Fino a 45 gradi sugli autobus Sasa: la protesta degli autisti

Pubblicato il 29 Giugno 2019 in Infrastrutture

 

Autobus come forni. In queste giornate di caldo eccezionale crescono le proteste degli autisti aderenti a Cgil/Agb  per le temperature sugli autobus. Giovedì 27 giugno il sindacato ha fatto controlli a campione a Bolzano e Merano. Il risultato: mezzi con impianti di aria condizionata non funzionati, temperature che superano i 40 gradi, in particolare a Bolzano su un autobus della linea 10A sono stati toccati i 45 gradi, alle ore 18.35. «Sono condizioni di lavoro disumane, che abbiamo subito segnalato alla Medicina del lavoro», cosi la segretaria provinciale della Filt, Anita Perkmann. La categoria denuncia una situazione critica, che si ripete anno dopo anno per gli autobus urbani, con officine costrette a far circolare anche mezzi con impianti di climatizzazione non funzionanti per non far saltare le linee. «Il parco macchine – afferma Perkmann – è ormai ridotto all’osso e a volte con problemi a freni, ammortizzatori, ruote e pedane».

La Filt ha sollevato già dal 2014 problemi con gli impianti di aria condizionata. «Anche quest’anno, la situazione si è prontamente ripresentata, nonostante l’azienda si fosse impegnata a non utilizzare gli autobus con gli impianti non funzionanti e ci avesse assicurato che, con l’orario estivo e con la fine dell’anno scolastico, avrebbero avuto più flessibilità. Ma ciò non è accaduto». La Filt chiede quindi con urgenza «un ordine di servizio da parte della direzione che dia il fermo immediato ai mezzi con impianti di aria condizionata non funzionanti, come richiesto anche in una nota unitaria». «Non possiamo accettare che i lavoratori debbano essere costretti a lavorare in queste condizioni. Continueremo a monitorare la situazione e non esiteremo a rivolgerci nuovamente all’Ispettorato e alla Medicina del lavoro. Speriamo che non succeda, ma ricordiamo, che qualora un autista si dovesse sentire male, può chiamare il 112 per non rischiare una contestazione ed una multa per interruzione di pubblico servizio», conclude Perkmann.

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