Didattica a distanza: oltre 92.000 alunni coinvolti, ma un asilo su quattro ha rinunciato

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L’anno scolastico 2019/20 si è concluso e passerà sicuramente alla storia dell’istruzione scolastica del Paese come un anno eccezionale che ha rivoluzionato la didattica a distanza. Quando il 5 marzo 2020 tutte le scuole in Italia hanno dovuto chiudere a causa dell’emergenza Covid-19, anche gli istituti di istruzione dell’Alto Adige hanno dovuto affrontare la sfida di digitalizzare la propria attività didattica. Complessivamente oltre 92.000 alunne e alunni e 13.250 insegnanti e personale pedagogico sono stati direttamente interessati dalla chiusura della scuola a causa dell’emergenza sanitaria e hanno dovuto adattarsi ai nuovi metodi di apprendimento moderni per più di tre mesi. A dirlo è l’Astat. Per garantire le stesse opportunità educative a tutti anche in questi tempi difficili, più di 2.000 bambini e adolescenti sono stati dotati di un computer (il 95,3% di tutte le richieste).

Per i più piccoli la pedagogia online è stata la più problematica, non solo per la mancanza di strumenti tecnologici, ma anche per l’insufficiente alfabetizzazione mediatica dei bambini o delle loro famiglie. Questo è anche il motivo per cui una scuola dell’infanzia su quattro delle complessive 343 in Alto Adige ha fatto a meno di qualsiasi tipo di didattica online. Tre quarti delle scuole dell’infanzia hanno offerto in quel periodo ai genitori degli alunni almeno un sostegno sotto forma di lettere ai genitori, suggerimenti per giochi e simili. Inoltre, durante la fase II è stato attivato un servizio di assistenza all’infanzia in alcune scuole dell’infanzia a sostegno dei genitori lavoratori.

Didattica a distanza, la metodologia

Nelle scuole dell’infanzia, per i motivi sopra menzionati, è stato molto problematico per il personale pedagogico offrire virtualmente i propri servizi. Ciononostante, tre quarti di tutte le scuole dell’infanzia hanno offerto i loro servizi in forma digitale. Ciò ha comportato principalmente la trasmissione di messaggi audio o video, idee di gioco e messaggi ai bambini e ai genitori.

Le scuole primarie inviavano principalmente materiale didattico, il cui contenuto doveva essere riferito dalle madri e dai padri a casa. Gli insegnanti di una scuola primaria su due sono entrati in contatto con gli alunni e le alunne anche tramite videoconferenza o inviavano loro registrazioni audio e video via e-mail.

Circa la metà delle scuole secondarie di primo grado ha utilizzato il registro di classe elettronico per assegnare i compiti agli alunni. Tuttavia, le modalità prevalenti sono state l’invio di schede e materiale didattici (79,3%) e le videolezioni attraverso piattaforme apposite come MS-Teams, Zoom, Classroom, ecc. (77,0%). Con l’aumentare dell’età gli alunni e le alunne sono più indipendenti nell’apprendimento di contenuti didattici e nella comunicazione tra di loro e con gli insegnanti. Per questo motivo le videolezioni, l’assegnazione di compiti tramite un registro elettronico e l’invio di schede e materiale didattici sono utilizzati soprattutto nella scuola secondaria di secondo grado. Le chat di gruppo sono state utilizzate come canale di comunicazione da circa un quarto delle scuole di ogni ordine.

Scuole dell’infanzia a parte, dove l’offerta era volontaria, le scuole riferiscono che circa 1.600 alunni e alunne (2,2%) non hanno partecipato alla didattica a distanza. Tuttavia occorre sottolineare che oltre 600 tra coloro che non partecipano alla didattica a distanza sono alunni con disabilità.

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