Chiedi chi erano i Bts. Il mondo giovanile: 1983-2023

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“Se vuoi toccare sulla fronte il tempo che passa volando in un marzo di polvere di fuoco.
E come il nonno di oggi sia stato il ragazzo di ieri
Se vuoi ascoltare non solo per gioco il passo di mille pensieri
Chiedi chi erano i Beatles, chiedi chi erano i Beatles”.

“Chiedi chi erano i Beatles” è una canzone degli Stadio uscita nel 1984. Sono passati quasi quarant’anni dalla pubblicazione di un testo che era anche un piccolo atto di accusa nei confronti di una generazione: “Voi che li avete girati nei giradischi e gridati. Voi che li avete ascoltati e aspettati, bruciati e poi scordati Voi dovete insegnarci con tutte le cose non solo a parole!”.
Sono passati quarant’anni da quella canzone e cinquantatré dallo scioglimento dei Beatles, eppure, ancora oggi, giovani, adulti e anziani riconoscono dalle primissime note canzoni come  “Here come the Sun”, “Let it be” o “Ticket to Ride”. Un fenomeno unico e, probabilmente, irripetibile. Recentemente, qualcuno ha “osato” confrontarli con una band nata nel 2012: i Bts, noti anche come Bangtan Boys.  Un confronto nato dai numeri di un successo planetario: al canale YouTube dei Bts sono iscritte 76,5 milioni di persone mentre i loro video fanno registrare cifre a nove zeri: “Dynamite”, pubblicato nel 2020, è stato visualizzato 1, 7 miliardi di volte.“Dna”, canzone uscita nel 2018, ha superato il miliardo e mezzo di visualizzazioni. Eppure, se si chiede a qualcuno sopra i quarant’anni, se non ai trenta, chi sono i Bts, è molto probabile che si riceva come risposta un sonoro “Chiiii?”
Questo è solo un esempio di come attraverso la musica sia possibile osservare i radicali cambiamenti avvenuti nel mondo dei giovani negli ultimi 40 anni, quelli in cui si è passati dal vinile al cd e dall’ipad all’Mp3 in streaming con i conseguenti effetti economici e sociali. Si potrebbe sostenere che tutto è cambiato col walkman, ci si tornerà, prima, però, va spiegato perché ne scriviamo qui e ora.

 

Quarant’anni fa, il 13 giugno 1983, veniva approvata una legge “per assicurare alla popolazione giovanile della provincia di Bolzano un’ampia formazione culturale e sociale, tramite l’attività del servizio-giovani”.  Ma come e quanto è cambiata la “popolazione giovanile” dal 1983 a oggi?
Lo speciale che state leggendo cercherà di osservare e analizzare questi cambiamenti per provare a individuare una prospettiva utile per i prossimi quarant’anni, o, più verosimilmente, per i prossimi dieci.

Dai cortili alla “Play Station”

