Bolzano e quelle strane tute rosse intorno alle fontane. Parola al collettivo WOOPS
Bolzano. “Ci facevano un sacco di complimenti per le tute rosse, qualche passante ci ha anche chiesto se eravamo del team Ferrari, gli abbiamo risposto sì, certo, ma del nuovo reparto biciclette”. Sorridono Hannes Gröblacher e Mira Samonig del collettivo WOOPS quando ci raccontano del progetto get wet/ arriva l’acqua! che stanno realizzando a Bolzano su invito di Lungomare. Parte della residenza europea SIT-PLU, il progetto si confronta con i paesaggi fluviali della città attraverso la materialità dell’acqua e indaga il suo impatto sullo spazio pubblico di Bolzano. Diverse iniziative hanno preso il via lo scorso aprile e proseguiranno nei prossimi mesi, fino ad ottobre. WOOPS è un collettivo artistico interdisciplinare composto da figure diverse, attive tra Vienna e oltre in ambito accademico, artistico e progettuale: Hannes Gröblacher e Lilli Lička sono architetti paesaggisti, mentre Mira Samonig è una ricercatrice urbana. Il nome che hanno scelto è già un programma: WOOPS sta infatti per Work On Outrageous Public Spaces (lavoro su spazi pubblici audaci, ndr).
L’azione del collettivo WOOPS alla fontana delle Rane a Bolzano il 16 aprile 2026.
Foto Paola Boscaini. Courtesy of Lungomare and the artists
Torniamo quindi alle tute rosse, con cui i tre si sono presentati lo scorso aprile in giro per le vie di Bolzano come una non ben precisata squadra di manutenzione (la sottoscritta confessa di aver pensato a una insistente raccolta fondi). La squadra ha poi iniziato ad armeggiare intorno alle principali fontane della città “studiando la città ci siamo resi conto che molte risalgono al periodo del fascismo” ci raccontano- come la fontana di San Francesco di Ignaz Glaboner sul Talvera e la fontana del parco Petrarca (ex fontana dei Legionari), riempendo e svuotando secchi, aggrovigliando tubi, impegnandosi in attività apparentemente molto serie, ma senza una finalità precisa – insomma, facendo ammuina si direbbe a Napoli. Ma facendola in maniera assoultamente professionale e credibile. Dopo che le “tute rosse” hanno preso confidenza con la città – e forse viceversa, il 16 aprile scorso c’è stato un vero e proprio appuntamento pubblico intorno alla fontana-simbolo di Bolzano, quella delle Rane, nel parco Berloffa, vicino alla Stazione. La fontana, ideata dallo scultore Ignaz Gabloner e dall’architetto Francesco Rossi nel 1929, è stata bombardata durante la guerra e poi ricostruita.
L’azione del collettivo WOOPS alla fontana delle Rane a Bolzano il 16 aprile 2026.
Foto Paola Boscaini. Courtesy of Lungomare and the artists
“Siamo arrivati con una lista di cose da fare e ci siamo fatti dare una mano dalle persone per pulire la fontana, ma in modo spontaneo, senza dire buongiorno, siamo tal dei tali…molti passanti sono intervenuti, c’è stato un signore che ha pulito un’intera rana e ci ha dato consigli sui prodotti da utilizzare, sabbia e acido citrico; un’altra signora si è rifiutata, ha detto che già puliva tutto il giorno e ne aveva abbastanza” racconta Gröblacher. L’attività proposta era in fondo banale “prendere uno straccio e pulire è un atto semplicissimo, che sa fare chiunque: proporre attività accessibili, a bassa soglia, è un aspetto fondamentale del nostro lavoro” sottolinea l’architetto – che con le colleghe ha all’attivo una serie di iniziative simili di impegno civico anche a Vienna, come ad esempio andare nel bosco a raccogliere aria pulita in sacchi da portare nel Westbahnpark, quartiere a rischio sovraffollamento edilizio per cui, come responsabili dell’iniziativa “Westbahnpark.live” e membri della piattaforma BLA (Büro für lustige Angelegenheiten – Ufficio per le Questioni Buffe) si impegnano da anni –“è molto liberatorio, si stabilisce subito un livello di comunicazione immediata con le persone… e poi ci divertiamo”, racconta.
