Dall’Alto Adige al Nordest, commercialisti e imprese contro i modelli Isa

Pubblicato il 21 Settembre 2019 in Territorio

 

Parte dall’Alto Adige la battaglia contro i modelli Isa che coinvolge l’intero Nordest, ovvero uno dei motori produttivi del Paese, i cui commercialisti, imprenditori e artigiani lamentano compatti problematiche e malfunzionamenti sugli Indici Sintetici di Affidabilità. E lanciano un appello: «I modelli Isa si stanno dimostrando tutto tranne che affidabili – dice Claudio Zago, altoatesino presidente dei commercialisti del Triveneto e di Odcec Bolzano –. Per questo motivo chiediamo anche al nuovo Governo, con forza, un intervento che disponga il carattere facoltativo della loro applicazione per tutto il 2019». Commercialisti sul piede di guerra, quindi. «Il Comitato Piccola Impresa di Confindustria Veneto solidarizza con le ragioni che hanno spinto i commercialisti a una simile protesta – spiega Paolo Errico, presidente Piccola Industria di Confindustria Veneto – sono anni che invochiamo radicali semplificazioni fiscali ritenendo non più sopportabile l’invasività degli adempimenti burocratici nella vita delle imprese e dei cittadini». Allo stesso modo Alessandro Conte, Coordinatore di CNA Nordest (le CNA Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige Sud-Tirolo e Veneto): «Dai dati sulla pressione fiscale complessiva rilevata dall’Istat è chiaro l’atteggiamento “ostile” del fisco nei confronti delle piccole imprese: nel 2018 la pressione fiscale media italiana era al 42,1 per cento (contro il 61,2 sulle piccole imprese), nel 2013 al 43,6 per cento (63,7 per cento), nel 2011 al 41,6 per cento (59 per cento). Se a questo aggiungiamo anche la pressione della burocrazia, lo sviluppo ne risulta certamente soffocato».

Zago: «Situazione critica: c’è bisogno di semplificare, non di complicare»

Fra anomalie e malfunzionamento del software che serve a calcolarli, il pressing dei commercialisti contro lo strumento erede degli studi del settore ha già ottenuto un risultato: la proroga dell’entrata in vigore dal 1° luglio al 30 settembre. «Ma non basta – continua il commercialista altoatesino alla guida della conferenza permanente dei presidenti degli Ordini delle Tre Venezie –. È evidente che la situazione sia rimasta critica. Ce lo segnalano i professionisti iscritti all’ordine. Non solo commercialisti: la mobilitazione è condivisa dalle categorie economiche del nordest. Serve uno strumento che sia facilmente applicabile: c’è bisogno di semplificare, non di complicare la vita a quel tessuto produttivo che innerva l’economia del Paese».

Errico: «Nell’inferno fiscale italiano aumentano costi e oneri per le imprese»

Il caso dell’applicazione degli Isa, che da quest’anno sostituiscono i non rimpianti Studi di settore, è emblematica di come le strade dell’inferno fiscale italiano siano lastricate di buone intenzioni – continua Errico –.  Nei propositi del legislatore e dell’Agenzia delle Entrate avrebbero dovuto costituire un valido strumento di compliance fiscale, volto a rafforzare la collaborazione tra i contribuenti e l’Erario, stimolando l’assolvimento degli obblighi tributari, l’emersione di basi imponibili e attribuendo dei benefici ai contribuenti affidabili.

Nei fatti, invece, la loro intempestiva introduzione non supportata dalla messa a disposizione di efficienti e collaudati programmi informatici, si è trasformata nell’ennesimo calvario burocratico». «Prima di introdurre nuove norme – ribadisce il presidente di Piccola Industria – deve essere effettivamente applicata la “valutazione di impatto normativo”, che obbliga il legislatore a ponderare gli oneri aggiuntivi imposti dalle nuove leggi ai contribuenti, allo scopo di impedire che vengano introdotte disposizioni troppo onerose rispetto al beneficio pubblico che arrecano». «In materia fiscale tale principio viene continuamente sacrificato al “preminente interesse” del contrasto all’elusione e evasione – conclude Errico – Così facendo aumentano gli oneri e i costi amministrativi a tutto svantaggio delle imprese italiane rispetto ai competitori esteri, che non hanno apparati burocratici così pervasivi; gli Isa non sono che il più recente esempio di tale perniciosa realtà. Per procedere con speditezza sul piano delle attese semplificazioni, occorrerebbe anche rimuovere un ostacolo di fondo, che è il ruolo improprio assunto dall’Agenzia delle Entrate che, oltre alle naturali competenze di contrasto all’evasione fiscale, svolge anche quelle di interprete del diritto e di suggeritore politico per le nuove disposizioni fiscali, funzioni che dovrebbero essere affidate ad un’autorità terza e imparziale».

Conte: «Imprese congrue con gli studi di settore, a parità di dati con gli ISA rischiano sanzioni. Inaccettabile»

«Ci lasciano perplessi i primi risultati dell’applicazione degli Indici sintetici di affidabilità. CNA ha motivo di ritenere che moltissimi giudizi non siano coerenti con i reali livelli di affidabilità dei bilanci delle imprese. SI tratta di un ribaltamento inaspettato e preoccupante e gli ISA devono essere quindi oggetto di una corretta messa a punto prima di poter essere utilizzati quale strumento di selezione delle posizioni da sottoporre ad accertamento, per coloro che hanno un punteggio inferiore a sei. Le imprese, e le piccole in particolare, sono in evidente e perdurante difficoltà. Chiediamo pertanto la sospensione dell’uso degli ISA come strumento di selezione per l’accertamento fintanto che lo strumento non sarà messo a punto. E’ inaccettabile che molte imprese che l’anno scorso, più o meno a parità di dati, si sono sentite dire che andava tutto bene, quest’anno vanno male e rischiano accertamenti fiscali».

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