Caro benzina, autotrasportatori in difficoltà: «Intervenire sulle accise»

Alessandro Palmarin
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L’aumento dei prezzi del carburante è diventato ormai insostenibile e molte aziende pensano, come estrema soluzione, di spegnere i motori ai loro camion. A dirlo senza mezzi termini è Thomas Baumgartner, presidente di Fercam e di Anita, l’associazione nazionale imprese trasporti automobilistici: “Le aziende stanno fermando i mezzi anche a seguito dei blocco delle forniture extrarete da parte di alcune compagnie petrolifere che per motivi speculativi lucrano su vendite future a prezzi aumentati”.

La continua crescita dei prezzi a litro – arrivati oggi attorno ai 2,3 euro al litro – dovuta in parte anche al conflitto Russo-Ucraino, è diventata un incubo sia per gli automobilisti che per gli autotrasportatori. “Stiamo chiedendo al governo di intervenire sulle accise e sull’iva, perché oggi il 67% del prezzo del gasolio e della benzina è fatto da accise e iva, con l’aumento del prezzo lo stato guadagna di più sul prezzo percentuale, non capiamo perché lo stato dovrebbe lucrare da questi aumenti di prezzo”, spiega Baumgartner. Il danno provocato da un blocco degli autotrasporti creerebbe un arenarsi dell’economia, fattore tragico osservando la ripresa post-pandemia. Le iniziative promosse dal Governo nel DL Energia, con misure aggiuntive per oltre 80 milioni di euro destinate al settore dell’autotrasporto e l’istituzione di un tavolo delle regole per lavorare su una nuova regolamentazione del settore, tuttavia, rischiano di non essere sufficienti: “Lo stato dovrebbe senz’altro abbassare l’iva, sterilizzare l’accise o almeno diminuirla per calmierare il prezzo, solo in questo modo noi riusciamo ad andare avanti”, prosegue Baumgartner.

Anche taxi e bus in crisi

L’intervento dello stato è richiesto non solo da ANITA ma anche da CNA Fita regionale, la quale chiede al Governo e alle Province autonome di Bolzano e Trento che si facciano interpreti del forte disagio delle imprese, mettendo in campo strumenti che possano alleviare le gravi ripercussioni derivanti da questa tensione sui prezzi per gli oltre 200 taxi e 1.000 noleggi auto con conducente che operano in Trentino Alto Adige.   La situazione è talmente grave che le imprese faticano a garantire i servizi senza andare in perdita.

“Crediamo sia necessaria  l’introduzione di una clausola di adeguamento dei costi di trasporto al costo del carburante; una variazione automatica applicata alle voci tariffarie legate al trasporto, riconducibile al valore del prezzo medio mensile nazionale del carburante da autotrazione al consumo. Inoltre è giunto il momento di prevedere l’introduzione del cosiddetto “carburante professionale”, con prezzo calmierato alla pompa, come già avviene per il carburante agricolo e un credito d’imposta sui costi di acquisto del carburante”, si legge in una nota.

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