Di Luca, Urzì e la Meloni: storia di un'escalation social

di Massimiliano Boschi
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“L’insulto choc del prof a Meloni: Turista vomitata dal pullman” (Il Giornale). “Un’altra vergogna, ancora un prof che insulta la Meloni” (Il Secolo d’Italia). “Meloni denuncia: insulti social da un docente altoatesino” (Alto Adige). Questi sono solo tre dei titoli che la stampa italiana ha dedicato alle polemiche scatenatasi a seguito di un post su Fb pubblicato dall’editorialista del “Corriere dell’Alto Adige” Gabriele di Luca. Un post in cui scriveva che Giorgia Meloni giunta a Bolzano nel 2015 per una conferenza stampa: «Sembrava una di quelle turiste vomitate dai pullman che arrivano qui durante il mercatino (Ahò, che hai visto ndostà er mi’ marito?)».  Prima di passare ai dettagli, si segnala per l’abituale precisione e professionalità, il titolo di Libero: “Giorgia Meloni, gli insulti del professor Gozzini: “Una turista vomitata dal pullman”. Vergogna e polemiche. Un titolo che confonde Gozzini con Di Luca, ma che aiuta a comprendere l’origine di un “caso” che pare ormai chiuso, ma che evidenzia il perverso intreccio tra media, politica e social che sta devastando l’immagine dei primi e dei secondi rendendo ricchissimi e popolarissimi i terzi.

Prima di ricostruire gli eventi, un’ulteriore precisazione, mi considero amico di Gabriele Di Luca. Insieme produciamo per FF le pagine culturali in italiano e curo la redazione delle sue recensioni letterarie su Anordestdiche. Al contrario, non ho mai rivolto la parola ad Alessandro Urzì, so ovviamente che è il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, ma non sono particolarmente interessato a quanto fanno i politici di professione e Urzì siede in Consiglio Provinciale da 23 anni. Per scrivere questo articolo, però, ho consultato l’elenco delle sue attività in Consiglio e devo dire che un qualche motivo di interesse l’ho trovato. Non certo nelle sue interrogazioni riguardanti “La violazione del principio del bilinguismo sugli autoveicoli del Comune di Meltina” (febbraio 2019), sul “Perché sul Sentiero delle Rocce di Velloi, il cartello che avvisa che il percorso è adatto solo a chi non soffre di vertigini non è anche in italiano?”(novembre 2019) o sul perché nei pressi della stazione della “Vecia Ferovia” di Doladizza siano presenti solo cartelli in tedesco (giugno 2019).

Molto più interessante mi è sembrato, invece, il suo «solido antifascismo» che potrebbe addirittura spiegare la lunga querelle con Gabriele Di Luca. Sempre a seguito di una visita a Bolzano dell’Onorevole Meloni, Urzì ha, infatti, presentato un’interrogazione al Consiglio Provinciale per denunciare che “In un proprio servizio di particolare delicatezza (01.09.20 ore 18.30), riguardante la campagna elettorale in corso, la testata Südtirol Heute ha definito ripetutamente, con un linguaggio da anni Settanta, “postfascista” la forza politica di cui la stessa è presidente arrivando a sostenere che “La città si deve difendere più che dalla sua rovina (che Fratelli d’Italia denunciava con forza, prendendo a titolo d’esempio piazza Stazione, ndr) da quella dei neofascisti”, riferendosi ai cittadini intervenuti alla manifestazione politica. E ciò prima di dare la parola al sindaco Caramaschi che galvanizzato da tanta premessa si è sentito in diritto di rincarare la dose sostenendo (riferendosi sempre a Fratelli d’Italia, così nella esplicita consecutio temporum del servizio di Suedtirol Heute) che “sono nostalgici del fascismo, sempre contro l’autonomia della nostra terra”. Tutto questo per chiedere: “Come si giudichi l’utilizzo in piena campagna elettorale durante una trasmissione di informazione televisiva di un linguaggio per la parte redazionale così evocativo e violento nei riguardi di una forza politica rappresentata nelle istituzioni repubblicane e si ospitino interviste (senza diritto di replica) offensive verso i cittadini intervenuti ad una manifestazione politica”.