Da sin: Lilli Lička, Hannes Gröblacher e Mira Samonig del collettivo WOOPS alla fontana di Parco Petrarca a Bolzano.
Foto Paola Boscaini. Courtesy of Lungomare and the artists
WOOPS propone azioni banali, che riescono a far emergere, in realtà, implicazioni complesse sul significato di un determinato luogo, senza bisogno di grandi studi o trattati: “sulla carta le cose possono stare in un certo modo, ma abbiamo visto che interventi come i nostri rivelano subito chi si sente responsabile per un certo luogo, chi lo controlla e quali emozioni suscita” dice Mira Samonig. Bolzano non fa eccezione: se la pulizia della Fontana delle Rane è proceduta senza intoppi, quando i tre si sono avvicinati, pochi metri più in là, alla fontana del Re Laurino, in piazza Magnago (in passato oggetto di polemiche per motivi politici e identitari) , l’addetto alla sicurezza è intervenuto all’istante “è stato subito chiaro che questo spazio è un luogo rappresentativo e controllato, e che la statua racchiude una serie di significati…sono tanti i parametri che determinano in che misura un’azione possa svolgersi o incontrare dei limiti nello spazio pubblico”.
E a proposito, come è andata con le richieste di permessi nella città delle autorizzazioni infinite? In realtà il team di presunta manutenzione se ne è infischiato. “Il nostro motto è, come per il Westbahnofpark, non chiediamo, lo facciamo e basta: in fondo non facciamo mai nulla che possa arrecare un danno. Semplicemente sondiamo un po’ i limiti, è un aspetto fondamentale” risponde subito Gröblacher, e Mira Samonig precisa: “Vedi, c’è un codice un codice di condotta implicito su come ci si deve muovere nello spazio urbano, quali limiti rispettare, per noi è interessante capire dove è permesso un passo oltre, e dove un secondo passo è di troppo”. Continua Gröblacher, “Nella mia esperienza come pratica artistica si può fare molto senza che arrivi la polizia a vietare tutto, ci sono molte zone intermedie… e in queste zone grigie ci si può muovere, è come un campo energetico su cui lavorare”. Un lavoro che WOOPS porta avanti con una certa leggerezza, lasciando che le cose si sviluppino anche attraverso la partecipazione spontanea delle persone. C’è una certa teatralità che poi aiuta e legittima il mettersi in gioco “abbiamo notato che le persone volevano credere alla nostra storia, erano felici di vedere che qualcuno si prendeva cura delle fontane ” dice Mira Samonig e aggiunge “Il focus finale dei nostri interventi performativi rimane l’esperienza dello spazio pubblico”.
A proposito, qual è stata la loro impressione su quello di Bolzano? “Abbiamo notato che lo spazio pubblico è molto commercializzato e che ci sono molti parcheggi – ne deduciamo che qui viene ancora data una grande importanza all’automobile” dice la ricercatrice. Certo per chi frequenta una città come Vienna non è semplice da capire, lì la città delle auto è una storia degli anni sessanta, con tanto di fotografie -ricordo esposte al museo cittadino “Wien Museum” (non è uno scherzo). Tornando a Bolzano, il gioco proposto da WOOPS è interessante perché un gesto semplice di cura, come pulire una fontana, diventa un momento di appropriazione, suggerisce che non solo certi monumenti, ma anche lo spazio pubblico sia un bene di tutti. “Cerchiamo di legittimare una narrazione che si discosta un po’ dallo script ufficiale” dice Mira Samonig. Nei prossimi mesi, WOOPS continuerà la sua residenza a Bolzano, con momenti di scambio interdisciplinare – tra i gli appuntamenti pubblici ci sono due camminate a piedi lungo il fiume, in programma per il 4 giugno e per il 28 agosto, oltre ad un evento finale a ottobre. Alla fine, un dubbio sorge: ma quando mettete in scena i vostri “immediate happening”, un po’ fuori luogo, out of place, non avete paura di essere considerati un po’ folli? “La nostra impostazione è una specie di esercizio, un buon esercizio per forzare i limiti, per avere meno paura, non pensare che tutto vada sempre male o arrivino divieti e intervenga la polizia …”.
Caterina Longo
Il collettivo WOOPS alla fontana di S. Francesco sul Talvera a Bolzano.
Foto Paola Boscaini. Courtesy of Lungomare and the artists


