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Centro Trevi, dipendenti in sciopero contro i tagli alla cultura

Pubblicato il 7 Giugno 2019 in Lavoro

 

Hanno scioperato questa mattina i dipendenti del Centro Trevi e della Mediateca multilingue di Bolzano e Merano per protestare contro i tagli ai fondi alla cultura, che mettono a rischio il loro posto di lavoro.

“Noi eravamo cultura”: così sugli striscioni appesi fuori dal Centro di via Cappuccini a Bolzano. I lavoratori, in occasione dello sciopero, hanno organizzato un presidio e hanno distribuito volantini per spiegare le conseguenze dei tagli previsti, in primis la perdita della qualità dei servizi offerti agli utenti: “Verranno a mancare la professionalità e l’esperienza del personale che ha contribuito a rendere il Centro Trevi uno dei principali punti di riferimento della cultura italiana in Provincia. Il servizio offerto ne risentirà: varierà l’orario di apertura, come pure diminuiranno le settimane di apertura annuale al pubblico”.

Attualmente sono 15 i lavoratori impiegati al Centro Trevi di Bolzano (Centro Audiovisivi, Centro Multilingue, Cerchio dell’Arte e front-office) e alla Mediateca Multilingue di Merano. Dipendono da cooperative esterne, visto che dal 2004 i servizi di prestito e consulenza dei due centri erano stati dati in appalto. Ogni tre anni si svolge una nuova gara di appalto. A giorni uscirà il nuovo bando di gara e come è stato comunicato alla categoria del commercio Filcams/Cgil il personale delle cooperative da gennaio 2020 verrà rimpiazzato da personale interno della Provincia.

La segretaria della categoria del commercio Filcams/Cgil, Antonella Costanzo, definisce “non veritiere” le dichiarazioni dell’assessore provinciale alla cultura italiana Giuliano Vettorato e precisa che invece nel caso concreto si tratta proprio “di licenziamenti causati dalla scelta di ridimensionare il servizio e di internalizzarlo”. “Auspichiamo di essere a breve convocati dall’assessore provinciale al lavoro e alla cultura tedesca Philipp Achammer per definire la questione e cercare dei correttivi”, così Costanzo in conclusione.

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