentali, come il trattamento con fitofarmaci, la cattura di massa con trappole o l’uso di antagonisti naturali come la vespa Trichopria drosophilae, che parassita la pupa del moscerino.

Nel progetto DROMYTAL, un team di ricerca interdisciplinare sta sviluppando un metodo di controllo innovativo basato su una cosiddetta “strategia attract & kill”: una trappola a base di lievito al quale viene aggiunto un insetticida per ingestione. Entomologi e chimici del Centro di Sperimentazione Laimburg, insieme a esperti di ecologia chimica della Libera Università di Bolzano, stanno indagando quali molecole presenti nei lieviti sono le più attraenti per il moscerino.

“Recentemente abbiamo identificato due lieviti, H. uvarum e S. vini, molto efficaci nell’attirare i moscerini. In questi giorni stiamo iniziando le prove in campo e per l’anno prossimo speriamo di sviluppare una formulazione adatta per il trattamento – ha affermato Schmidt e ha sottolineato – Un vantaggio di questo approccio è la possibilità di diminuire la quantità di insetticida necessario per ettaro quadro e al contempo ridurre l’esposizione della frutta ai residui del prodotto.” DROMYTAL è finanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale FESR 2014–2020, “Investimenti a favore della crescita e dell’occupazione”.

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