"Uno spettacolo senza tempo sulla paura e il potere". Intervista a Filippo Dini a Bolzano con "Il crogiuolo"

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I suoi due spettacoli presentati nella stagione passata dello Stabile di Bolzano, “Casa di bambola” e “The Spank”. sono stati tra i più apprezzati dell’anno e c’è quindi grande attesa per il ritorno di Filippo Dini con “Il crogiuolo” di Arthur Miller che andrà in scena da giovedì 27 a domenica 30 ottobre al Teatro Comunale di Bolzano. (gio e sab. ore 20.30, ven. ore 19 e dom. ore 16).
Filippo Dini è ormai una garanzia, lavora con una tale cura sui testi, sulla loro selezione, attualizzazione e interpretazione che non si può non restarne ammirati. Un atteggiamento figlio di una passione intima e profonda, non esibita, che traspare anche lungo tutta l’intervista. La prima domanda, però, riguarda inevitabilmente “Il crogiuolo”.
“E’ una straordinaria metafora – premette – . Nasce in un contesto preciso, in pieno maccartismo quando Miller, come molti altri, è sotto attacco dalla Commissione attività antiamericane e si sente tradito dal suo amico più fedele, il regista cinematografico Elia Kazan, che, per salvarsi la carriera, denuncia altri colleghi. Personalmente non esprimo un giudizio in merito, non entro in questi meandri, ma è evidente la delusione di Arthur Miller che interrompe ogni rapporto con Kazan e parte per Salem nel Massachusetts per scrivere una storia di caccia alle streghe avvenuta nel 1692.”

Un “classico” sin dall’impostazione?
Sì, questa scelta di Miller eleva Il crogiuolo allo status di classico a tutti gli effetti. In Italia è totalmente sconosciuto ma nel resto del mondo è notissimo e rappresentatissimo”.

Quindi ancora attuale?
Sì, in maniera molto evidente. Nella mia versione non ci sono riferimenti espliciti all’oggi, se non una vaga contemporaneità nei costumi. Eppure, nelle tre settimane di repliche a Torino, il pubblico ha associato tutta la vicenda alla nostra contemporaneità, è uno spettacolo senza tempo. Tutto merito di Miller perché quella parabola di isteria collettiva ha a che fare con una tendenza umana più che con un’epoca specifica. Riguarda l’imposizione della paura come strumento di potere. Il terrore è un’arma straordinaria per chi comanda.

Le interpreta Proctor che Miller indica come un personaggio “sprezzante verso gli ipocriti”. Per questo ha scelto di interpretarlo?
A dire il vero, quello che mi ha maggiormente colpito non è l’atteggiamento verso l’ipocrisia. Miller fa un’operazione ambigua, descrive e fa parlare Proctor come un’eroe, ma lo fa agire in maniera opposta. E’ un piccolo uomo, potremmo definirlo un borghese piccolo piccolo, non fosse che a fine Seicento non c’era la borghesia. Nonostante questo, riesce a compiere un atto eroico. E’ come se Miller ci lasciasse una piccola speranza. Anche un uomo preda delle sue passioni può diventare un’eroe.

Insomma poteva riuscirci anche Elia Kazan…
Sì, sentirsi tradito da Kazan è la molla che l’ha spinto a scrivere Il crogiuolo.

Arthur Miller ha scritto “Il Crogiuolo” dopo aver (ri)scritto “Un nemico del popolo” di Ibsen. Lei, l’anno scorso, ha portato a Bolzano “Casa di Bambola” sempre di Ibsen. C’è un filo che lega questi due drammaturghi e la sua scelta?
Non ci ho mai pensato, quindi direi di no. Sullo sfondo c’è il mio desiderio di analizzare e frequentare tutti i possibili aspetti della contemporaneità anche dal punto di vista drammaturgico. Forse gli spettacoli sono accomunati proprio dallo sguardo su quel che accadeva intorno a loro, dalla capacità di diventare dei classici.

Qui la recensione

Una piccola nota a margine dell’intervista. Come detto, Arthur Miller, sentitosi tradito dall’amico Kazan, decise di partire per Salem per raccontare, attraverso una “caccia alle streghe” quel che stava accadendo negli Usa del secondo dopoguerra. “Il Crogiuolo” venne quindi rappresentato per la prima volta nel 1953. L’anno seguente, Kazan “rispose” a Miller con “Fronte del Porto” notissimo film interpretato da Marlon Brando dedicato al tema della delazione e del tradimento. La pellicola vinse otto premi Oscar tra cui il miglior film. la miglior regia e il miglior attore (Marlon Brando).
Ma Miller voleva l’ultima parola e, nel 1955, mise in scena “A view from the bridge” (Uno sguardo dal ponte) il cui protagonista, l’emigrato italiano Eddie Carbone, è un portuale newyorchese che, spinto dalla gelosia, denuncia e fa arrestare un immigrato italiano clandestino- Lo stesso Eddie finirà per rimanere vittima della sua ossessione.

Miller e Kazan terminata la disfida a colpi di capolavori, non si parlarono per altri sette anni, prima della riconciliazione avvenuta anche per merito di Marilyn Monroe che Miller aveva sposato nel 1956, dopo averla conosciuta proprio grazie a Kazan.
Ecco questa era la loro contemporaneità.

(Sullo scontro Miller Kazan, è stato girato da Michael Epstein il documentario “None without sin: Arthur Miller, Elia Kazan and the blacklist” – Nessuno senza peccato: Arthur Miller, Elia Kazan e la lista nera). 

Massimiliano Boschi

IL CROGIUOLO

Da giovedì 27 a domenica 30 ottobre 2022 al teatro comunale di Bolzano

https://www.youtube.com/watch?v=SjNe2Vs4fXM&feature=emb_title&ab_channel=TeatroStabileTorinoTST

di Arthur Miller
traduzione Masolino d’Amico
con (in ordine alfabetico): Virginia Campolucci, Gloria Carovana, Pierluigi Corallo, Gennaro Di Biase, Andrea Di Casa, Filippo Dini, Didì Garbaccio Bogin, Paolo Giangrasso, Fatou Malsert, Manuela Mandracchia, Nicola Pannelli, Fulvio Pepe, Valentina Spaletta Tavella, Caterina Tieghi, Aleph Viola
regia Filippo Dini
scene Nicolas Bovey
costumi Alessio Rosati
luci Pasquale Mari
musiche Aleph Viola
collaborazione coreografica Caterina Basso
aiuto regia Carlo Orlando
Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale / Teatro Stabile di Bolzano / Teatro di Napoli –
Teatro Nazionale
Con il sostegno della Fondazione CRT
In accordo con Arcadia & Ricono Ltd

per gentile concessione di ICM partners c/o ICM Partners c/o Concord Theatricals Corporation

Immagine di apertura: Filippo Dini (foto di Luigi De Palma)

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