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Compie 100 anni Bertoldi, unico testimone dell’eccidio di Cefalonia

Pubblicato il 24 ottobre 2018 in Culture

bertoldi  

Sopravvissuto alla fucilazione della Divisioni Acqui, deportato a Minsk e caduto nelle mani dell’Armata Rossa. Il 24 ottobre compie 100 anni Bruno Bertoldi, unico testimone ancora in vita dell’eccidio di Cefalonia, nel quale per mano dell’esercito del Reich persero la vita oltre 8.000 soldati italiani dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.

«Una figura esemplare», così lo dipinge Kompatscher, che l’ha incontrato in occasione del compleanno. L’ex soldato bolzanino, nato nel 1918 e cresciuto a Carzano (Trento), nell’allora Tirolo austriaco, fu arruolato nel 1937 a Bolzano come comandante dell’autodrappello della divisione Acqui. Sbarcato in Albania e di stanza a Cefalonia, venne risparmiato, per la seconda volta, da un militare austriaco optante sudtirolese, sopravvivendo all’eccidio. Alla fine della strage si consegnò alla Wehrmacht per evitare rappresaglie sulla famiglia e sul villaggio presso cui si era rifugiato, ma rifiutandosi di arruolarsi nell’esercito tedesco venne deportato a Minsk, in Ucraina. Lì lavorò come meccanico per sei mesi, prima di essere consegnato all’Armata Rossa dai partigiani polacchi – insieme ai quali aveva deciso di non combattere, pur appoggiandone la causa. «Di guerra non ne volevo più sapere» spiega oggi l’ex soldato. Finito nelle mani dell’Armata Rossa venne caricato nuovamente su un treno merci, dal quale riuscì però a fuggire, sopravvivendo per l’ennesima volta a morte certa. L’ex militare camminò quindi per due mesi nella steppa fino ad arrivare al lager di Tambov nella Russia sud occidentale, da cui venne poi trasferito in Turkestan, dove venne impiegato nella raccolta del cotone in un gulag.

Infine, nell’ottobre del 1945, venne caricato nuovamente su un treno, questa volta con direzione libertà. Trasportato per 17.000 chilometri fino a Vienna, riuscì a riabbracciare la madre incredula e gli amici del paese in Valsugana. Nel 2013 Bertoldi testimoniò al Tribunale di Roma nell’ambito del processo contro Alfred Stork, ex caporale dei Gebirgsjäger all’epoca 90enne, accusato dell’uccisione di «almeno 117 ufficiali italiani» sull’isola di Cefalonia. 

«La vita di Bertoldi rappresenta un simbolo e un motivo di ispirazione soprattutto per le giovani generazioni. La sua determinazione e capacità di adattamento ci mostra come la fede nella libertà e nella democrazia rappresenti un elemento fondante della nostra società. Sono questi i valori che ci hanno portato a fondare un’Europa unita, patria della fratellanza e del rispetto reciproco fra popoli, tradizioni e culture. Insieme all’augurio a Bertoldi per questa importante ricorrenza, vorrei sottolineare come la guerra rappresenti nel nostro immaginario sempre più la testimonianza di un passato ormai lontano e insieme un monito affinché nessun conflitto debba mai più contrapporre i popoli» conclude Kompatscher.

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