Burocrazia, al via monitoraggio sul funzionamento degli uffici pubblici

Pubblicato il 15 Settembre 2017 in Imprese, Territorio

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Ventidue miliardi l’anno. È il costo che la burocrazia scarica sulle imprese artigiane, micro, piccole e medie. Per semplificare, mediamente si tratta di 5mila euro l’anno a impresa, 16 euro al giorno, due euro all’ora. Lo certifica una indagine del Centro studi Cna dedicata a «Piccole imprese e Pubblica amministrazione: un rapporto (im)possibile». L’indagine è stata condotta su un campione, rappresentativo del settore, di 1035 imprese associate alla Confederazione (4 su 5 con meno di dieci addetti) sul modello di un’analoga iniziativa svolta tre anni fa.

«Cna è già al lavoro – spiega Claudio Corrarati, presidente regionale della Cna-Shv — per organizzare e lanciare «Comune che vai burocrazia che trovi», la più grande banca dati nazionale sul funzionamento degli uffici pubblici nel rapporto con le piccole imprese. Come abbiamo fatto, con successo, con l’altra grande operazione nazionale intitolata «Comune che vai, fisco che trovi» che misura le grandi differenze di pressione fiscale sulle imprese tra i comuni italiani con lo stesso criterio e con lo stesso scrupolo misureremo, dati alla mano, i tempi e i costi di adempimento delle principali pratiche amministrative. Metteremo a confronto, in una logica di piena trasparenza, amministrazioni e territori. È questo che intendiamo costruire come soggetti di una rappresentanza sempre più moderna e sempre più qualificata».

Burocrazia, nove imprese su dieci la ritengono un ostacolo

Per compiere tutti gli adempimenti richiesti dalla Pubblica amministrazione, nel 41,3% delle imprese coinvolte si bruciano fino a tre giorni lavorativi al mese, nel 32,2% fino a cinque, nel 9,1% fino a dieci e nel 6,8% oltre dieci, mentre nel 10,7% s’impiega meno di una giornata lavorativa. La consulenza di soggetti esterni è molto diffusa: il 46,5% delle imprese se ne avvale sempre (erano il 61,1% tre anni fa) e il 36,6% spesso (contro il precedente 32,2%).

«Questo dispendio di tempo, risorse ed energie – afferma Corrarati – zavorra il sistema Paese: quasi nove imprese su dieci (l’89,7%) ritengono che la cattiva burocrazia costituisca un ostacolo serio alla competitività. Da questi numeri si deve partire per capire che le nostre imprese non sono nella categoria di chi si lamenta a prescindere ma ci sono dati reali che dimostrano come le aziende siano vittime di concorrenza sleale rispetto alle altre ditte in Europa a causa della burocrazia. Anche la Provincia di Bolzano ad oggi non ha fatto passi da gigante su questo tema. Non possiamo continuare ad essere primi in Italia per crescita dell’export, tasso di disoccupazione ed occupazione giovanile contando solo sulle forze delle aziende. È necessario dare alle imprese un vero aiuto togliendo la burocrazia non produttiva. Se ai 5mila euro di media di costo della burocrazia aggiungiamo l’Imi per i locali adibiti ad archivio delle carte e la tassa sui rifiuti, arriviamo a 10-12.000 euro l’anno di spesa che nulla ha a che fare con la produzione aziendale».

Ma quali sono gli elementi che pesano di più? La complessità delle norme rimane di gran lunga il principale problema sofferto: il 67,8% delle imprese boccia la qualità legislativa italiana sia per la scarsa chiarezza sia per la stratificazione, nel tempo, di provvedimenti spesso motivati dall’urgenza. A livello settoriale sono le imprese edili (74,3%) e i fornitori di servizi alle imprese (71,4%) a patire maggiormente la complessità delle norme. Tra i problemi più acuti, a grande distanza, la quantità elevata di informazioni (43,8%) chieste dall’amministrazione pubblica e la lentezza della macchina burocratica (27,5%).

La foresta pietrificata, però, sta lentamente, molto lentamente, tornando alla vita. I cambiamenti introdotti nella legislazione da due anni a questa parte (Delega fiscale, Jobs Act, Riforma della Pubblica amministrazione) sono giudicati in maniera positiva da quasi un’impresa su tre (29,5%) più di quante esprimono un parere negativo (22,4%), con una fetta di poco inferiore alla metà degli intervistati che non percepisce cambiamenti evidenti.

Servizi telematici per semplificare

Utilizzati in maniera diffusa e molto apprezzati sono alcuni strumenti di semplificazione. Il 66,9% delle imprese che hanno partecipato al sondaggio ha usato il Durc online, il 34,9% lo sportello unico di interlocuzione tra impresa e Pubblica amministrazione, il 34,8% la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività), il 19% il «silenzio-assenso», il 9,7% la Conferenza dei servizi. Il consenso ottenuto dal Durc online dimostra che la semplificazione dei rapporti tra Pubblica amministrazione e imprese passa ormai, significativamente, per il sistema telematico, che garantisce un’interazione tempestiva e semplice tra soggetti pubblici e privati.

Ormai un’impresa su tre (33,4%) riesce a sbrigare più della metà delle pratiche burocratiche online, contro il 28,7% di tre anni fa. Il 95% degli intervistati usa abitualmente i siti della Pubblica amministrazione. Ma l’83,7% ritiene che le informazioni siano accessibili solo dopo una lunga ricerca (con il 5,7% che lamenta l’assoluta irreperibilità delle notizie utili). Il 62,2% delle imprese non ritiene adeguato il livello di informatizzazione del settore pubblico. Le macchine, però, non possono risolvere tutti i problemi. Non a caso, tra le priorità delle imprese che hanno partecipato alle indagini, svetta la maggiore qualificazione del personale pubblico (61,3%), seguita dall’adozione di modulistica standard sull’intero territorio nazionale (49,2%), dalla facilità di ottenere informazioni sullo stato di avanzamento delle procedure già avviate (34,7%) e dalla possibilità di pagare online tutti gli oneri connessi a servizi e/o adempimenti chiesti dall’amministrazione pubblica alle imprese (22,5%).



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