Due Olimpiadi, un’eredità da misurare: Andrea Goldstein racconta i Giochi tra immagine, imprese e ricadute sul territorio
News. Che cosa “lasciano” le Olimpiadi a un territorio, oltre alle immagini e ai risultati sportivi? E come si distinguono l’impatto immediato e la legacy di lungo periodo, tra investimenti, infrastrutture e reputazione? A queste domande prova a rispondere l’economista Andrea Goldstein nel libro “Cortina 1956. Un’Olimpiade tra Guerra fredda e Dolce vita” (Rubbettino), che sarà presentato in due appuntamenti, a ridosso dei Giochi invernali del 2026.
La prima presentazione è in programma a Bolzano martedì 11 febbraio, alle ore 18, al Museo Civico di Bolzano. Il secondo incontro si terrà a Trento giovedì 13 febbraio, alle ore 18, nello Spazio Ex Niccolini (Piazza Cesare Battisti).
Il volume riprende Cortina 1956 – prima Olimpiade invernale ospitata dall’Italia nel dopoguerra – come un caso di studio per osservare come un grande evento possa accelerare trasformazioni e mettere in moto (o mettere alla prova) un Paese e i suoi territori. Sullo sfondo, la Cortina “in vetrina” tra mondanità e competizione internazionale, ma soprattutto un punto di svolta nel rapporto tra Giochi e sistema produttivo: imprese e distretti che contribuiscono alla macchina organizzativa come fornitori di beni e servizi e, in forme ancora iniziali, anche come sponsor.
Il parallelismo con il presente è evidente. Con Milano-Cortina 2026 – che coinvolge anche l’arco alpino e i territori del Nord Italia – torna centrale il tema delle ricadute economiche: dalla capacità di attrarre investimenti e competenze, all’effetto reputazionale sui luoghi, fino alla sostenibilità dell’eredità infrastrutturale e alla domanda chiave per amministrazioni e comunità locali: cosa rimane dopo l’evento e come si evita che l’eccezione diventi la regola.