Covid-19, l'appello dei commercialisti: «Misure più coraggiose per le partite Iva»

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«Più coraggio» sulle scelte relative alle partite Iva, rivolte a quel mondo di autonomi e quindi di liberi professionisti che sta sentendo, forte, la difficoltà economica dovuta all’emergenza del Covid-19. «Siamo ben consci del momento che sta vivendo il Paese – spiega Claudio Zago, presidente dell’Ordine dei Commercialisti ed Esperti Contabili di Bolzano –. E di conseguenza ci rendiamo conto di quanto sia complicata l’opera del Governo, chiamato a fronteggiare, oltre l’emergenza sanitaria, quella economico-sociale. Riconosciamo quindi il fatto che sospendere versamenti e adempimenti tributari, contributivi e assicurativi, per tutte le attività economiche, sia stata una scelta complessa da prendere. Ciò premesso vogliamo sottolineare come sulla sospensione dei versamenti ci sia bisogno di una politica più coraggiosa». A cominciare, come ricorda Zago, «dallo sblocco della compensazione dei crediti per imposte dirette anche prima della presentazione della dichiarazione, rimuovendo il vincolo introdotto con l’ultima legge di bilancio che, nella situazione d’emergenza in atto, risulta ora del tutto anacronistico, così come bisogna intervenire sulla dalla mancata sospensione per le rate in scadenza relativi agli avvisi bonari».

Così i commercialisti altoatesini hanno accolto il decreto «Cura Italia», approvato lunedì 17 marzo dal Consiglio dei Ministri. «Il Ministro dell’Economia e della Finanza, Roberto Gualtieri, ha annunciato nuove misure in arrivo – continua Zago – ma soprattutto per quanto riguarda le partite Iva c’è bisogno di un cambio di passo. La sospensione dei versamenti in scadenza nel mese di marzo, per i soggetti con ricavi o compensi non superiori a due milioni di euro o prevedere la facoltà di non vedersi applicata la ritenuta sugli incassi dei soli ultimi quindici giorni di marzo per i soggetti con ricavi o compensi non superiori a 400 mila euro, e sempre che non si abbiano dipendenti o collaboratori, sono interventi che non bastano: vanno prorogati ed estesi in sede di conversione del decreto; la ritenuta d’acconto del 20% si applica sugli incassi ma si traduce in un prelievo, sul reddito, almeno del 40%, per tutti i liberi professionisti, che se vanno a credito d’imposta devono attendere 11 mesi per poter utilizzare, in compensazione, tale credito».

Una posizione, quella dei commercialisti altoatesini, che ricalca quella del CNDCEC, il Consiglio Nazionale dei Commercialisti e degli Esperti Contabili. Non solo per quanto riguarda le partite Iva, ma anche sulla sospensione dei termini processuali tributari e sulla proroga dei termini di accertamento. Decisioni che risultano, secondo il presidente Cndcec Massimo Miani, «francamente inaccettabili». «Il decreto – afferma – concede infatti agli enti impositori, in aperto contrasto con il principio del giusto processo, un periodo di sospensione dei termini processuali di un mese e mezzo più lungo rispetto a quello stabilito per i contribuenti: fino al 31 maggio, per gli enti impositori, soltanto fino al 15 aprile, per i contribuenti. Come pure, la proroga di due anni dei termini di accertamento in favore degli enti impositori risulta del tutto sproporzionata rispetto ai brevissimi periodi di sospensione dei termini previsti in favore dei contribuenti. Sono due pesi e due misure talmente macroscopiche da risultare inaccettabili».

Anche su tale modifica normativa – continua Zago – cozza contro qualsiasi principio di costituzionalità dato che sarebbe l’ennesima deroga dello statuto del contribuente, che ricordo, essere un complesso di norme attuative di principi di costituzionalità.

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