Bella Merano! Peccato per...Viaggio rappato alle periferie del benessere

di Massimiliano Boschi
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“Bella Merano, bella sta città, peccato per…” . Il ritornello del brano rappato dalle Nbwe – No Balance without diversity” al secolo Laura De Marchi e Chiara Avanzo, mi rimbalza in testa mentre attraverso la città sul Passirio in compagnia di Mauro Cereghini. L’ho incontrato per farmi raccontare il progetto «Re-Open» realizzato dall’Upad in collaborazione con il Comune di Merano, Maku (progetto nato all’interno del percorso di Impulsi Vivi), «Ascolto Giovani» e l’Istituto per l’edilizia sociale. E’ il 4 novembre, dal giorno successivo Bolzano sarebbe diventata «Zona Rossa» e Cereghini mi illustra il progetto mentre ci dirigiamo verso il quartiere di San Vigilio che sorge a sud di Maia Bassa: «Gli obiettivi erano due: trovare spazi di espressione per gli artisti locali diversi da gallerie e musei e rigenerare spazi urbani abbandonati. La prima edizione di Open era partita a febbraio 2020 e quindi ha avuto vita breve causa lockdown, per questo per l’autunno abbiamo pensato a Re-Open, una nuova edizione che ha coinvolto cinque luoghi periferici».

San Vigilio è uno di questi, qui Stefan Fabi ha cercato di recuperare il «tempo perduto» durante il lockdown, invitando gli abitanti a mettere per iscritto cosa avevano fatto e pensato nei mesi di forzato isolamento. Sedie e tavoli posti all’esterno di un locale abbandonato invitavano alla socializzazione, ma con Cereghini abbiamo scelto sederci in mezzo al piccolo giardino che ospita uno spazio giochi per bambini. E’ tra uno scivolo e una giostra, che Cereghini mi racconta  la storia di quel che ci circonda: «Qui sono sorte le prime case di Merano per il ceto medio italiano. Era un progetto anche lungimirante che prevedeva spazi per la vita in comune degli abitanti, edifici non troppo alti e strade libere dalle automobili perché ospitate nei garage sotterranei».

Erano gli anni Sessanta e ai tempi non mancavano gli esercizi commerciali che ora sono scomparsi: «L’apertura di centri commerciali più grandi e attraenti nelle vicinanze ha costretto i vecchi negozi alla chiusura, ma non è l’unico cambiamento che ha mutato l’aspetto del quartiere. A fianco a queste tipologie di edifici ne sono sorti altri di edilizia popolare con altri obiettivi e questo ha cambiato molte cose. Chi aveva comprato casa sentiva e sente un forte senso di appartenenza nei confronti del quartiere, lo sentiva suo. Un approccio, ovviamente, molto diverso da chi vive in affitto nelle case popolari. Inoltre, i vecchi proprietari sono invecchiati, i figli si sono trasferiti altrove e gli spazi pubblici sono stati occupati dai nuovi arrivati e dai loro figli e questo ha creato una prima frattura. Poi negli anni Ottanta è arrivato lo spaccio di droga e questo quartiere si è trasformato nel Bronx di Merano».

Anche a Bolzano c’è chi pensa di vivere nel Bronx tra bande criminali e degrado, quindi non mi meraviglio, ma non posso non far notare che tutte le finestre delle case di San Vigilio sono prive di inferriate anche al piano terra e che non si vede nemmeno un graffito o una carta per terra.

Ma si è fatto tardi e decidiamo di proseguire la discussione insieme a Hannes Egger che raggiungiamo nel rione di Maria Assunta, dove ha lavorato su uno degli altri spazi selezionati dal progetto Re-Open. Ci aspetta davanti all’ex supermercato Conad che ha ospitato il suo progetto artistico, anche se non tutto è andato come sperava: «Inizialmente – spiega – volevo portare l’arte nel rione, invitando gli abitanti del quartiere a Palais Mamming per scegliere l’opera o l’oggetto che desideravano esporre nelle vetrine dell’ex supermercato, ma per problemi legati alle tempistiche non siamo riusciti a farlo. Mentre pulivo gli spazi di fronte al supermercato, però, i cittadini continuavano a chiedermi se avrebbe riaperto, ho capito che era un luogo che mancava molto ai residenti, per cui ho iniziato a lavorare su questo aspetto».  Così Hannes Egger ha inviato lettere e appeso manifesti per invitare i residenti a scegliere i prodotti da esporre in vetrina. «Alla fine hanno risposto in tanti in maniera anche molto dettagliata. C’è chi ha chiesto prodotti senza glutine e chi prodotti di marche precise».

