Funivia e arte sui tetti: gli studenti reinventano la Zona industriale

Pubblicato il 29 Febbraio 2016 in Culture

Think Tank SUD  

Come reinventare la Zona industriale, quell’area che i bolzanini chiamano quasi affettuosamente la “zona”? Un gruppo di studenti dell’Università di Bolzano ci ha lavorato per una settimana, all’interno del workshop Think Tank SUD, promosso insieme all’Università di Innsbruck e all’Eurac, con l’aiuto di architetti, operatori culturali, imprenditori e ricercatori. I risultati sono stati presentati oggi all’Eurac e non mancano le proposte fantasiose e interessanti, come i tetti delle fabbriche trasformati in gallerie d’arte e una funivia per migliorare i collegamenti. Ma anche il cambio di nome per riattivare l’immaginario che gravita attorno a quel pezzo di città. I risultati saranno esposti dal 19 al 21 marzo alla Fiera Arredo 2016. In quella occasione sarà lanciato anche il sito web dell’iniziativa che prevederà un forum di discussione aperto a tutti gli interessati.

Il punto è che la Zona industriale – come quasi tutti i casi simili nei paesi post-industriali – non è solo un luogo di produzione. Oggi sono oltre 25 mila i lavoratori che la raggiungono per lavorare in oltre duemila aziende che vi hanno sede. «Rappresenta uno spazio interessante per molti settori, tra cui l’arte e la cultura – dice Harald Pechlaner, esperto di sviluppo regionale e management del territorio dell’EURAC – Il loro potenziale come motore di sviluppo è grande anche in una piccola città come Bolzano».

«Chi meglio dei futuri progettisti può contribuire a una visione originale, provocatoria e orientata al futuro?» commenta Antonino Benincasa, professore della Facoltà di Design e Arti dell’UniBz che ha promosso il workshop insieme a Robert Veneri, docente della Facoltà di Architettura dell’Università di Innsbruck. «Gli studenti hanno elaborato delle proposte sperimentali per togliere alla zona l’etichetta di ‘area abbandonata’ e permettere ai cittadini di viverla al meglio».

I designer e architetti in erba hanno lavorato su questo tema per una settimana: prima con alcuni incontri e sopralluoghi, poi in una cornice non convenzionale – una baita isolata al passo delle Erbe – per dare libero sfogo alle idee. «Per l’Eurac è ‘naturale’ sostenere un’iniziativa con un orientamento così marcato verso il futuro – dice il direttore Stephan Ortner – La nostra ricerca è attenta al bene della società e dare una nuova vita a un’area cittadina va in questa direzione».

Il direttore della Libera Università di Bolzano Günther Mathà ha sottolineato l’importanza di esperienze come questa nel corso di studi: «Il confronto con problematiche reali è un aspetto fondamentale della formazione universitaria. Questo aspetto, insieme alla libertà di concepire anche visioni provocatorie, rappresenta lo spirito di uno studio moderno e aperto al mondo».

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