Femminismo, migranti e il curatore ospite bolzanino nel 2017 del Museion

Pubblicato il 11 Gennaio 2017 in Culture

 

Lili Reunaud-Dewar, Nicolò Degiorgis e Peter Friedl, le mostre principali nel 2017 di Museion. Il superamento del pensiero binario è il filo rosso che garantirà la continuità fra le proposte. «Rapportarsi al nuovo e alla differenza, far riflettere lo spettatore su temi come l’identità culturale, la diversità e il multiculturalismo, vogliamo che Museion diventi una palestra per allenarsi a pensare» spiega Letizia Ragaglia, direttrice del museo.

Lili Reynaud-Dewar. Un manifesto femminista anni ’80 ispira la ricerca dell’artista

Considerata tra le voci più singolari dell’arte sulla scena contemporanea, Lili Reynaud-Dewar si interroga sui condizionamenti e gli stereotipi sessuali, razziali e politici che condizionano l’identità culturale. Uno degli elementi centrali della mostra a Museion, realizzata in collaborazione con il Kunstverein in Hamburg e de Vleeshal in Middelburg, è il Cyborg Manifesto, pubblicato dalla feminista Donna Haraway nel 1985. Nel saggio si auspica il superamento del pensare binario e per opposizioni come natura/cultura, uomo/donna, giusto/sbagliato, evocando un futuro senza discriminazioni.

L’artista è già nota al pubblico dell’Alto Adige per aver girato, su invito del curatore ospite Pier Bal Blanc nel 2014, il video “Live Through That ?!” in cui ballava nuda attraverso le sale del museo vuoto. Il video sarà esposto fino al 17/09/2017 all’interno della mostra sulle immagini fotografiche della collezione Museion “La forza della fotografia”.

Nicolò Degiorgis, per la prima volta un bolzanino curatore ospite di Museion

Per la prima volta Museion decide di affidarsi ad un bolzanino per svolgere il delicato compito di curatore ospite. Degiorgis, fotografo, professore di fotografia all’Università di Bolzano, editore e direttore creativo della casa editrice Rorhof, curerà la mostra “Hämatli & Patriae”.

La mostra rilegge i concetti di “Heimat” e patria e si sviluppa attraverso una struttura dialettica, mettendo in dialogo concetti e qualità, anche opposti. I temi al centro della mostra saranno l’identità e la diversità nelle sue sfaccettature, alla luce della più recente attualità in Europa, in cui globalizzazione e flussi migratori fanno emergere tutta la fragilità delle democrazie e dei valori liberali.

Al Museion anche i migranti grazie al progetto “Museum as a toolbox”

Spesso l’arte contemporanea è percepita come esclusiva, riservata ad una ristretta cerchia di persone che sono in grado di comprendere e giudicare le opere. Non è d’accordo Ragaglia, che rilancia: «Museion non è, e non deve essere una torre d’avorio, per questo, oltre alle mostre in programma, portiamo avanti progetti che possano avvicinare tutti all’arte contemporanea. Mi piace citare il progetto “Museum as a toolbox”, al cui centro c’è la comunicazione tra il museo d’arte contemporanea e i giovani. In questo progetto, grazie alle collaborazioni con Volontarius e Caritas, siamo riusciti a coinvolgere anche i migranti. Questa è anche la forza di Museion, riusciamo a trasformare le problematiche in proposte».

Diego Zambiasi

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