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Dai vestiti usati ai social, tre startup per due giovani bolzanini

Pubblicato il 29 Agosto 2018 in Territorio

 

Un tre per due in salsa innovativa. Tre idee innovative – diverse – pensate da due giovani bolzanini, capaci di ri(mettersi) in gioco continuativamente. Dai vestiti usati ai social: ovvero le startup di Patrik Seebacher e Tobias MarmsolerIl continuo reinventarsi e il mantenere uno sguardo attento sull’innovazione possono essere considerate due “leggi” non scritte per ogni giovane imprenditore o startupper che sia. In un periodo storico di continui cambiamenti, il riuscire a cogliere al momento giusto l’esigenza nel rinnovare il proprio percorso imprenditoriale o lavorativo può rivelarsi spesso di estrema importanza, specie in momenti di difficoltà. Questi due principi sono stati applicati da due giovani bolzanini, Patrik e Tobias, che dopo aver fondato una prima startup, sono riusciti a dare vita a due nuovi progetti, allargando il proprio bacino d’utenza per proporre più servizi diversi tra loro. “Gipsyway”, “Chap” e “we2are” sono le loro tre creazioni ed è proprio Patrik a raccontarci come si è evoluto questo loro processo di re-inventiva.

Gipsyway, la startup pensata per i vestiti di seconda mano

Circa due anni fa prende vita Gipsyway, startup nata dall’idea di mettersi in proprio e creare una tipologia di servizio molto diffuso all’estero ma ancora inesistente in Italia, quello dei vestiti di seconda mano: «Io e Tobias notammo anni fa che il mercato del vestiario usato attirava molto all’estero come in Spagna e Germania e per questo decidemmo di metterci al lavoro per farlo fruttare anche qua in Italia. Inizialmente non fu facile trovare un investitore che potesse credere nel progetto, anche fuori da Bolzano, ma successivamente ci siamo riusciti e siamo stati anche incubati qua presso il NOI Techpark».

Il progetto si presenta come un sito, marketplace verticale, dove potersi registrare e postare i propri vestiti da voler vendere ad altri privati. Per tutto il resto ci pensano Patrik e Tobias: «Il pagamento è sincronizzato alla spedizione grazie alla collaborazione con un partner che garantisce il ritiro del pacco da spedire a casa o al lavoro. Successivamente, per garantire l’affidabilità del servizio, al momento del pagamento, blocchiamo i soldi fino a quando il pacco non arriva a destinazione e non riceviamo un feedback positivo sia dal compratore che dal corriere. Se tutto è andato a buon fine sblocchiamo i soldi che arrivano al venditore, sennò, se ci sono state problematiche, interveniamo noi nel capire cosa è andato storto, facendo anche un po’ da giudici se magari un annuncio non risulta essere veritiero o un prodotto non corrisponde all’immagine sull’annuncio».

patriktobias

Oltre al sito è presente anche un App, nata per diversificarsi dal sito e che presenta al suo interno una funzionalità particolare per poter far interagire gli utenti tra di loro: «Gipsystreet è una funzione nata dalla nostra passione per la realtà aumentata. Grazie ad esso si possono postare i prodotti in qualsiasi zona della città ,tramite l’attivazione del GPS,e cosi facendo quando un secondo utente passerà in quel punto, verrà notificato e potrà visualizzare il prodotto grazie ad una funzione di realtà aumentata, e comprarlo,. Questo è utile per far interagire soprattutto i clienti ragionali». Ad oggi il sito presenta circa 10.000 prodotti in vendita, un numero importante che si spera di far crescere ancora.

W2are, un primo modo di reinventarsi

L’ambiziosa start-up Gipsyway, si è dovuta immediatamente scontrare contro il muro della diffidenza e dello scetticismo. La mentalità italiana non si espone ancora verso il mercato dell’usato rendendolo di fatto saturo, nonostante siano nati diversi siti per incentivare l’acquisto, e i consumatori preferiscono ancora avere un contatto diretto tra venditore e acquirente.

Uno scoglio che sembrava insormontabile e che ha dovuto fa correre Patrik e Tobias ai ripari: «Grazie al nostro background formativo di marketing e design, ricevevamo spesso richieste di sviluppo grafiche per siti web e per modelli di business aziendali. Per questo motivo abbiamo deciso da quest’anno, di esporci anche come web agency e abbiamo fondato “w2are-online”. Abbiamo creato un pool di programmatori che collaborano con noi e che ci aiutano a soddisfare le esigenze dei nostri clienti».

Il sito nasce dall’importanza di utilizzare il web per far crescere i brand, mettendo a disposizione le loro idee per incrementare la crescita del business dei clienti. «Il sito di Gipsyway è tra i nostri lavori e anche quello della Noisteria, il ristorante del NOI Techpark.  Tobias si occupa di tutta la parte che riguarda il design, mentre io mi occupo di ricercare i diversi modelli di business adatti per ogni azienda» spiega Patrik e continua «Siamo consci del fatto che sono due mondi completamente opposti, ma questo ci aiuta a crescere e ad imparare, soprattutto dagli errori che abbiamo commesso e che sicuramente commetteremo ancora». W2are è un perfetto modello di come in un qualsiasi momento di difficoltà, si riesca a trovare la strada giusta per poter ripartire, creando grazie alle proprie abilità un prodotto nuovo pronto ad andare incontro alle richieste del mercato.

Chap, il social che interagisce con le mappe

Questo terzo progetto nasce nel 2017 durante lo sviluppo dell’app di Gipsyway ed è disponibile su Appstore e Android, nonostante presenti ancora qualche imperfezione da correggere. Ma di cosa si tratta? «Chap è un social network senza feed e senza la sezione notizie – spiega Patrik – l’idea è quella di utilizzare il GPS per tracciare le mappe sulle quali sarà possibile individuare i luoghi su cui postare foto, video, testi. In base alla posizione che si preferisce anche gli altri utenti potranno vedere il contenuto condiviso e interagire con esso». L’obiettivo è quello di far interagire le persone facendole muovere per farle postare contenuti nuovi in posti nuovi.

Uno dei problemi maggiori riscontrati è quello legato alla qualità del segnale GPS, fondamentale per la buona riuscita dell’app, ma che verrà migliorato in quello che ad oggi è ancora un cantiere aperto , ma che potrebbe portare ad una rivoluzione nel mondo social: «Sicuramente con l’arrivo del nuovo anno, riprenderemo in mano il progetto Chap per migliorarlo definitivamente grazie anche a nuovi aggiornamenti, perché crediamo che sia potenzialmente un prodotto che si discosti dai classici social network e che può portare una ventata di aria fresca in questo settore».

Alexander Ginestous

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