Le innovazioni tecnologiche degli ultimi quarant’anni non hanno cambiato solo la musica, ma anche ogni tipo di fruizione mediatica e gran parte del mondo dei consumi con inevitabili ripercussioni sull’intera società.
Chi ha passato gli anni della propria giovinezza sulle poltrone di un cinema si è ritrovato a trascorrere le serate su quelle del proprio salotto davanti a un televisore, mentre i più giovani hanno ormai abbandonato il televisore della cameretta per un tablet o uno smartphone. I film in famiglia continuano a vedersi, solo che ognuno guarda il suo sul suo “device”. Ma i cambiamenti hanno investito ogni spazio sociale. Come noto, a partire dagli anni Ottanta, i cortili si sono trasformati in parcheggi e gran parte dei giochi, da quelli di strada a quelli di società, si sono fatti “virtuali” e dalla “strada” si è passati alla Play Station. Nel 1983 per poter avere una conversazione telefonica lontana da orecchi indiscreti si scendeva in strada alla ricerca di una cabina dotati di sacchetti di monete o di schede prepagate. Ora, invece, è sufficiente il cellulare, un sistema di messaggistica, non serve nemmeno rifugiarsi nella propria stanza. I “limiti” delle nuove generazioni sono segnati dal quando (per questo si mandano i vocali, si ascolta quando si riesce) che dal dove (è finito il tempo delle interurbane e delle dirette via satellite). Dal tempo più che dallo spazio.
Ma, innanzitutto, i giovani sono molti meno di un tempo. Dopo il boom demografico degli anni Sessanta che aveva dato origine al “Sessantotto” e a un’indifferibile volontà di cambiamento, negli anni Ottanta l’Italia è passata alla crescita zero. La popolazione ha cominciato a crescere di poche decine di migliaia di persone l’anno e nel 1993 ha registrato il primo saldo naturale negativo dal 1918. Successivamente, dal 2020, i saldi negativi hanno poi raggiunto la cifra di 300.000 persone all’anno.
Parallelamente alla decrescita demografica, proprio all’inizio degli anni Ottanta, i giovani hanno smesso  i panni dell’antagonismo nei confronti delle generazioni precedenti e dei padri. Li hanno definiti gli anni del “riflusso” quelli che, come scrive Luca Gorgolini ne “Il secolo dei giovani” (Donzelli): “Sono caratterizzati dal prevalere degli interessi privati su un impegno politico dalla voglia di divertirsi e dal desiderio di consumare.  Le tensioni sessantottine verso una dimensione onnipervasiva dell’attività politica, che riguardava ogni singolo momento e aspetto della vita quotidiana contro la società dei consumi che aveva strumentalmente dato visibilità al giovane nella sua qualità di acquirente e consumatore, sono già nel 1978 in via di dissolvimento”.
Ma il saggio di Gorgolini evidenzia in maniera precisa anche quello che è probabilmente l’aspetto più interessante per chi si è confrontato con le politiche giovanili negli ultimi quarant’anni: “La linea di demarcazione tra le diverse generazioni appare via via meno netta e riconoscibile rispetto a quanto accadeva in passato. Negli ultimi due decenni si è consolidato un modello di transizione all’età adulta sempre più dilazionato nel tempo. Come sostiene Gianfranco Bettin Lattes: ‘Oggi abbiamo uno strato di giovani che si assottiglia demograficamente, ma che prolunga nel tempo il suo status senza entrare nella condizione adulta nei tempi usuali. Al tempo stesso gli anziani diventano sempre più numerosi, ma non vogliono abbandonare la condizione attiva ed uno stile di vita che li mantenga più vicini possibile alle generazioni successive‘. Tra figli e genitori – conclude Gorgolini – c’è un legame di complicità che non fa crescere i primi e, in fondo, neppure i secondi”.

 

Dalla “folla solitaria” alla “bolla solitaria”?

Nel saggio di Gorgolini non mancano altri spunti interessanti e uno in particolare ci riporta all’inizio di questo articolo. “Il cambiamento più vistoso nei gusti dei giovani (negli anni Ottanta Ndr) si verifica ancora una volta nella musica. Le canzoni di protesta e dei cantautori impegnati vendono sempre meno si assiste all’affermazione commerciale della disco music e della musica pop”.
Gorgolini ricorda come nel 1978 fossero state aperte 500 discoteche e come, venti anni dopo, fossero ancora 4 milioni gli individui che frequentavano abitualmente le discoteche. ma conclude: “Nell’ultimo decennio. negli anni Novanta, ci troviamo di fronte è una gioventù dalla sagoma scolorita e sfrangiata”.
Ecco, è in questo quadro generale che si trovano ad operare le politiche giovanili a partire dagli anni Ottanta, costrette a confrontarsi con un mondo giovanile in radicale riduzione e cambiamento. Un mondo di cui è fin troppo semplice notare le differenze dimenticando le similitudini. Come sottolineato da Roberto Grandi e Antonella Mascio, sempre ne “Il secolo dei giovani”: “Il telefono cellulare assomiglia sempre più a certi strumenti presenti nella letteratura nei film di fantascienza che a loro volta ricordano sul piano degli effetti, la bolla comunicativa inaugurata dall’ormai superato Walkman”. Ma il Walkman a musicassette non è poi molto diverso dalle cuffie bluetooth utilizzate oggi da moltissimi adolescenti. La tendenza all’isolamento iniziata quarant’anni fa sembra essere diventata la norma. Dalla “folla solitaria” di Riesman si è passati alla “bolla solitaria”?
Nonostante tutto questo, la narrazione mediatica dei giovani si rifà ancora a un’immagine che non sembra più rappresentarli da almeno mezzo secolo.
Di questo, però, si occuperà una delle prossime puntate dello speciale “Giovane a chi?”.

Massimiliano Boschi

Immagine di apertura di Sofia Boschi

In collaborazione con Ufficio Politiche Giovanili della Provincia Autonoma di Bolzano

 

Qui gli altri articoli dello speciale: “Giovane a chi”

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