Insomma, nonostante la fiamma tricolore faccia bella mostra nel simbolo del suo partito, l’antifascismo di Urzì è talmente radicato da averlo spinto a dedicare un’interrogazione anche a Gabriele Di Luca, senza però arrivare a nominarlo esplicitamente.
Questo il testo: “Si interroga il presidente della Giunta Provinciale e/o l’assessore competente per sapere se un docente che dichiari che ‘il Giorno del Ricordo è purissima propaganda fascista’ sia compatibile con il ruolo di educatori e con i codici deontologici della professione e se in caso di conoscenza dell’autore di queste affermazioni, l’amministrazione provinciale possa e intenda assumere provvedimenti e quali”. Insomma, Urzì trova intollerabile che si accusi la sua persona, il suo partito o le celebrazioni a cui è particolarmente legato, di essere fasciste. Sul fatto che si tratti di insulto siamo perfettamente d’accordo. Abbiamo quindi chiesto a Gabriele Di Luca se si può far risalire l’astio di Urzì nei suoi confronti proprio all’antifascismo che potremmo definire “viscerale” di Urzì. “Sono costretto a deluderti – premette -. Il particolare interesse di Urzì nei miei confronti risale a mesi prima, a un mio commento sulla sgradevolezza del testo dell’inno nazionale italiano”.

I documenti confermano la versione dell’editorialista del Corriere dell’Alto Adige, in effetti, risale al 19 marzo 2020 un’interrogazione di Urzì che si rivolge alla Giunta Provinciale per sapere “Se l’attività di docente (sempre senza nome ndr) sia compatibile con dichiarazioni pubbliche di chiaro disprezzo verso l’inno della Repubblica Italiana”. Dieci giorno dopo, lo stesso Di Luca rivendicava il giudizio sull’inno attraverso un post Facebook: “Mi autodenuncio. Sono io l’insegnante che ha definito l’inno italiano “orrendo“. E lo confermo: considero orrendo l’inno italiano, specialmente il testo”. Insomma, da quanto emerge, era da almeno un anno che Urzì contestava le opinioni di Gabriele Di Luca attraverso le interrogazioni in Consiglio Provinciale.

“E’ vero, l’occhio poco benevolo di Urzì e dei suoi collaboratori è da tempo pronto a cogliere i miei eventuali ‘passi falsi’. Anche questo, devo dire, non mi coglie di sorpresa. Sono perfettamente consapevole che certe mie posizioni possano apparire urticanti per una determinante parte politica. Ma io rivendico pienamente il diritto di esprimermi in questo senso, avendo peraltro cura che il mio linguaggio (seppur spesso provocatorio) non trascenda mai nell’offesa gratuita o immotivata”. Su questo si tornerà, ma è giunto il momento di arrivare al primo aprile 2021 e al caso  riguardante Giorgia Meloni e i turisti “vomitati dal pullman”.

Scoppia il caso

“La mattina del primo aprile – mi spiega Di Luca – ho ricevuto una telefonata di Jimmy Milanese, il quale mi ha comunicato che di lì a qualche minuto avrebbe pubblicato su ‘Il Giornale’ un articolo che mi riguardava. Per mail mi ha girato anche la documentazione che stava alla base del suo pezzo, documentazione che a me era in parte nota perché già in precedenza la mia dirigente scolastica mi aveva informato di questa azione del consigliere provinciale Alessandro Urzì contro di me. Quindi in realtà sapevo già tutto (cioè conoscevo il tentativo di gettare discredito sul mio lavoro e il proposito di procurarmi un danno in questo senso) e non mi sono stupito. Milanese mi ha chiesto una breve dichiarazione da aggiungere in coda all’articolo, cosa che ha fatto. Era  chiaro che, emergendo a livello nazionale, questa mia vicenda avrebbe assunto una proporzione ben diversa. Si è così chiaramente tentata l’escalation mediatica, muovendo la stampa affine all’orientamento politico di Urzì e – soprattutto – mirando a coinvolgere l’onorevole Giorgia Meloni, la quale dispone di un notevole numero di follower. È scattato insomma il meccanismo della gogna mediatica, con centinaia e centinaia di messaggi rivolti contro il “cattivo professore, l’ipocrita raccomandato che merita di essere cacciato e interdetto dai pubblici uffici perché fa politica a scuola ed è un cattivo esempio per gli studenti e per la civiltà” (ho citato uno dei tanti messaggi arrivatimi, il tenore generale era questo)”. Insomma si è scatenata la classica shitstorm in cui è specializzata la Bestia di Salvini ma che sta, evidentemente, facendo proseliti.

