Dall'Austria all'Italia, l'odissea di un bolzanino ai tempi del Coronavirus

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Viaggiare da Vienna a Bolzano, ai tempi del Coronavirus, può rivelarsi una vera e propria odissea.  Questo a causa delle rigide misure anti-contagio messe in atto oltreconfine per blindare la frontiera con l’Italia, come il blocco dei treni verso il Belpaese. E a vivere questa spiacevole situazione è stato Luca, un giovane ragazzo bolzanino, in trasferta nella capitale austriaca per motivi personali, che ha visto materializzarsi davanti a sé la possibilità di non riuscire più a tornare a casa.

“Sono arrivato a Vienna domenica otto marzo quando ancora la situazione era calma. Martedì sono stato raggiunto dalla notizia dei primi controlli al confine del Brennero, e mercoledì mattina il cancelliere Kurz ha disposto lo stop delle entrate nel Paese controllando anche le uscite e bloccando tutti i treni verso l’Italia”, spiega il giovane. Preso – giustamente – dal panico per una situazione mai vissuta, Luca contatta subito il consolato italiano in Austria per capire come muoversi e anticipare il rientro. Ma anche qua le sorprese non sono mancate: “Le notizie datemi dalle istituzioni erano poche e frammentarie, anche loro non erano informati del tutto sulla situazione. Mi hanno detto che il Paese stava limitando entrate ed uscite ma era tutto molto vago, non sapevano darmi delle risposte concrete”. Un bel problema, insomma.

Luca non si trova però da solo in questa grottesca situazione. Viene a sapere infatti che a Vienna ci sono circa altre 150 persone che devono tornare in Italia e che non sanno come fare. La soluzione sembra essere solo una: unire le proprie forze e iniziare un pressing collettivo sul consolato per attivare le misure di rimpatrio: “Abbiamo tempestato il consolato italiano di telefonate insistendo per riuscire ad avere un mezzo di trasporto che ci riportasse a casa. Un’azione che ha funzionato visto che in breve tempo sono stati predisposti degli autobus per portarci tutti a Tarvisio, vicino ad Udine, poco dopo il confine” racconta.

Il consolato fissa il ritrovo per tutti gli italiani alle ore 23.30 di mercoledì 11 marzo con partenza a mezzanotte. Al punto di raccolta valigie, mascherine, accompagnatori e quell’ansia che pervade ogni singola persona, nel non sapere se il viaggio andrà a buon fine o meno. Subito dopo la partenza però, la comitiva viene raggiunta da una nuova surreale notizia: “Il Governo austriaco aveva dato l’ok per la partenza dei bus precisando che saremmo dovuti scendere al confine, varcarlo a piedi e terminare il viaggio con dei nuovi autobus italiani – spiega Luca -. La direttiva era che gli autobus austriaci non dovevano entrare in territorio italiano”. Impensabile credere che 150 persone – più valigie al seguito – avrebbero camminato in fila indiana su una superstrada, al freddo e alle quattro del mattino per varcare il confine austro-italiano. Una direttiva che alla fine non è stata attuata grazie ad un’azione diplomatica last minute tra Italia e Austria: “Arrivati al confine c’erano alcune volanti della polizia che ci hanno aspettato e scortato fino alla stazione dei bus di Travisio, erano le 5 del mattino. Da lì poi ognuno, dopo i controlli della Protezione Civile, è andato per la sua strada. Alla fine sono arrivato a Bolzano alle ore 10”.

Una situazione grottesca, impensabile e sconfortante. Una vera e propria odissea, avvenuta in fretta e furia, vissuta sulla pelle di persone che chiedevano supporto per poter tornare a casa il prima possibile, e in cui le istituzioni risultano pienamente complici: “Non auguro a nessuno di trovarsi in una simile situazione: nessuno aveva informazioni chiare, eravamo abbandonati a noi stessi. È scandaloso quanto successo”, conclude amareggiato Luca.

Alexander Ginestous

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