E’ così che una lista dei desideri si è trasformata in una lista della spesa, gli oggetti d’arte in prodotti di consumo. Egger non si è perso d’animo e ha realizzato al meglio il suo progetto, ma risulta difficile non notare il lato simbolico della vicenda. Niente di così sorprendente, a Bolzano, i cittadini hanno detto detto un chiaro «Sì» al centro commerciale e residenziale del «progetto Benko» e un chiaro «No» al tram. L’importanza dei centri commerciali nelle città non solo europee non lo scopriamo certamente noi e basta farci un giro nei week end per comprendere il fascino che esercitano.

Ma quel che è evidente a Maria Assunta come a San Vigilio o Casanova a Bolzano non è il degrado, nessuno ci ha importunato, nessuno ha vandalizzato la vetrina, nessuna gang si aggirava nei paraggi minacciosa. E’ vero, il rione di Maria Assunta è anche più isolato di San Vigilio e chi ci abita si sente lontano dal centro schiacciato tra la Mebo e il cimitero, ma il problema è quel che manca, non quel che c’è.

I pochi ragazzi che incrociamo si bevono una bibita in un giardinetto, per il resto solo silenzio. Sembra l’ennesima dimostrazione di come questi quartieri, manchino di vita. Certo, mancano i negozi che sembrano essere l’unico motivo, oltre al lavoro, in grado di costringere le persone fuori di casa. Ma è così che si formano quartieri dormitorio in cui ogni rumore, ogni voce, si trasforma in un disturbo per chi cerca di riposare o di guardarsi la televisione. In questa rubrica ne abbiamo già scritto spesso, ma questo Natale schiacciato dall’emergenza Covid sembra dimostrarlo in maniera esemplare. Piovono allarmi riguardo a ogni tipo di vita sociale per cui si vietano aperitivi, spettacoli teatrali e cinematografici, ma anche cene in famiglia, mentre contemporaneamente si invita la popolazione a comprare regali come se non ci fosse un domani. Probabilmente passerà alla storia come il natale più consumistico della storia anche se privo dei mercatini.

Chi è troppo giovane, scorbutico o rompiscatole per accettare questo stato di cose, si rifugia nella lettura, nella scrittura o nella musica, come hanno fatto, per esempio, Laura De Marchi e Chiara Avanzo autrici del brano rap citato in apertura. A  questo punto possiamo anche svelare come prosegue: «Bella Merano, bella ‘sta città, peccato per gli stronzi e la mentalità. Ti mangiano se mostri le tue fragilità».

 

Chiara Avanzo non abita a Maria Assunta, ma a Sinigo, già zona di industrie e di case operaie, inevitabilmente, la prima domanda riguarda gli stronzi. Le chiedo chi sono, magari senza fare nomi:«Sono le persone che ragionano per stereotipi, quelli che ti guardano male se non ti vesti come tutti gli altri o se non ti conformi al modello. Siamo una piccola realtà, una provincia ricca che mal sopporta chi vive nel disagio economico e sociale e per questo lo emargina. Questa attenzione ai soldi e all’estetica serve proprio a nascondere il disagio, ma Merano non è popolata solo da turisti e benestanti e noi abbiamo provato a raccontarlo attraverso il rap».

Laura e Chiara lo rappano esplicitamente: «Siamo arte disprezzata e non capita», come quasi tutto quello che è contemporaneo e non conforme al modello. La pandemia, purtroppo, non ha migliorato la situazione: «L’isolamento è aumentato e sono aumentati anche i controlli di polizia, soprattutto a Sinigo che è considerata una zona degradata. Ma dal punto di vista musicale non è stato un male, abbiamo trovato molti spunti per nuovi pezzi».

Io, invece, scrivo questo pezzo nel primo giorno di riapertura post lockdown. Le strade di Bolzano sono più affollate del solito, Piazza Walther a Bolzano è ridotta al fondale del presepe di un fanatico dei pan di stelle, mentre davanti al Vecchio Municipio hanno piazzato una casetta di simil-marzapane ispirata a quella di Hansel & Gretel. Quella che la strega aveva costruito come esca per i bambini di cui si nutriva. “Bella Bolzano, bella ‘sta città, peccato per…”.

Massimiliano Boschi

 

 

 

 

 

 

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