Urzì ha festeggiato pubblicamente sulla bacheca di Giorgia Meloni con tanto di punti esclamativi: “E se fai presente si offendono anche. Non ci faranno tacere! Continueremo a denunciare!”, mentre sulla bacheca di Gabriele Di Luca sono piovuti centinaia di insulti, pesanti quanto banali e ripetitivi. Inevitabile, data la sproporzione tra un personaggio pubblico che può andare in televisione tutti i giorni e che può contare su 1,7 milioni di followers e un insegnante senza partito con 320  followers e 4100 “amici”. Ricapitolando, Urzì presenta due interrogazioni contro le frasi pronunciate (su Facebook!) da Gabriele Di Luca, senza ottenere alcun successo, fino a decidere di passare alle “maniere forti” all’inizio di questo mese. Un passaggio, probabilmente suggeritogli dal caso Gozzini su cui ha inciampato l’articolo di “Libero”. Come molti ricorderanno, a febbraio scorso il professor Giovanni Gozzini dell’Università di Siena e si era lasciato andare a pesantissime offese nei confronti di Giorgia Meloni e per questo era stato sospeso senza stipendio.  Il post di Gabriele Di Luca sui turisti vomitati dal pullman ha probabilmente fornito il pretesto giusto a Urzì per far partire la campagna di stampa e le lettere alla scuola in cui lavora Gabriele Di Luca e all’assessore competente Philipp Achammer.

“La risposta di quest’ultimo – precisa Di Luca –  è stata chiara, il caso non poteva fornire un pretesto per mettere in questione la mia professionalità. Venendo al caso delle presunte offese all’onorevole Meloni e ai militanti del suo partito, l’attenzione qui si è posata su una frase che – considerata di per sé – non è assolutamente offensiva. Ricordando una apparizione di Meloni nel contesto di una campagna elettorale di sei anni fa, io ho scritto che lei mi ricordava (“sembrava”) una di quelle turiste “vomitate dai pullman” diretti al Mercatino. In italiano l’espressione “essere vomitati da un pullman” non è particolarmente eclatante, è anzi registrata dai dizionari come di uso comune. E così l’ho intesa io. Il focus qui era diverso, si basava cioè sulla sottolineatura dello “spaesamento” di Meloni nella cornice della politica locale, vale a dire sulla sua scarsa conoscenza del contesto”.

Ma questa precisazione è davvero necessaria? Non è evidente il tono ironico nei confronti della leader di Fratelli d’Italia? (“Ahò, che hai visto ndostà er mi’ marito?”). Resta, quindi, da capire perché il consigliere provinciale Alessandro Urzì abbia presentato due interrogazioni in Consiglio, abbia scritto ai giornali nazionali, all’assessore competente e alla dirigenza scolastica della scuola in cui lavora Gabriele Di Luca. Voleva fargli perdere il lavoro? Non avessimo verificato, documenti alla mano, il sano antifascismo di Urzì, avremmo potuto pensare che rimpiangesse i vecchi metodi utilizzati da solerti militanti di partito in camicia nera. Perché le opinioni che Di Luca esprime su Facebook possono non piacere, anzi posso garantire che molti dei suoi migliori amici faticano a sopportare il suo comportamento sui social e non mancano di farglielo notare, ma restano opinioni espresse attraverso i post Facebook. Non è obbligatorio leggerle, si può smettere di seguire chi le scrive per un mese o per sempre.

Scrivere ai datori di lavoro di Di Luca o sollevare il caso in Consiglio Provinciale, rischia, invece, di apparire come una forma di intimidazione. Solo per questo ho deciso di dedicare una puntata di questa rubrica al “Caso Di Luca”. In conclusione, vale la pena precisare che qui non si è provato a commentare uno scontro politico,  si è analizzata una polemica personale con toni da curva da stadio.  Tutti, compreso chi scrive, stiamo pesantemente pagando l’isolamento dovuto alla pandemia e personalmente spero di poter presto tornare a raccontare quel che vedo, girando per le strade dell’Alto Adige, dedicando sempre meno attenzione a quel che accade sui social o alle polemiche sui giornali.

Massimiliano Boschi

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