Formations: l'Asia Centrale vista da Kondratyev

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Formations, progetto fotografico di Aleksey Kondratyev per Fabrica, arriva a Bolzano. Dall’8 aprile al 7 maggio alla galleria Foto Forum di Bolzano verranno esposte le foto del giovane fotografo kirgizo-americano che ha trascorso il periodo tra novembre 2014 e giugno 2015 viaggiando, per Fabrica (il centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton Group) in Asia Centrale, e realizzando un racconto per immagini di questi luoghi distanti e poco conosciuti. Il risultato è Formations, il più recente libro fotografico prodotto da Fabrica. Appena ventitreenne Aleksey Kondratyev è un artista kirgizo-americano, nato a Bishkek, in Kirgizistan,  attualmente di base negli Stati Uniti. Kondratyev ha trascorso la maggior parte della sua infanzia negli Stati Uniti, tornando spesso in Kirgizistan. Si è laureato in Belle Arti presso la Wayne State University nel 2014. L’inaugurazione della mostra è fissata per venerdì 8 aprile 2016 alle 19 al Foto Forum di via Weggenstein.

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Formations, una definizione di Asia Centrale

La definizione di Asia Centrale vuole mettere insieme le cinque repubbliche ex-sovietiche di Kazakistan, Kirgizistan, Tajikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. Nel suo viaggio, Kondratyev si è reso conto che questi Paesi rifuggono da una categorizzazione che li accomuni. Kazaki a nord, uzbechi, tagichi, turkmeni verso sud, uiguri sul versante cinese: i circa 60 milioni di abitanti dell’Asia Centrale sono diversi per religione, per lo più musulmana, lingua, per la maggior parte ceppi altaici, ed eredità storica, che mescola influenze persiane, mongole e russe.È stata l’Unione Sovietica a unire questi luoghi, creando l’Asia Centrale, disegnando i confini che esistono oggi e dividendo le popolazioni in rigidi gruppi etnici. Ora che l’Unione Sovietica non esiste più, questi Paesi vivono un processo di formazione.

Formations, la reinvenzione del futuro

Formations mostra le vie che ognuno di loro sta percorrendo per re-inventarsi nel nuovo millennio: come afferma Joshua Kucera nell’introduzione, “il Kazakistan ha usato le sue ricchezze naturali per costruire una futuristica capitale”; “l’Uzbekistan era nella posizione per essere il leader della regione, ma un governo repressivo e isolazionista lo ha invece chiuso verso i vicini e il resto del mondo”; “il Turkmenistan restringe fermamente l’accesso ai media, e quindi non è stato possibile visitarlo per questo progetto”; “il Tajikistan è governato ora da una cleptocrazia”; “il Kyrgystan, l’unico dei cinque ad avere qualche ambizione di democrazia, ha visto una crescita del nazionalismo aggressivo e dell’intolleranza”.

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