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Fraunhofer Italia per l’industria 4.0: quasi 5 milioni fino al 2018

Pubblicato il 11 Novembre 2015 in Innovazione

Il progetto Solar Decathlon di Fraunhofer Italia  

La Provincia di Bolzano finanzia l’Istituto Fraunhofer con 4,9 milioni di euro per i prossimi quattro anni, dal 2015 al 2018, coprendo così il 40% dei costi operativi, il 100% degli investimenti e l’80% dei costi d’affitto. Obiettivo: collegare la ricerca all’industria, migliorare il trasferimento tecnologico. A Bolzano, città che ospita l’unica sede in Italia dell’istituto di ricerca tedesco, lavorano oggi 20 collaboratori che si occupano tra le altre cose di sviluppo dei prodotti, automazione, meccatronica e la cosiddetta “industria 4.0”, ovvero la combinazione fra prodotti, processi e tecniche comunicative e dell’informazione. Inoltre 31 studenti hanno avuto l’opportunità di uno stage.

La partnership è cominciata nel 2010, e oggi un convegno nella sede di Fraunhofer Italia è stata l’occasione per fare il punto e guardare avanti, con il direttore Dominik Matt, il direttore della Ripartizione innovazione, ricerca e università Maurizio Bergamini, il direttore di Assoimprenditori Alto Adige Josef Negri e il presidente della Provincia di Bolzano Arno Kompatscher.

Dominik Matt e Arno Kompatscher

Dominik Matt e Arno Kompatscher

I settori di intervento: nella fase di startup il grande sforzo di Fraunhofer Italia è stato verso il settore dell’edilizia, con l’ambito di ricerca “Process Engineering in Construction” che ha coinvolto 12 aziende di piccole e medie dimensioni sviluppando metodi, strumenti e strategie innovative. Ora si punta a introdurre in queste imprese la digitalizzazione con tecnologie di informazione e comunicazione innovative, come BIM, Parametric Design e Virtual Reality. Il secondo ambito di ricerca è la meccatronica, “Automation and Mechatronic Engineering” e un terzo ambito è “Business Model Engineering”.

Per la Provincia l’obiettivo, anche sostenendo l’istituto, è di arrivare entro il 2020 a una spesa in ricerca e sviluppo pari al 3% del Pil. «Benessere e occupazione di un territorio – dice il presidente Arno Kompatscher – dipendono strettamente dalla forza e dalla capacità di innovare delle imprese e delle persone. Per favorire una crescita sostenibile, l’Alto Adige ha bisogno di incentivare la ricerca, ma non deve essere una ricerca fine a se stessa, bensì applicabile alle reali e concrete esigenze delle imprese».

Dominik Matt traccia il quadro del modello Fraunhofer in Germania: «Con 68 centri di ricerca e 23mila collaboratori – ha spiegato – riusciamo a sviluppare ogni anno un volume di ricerca pari a 1,9 miliardi di euro. L’obiettivo della sede altoatesina è quello di creare un ponte fra ricerca di base e applicazione nell’industria, ma anche di rafforzare la collaborazione fra area germanica e area italiana. Nei prossimi anni ci concentreremo principalmente sull’automazione intelligente, e sulla sua applicazione nei settori dell’edilizia e dell’agricoltura, entrambi attraversati da una forte tendenza all’innovazione e alla digitalizzazione».

Per il direttore della Ripartizione innovazione, ricerca e università Maurizio Bergamini «per valutare la propensione all’innovazione di un territorio, non bastano le percentuali degli investimenti, ma occorre valutare anche il numero delle piccole e medie imprese innovative».

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