I 50 anni dell’”Alto Adige del Belgio” e quel che Kompatscher non vuol vedere

Il presidente della Provincia Arno Kompatscher si è recato alle celebrazioni del cinquantesimo anniversario del Parlamento della Comunità germanofona del Belgio orientale (Ostbelgien), che si sono tenute al teatro dell’opera La Monnaie/De Munt di Bruxelles.
Dalla capitale belga, il Landeshauptmann ha sottolineato come a tutela delle minoranze e l’Autonomia si siano dimostrate strumenti di pace efficaci in Alto Adige e in Belgio: “In entrambi i casi -ha dichiarato – i negoziati sono riusciti a preservare, proteggere e promuovere la lingua e la cultura della minoranza di lingua tedesca in uno Stato in cui la maggioranza parlava una lingua diversa”.
Per Kompatscher però, ciò che distingue i due territori, le due “autonomie” è innanzitutto il loro radicamento. A differenza dell’Alto Adige, infatti, l’Autonomia della Comunità di lingua tedesca in Belgio è inserita in una struttura statale federale. I diritti dei valloni, dei fiamminghi e dei belgi orientali sono ugualmente inseriti nella Costituzione, non in Statuti di Autonomia separati. “Questa struttura federale facilita molte cose –  ha concluso Kompatscher- poiché tutte le comunità dello Stato federale stanno cercando di espandere il proprio autogoverno”.

La struttura federale belga, effettivamente, aiuta a spiegare alcune delle differenze tra i due territori “autonomi” di lingua tedesca, ma non spiega una differenza fondamentale: l’Ostbelgien ha imparato molto dall’Alto Adige, l’Alto Adige mostra di non aver compreso nulla dall’Ostbelgien. Per comprenderlo servono alcuni dati fondamentali. Dal 15 marzo 2017, si presenta con il termine “Ostbelgien”, un territorio di circa 78.000 abitanti per lo più di lingua tedesca che ospita anche cittadini di lingua francese e fiamminga, così come l’Alto Adige/Südtirol ospita anche abitanti di lingua italiana e ladina. La comunità tedesca belga è unita amministrativamente alla Vallonia e confina con la Renania tedesca. Ma le somiglianze non finiscono qui, per esempio, in Ostbelgien vive poco meno dello 0,7% della popolazione belga, una proporzione non molto diversa dalla Provincia di Bolzano che ospita poco più dello 0,8% del totale della popolazione italiana. Gli edifici pubblici dell’Ostbelgien espongono scritte rigorosamente in due lingue, a volte in tre (olandese compreso) mentre nei negozi a volte si leggono solo scritte in tedesco, altre, anche se più raramente, solo in francese.
Come sottolineato da Kompatscher, in Belgio la popolazione di lingua tedesca ha potuto beneficiare delle controversie tra fiamminghi e valloni e dei loro sforzi per autogovernarsi. Lotte che hanno trasformato il Belgio in uno stato federale con una struttura complessa e articolata che ha permesso alla minoranza di lingua tedesca di essere tutelata e rispettata. Detto altrimenti, nell’Ostbelgien, non si sono profusi sforzi paragonabili a quelli dei sudtirolesi per diventare autonomi e la storia ha percorso itinerari molto diversi.
Detto questo, non si possono non notare altre fondamentali differenze tra i due territori. Per esempio, nell’Ostbelgien, i genitori scelgono liberamente se mandare i figli a una scuola tedesca o francese e viene attribuita grande importanza all’istruzione e all’educazione bilingue. Un modello opposto al sistema educativo rigorosamente separato dell’Alto Adige. Evidentemente, in Ostbelgien il multilinguismo e la competenza interculturale sono visti come una carta vincente da promuovere, non come un pericoloso rischio per le tradizioni locali.

Un’altra importante differenza riguarda l’attenzione ai confini, quelli geografici e quelli mentali. Per raggiungere l’Ostbelgien si attraversa senza accorgersene il confine tedesco posto a poca distanza dalla periferia di Aachen. Il cartello di ingresso in Belgio è seminascosto tra gli alberi e non esistono controlli di alcuni tipo. Pochi chilometri più a nord,  sorge il Drielandenpunt, dove si incrociano i confini tra Belgio, Olanda e Germania. Un luogo trasformato in un piccolo parco a tema con tanto di giochi per bambini che si divertono a saltellare tra una frontiera e l’altra. Un triplice confine che, pur circondato da monumenti ai caduti della prima e seconda guerra mondiale, anzi proprio per quello, intende celebrare la pace raggiunta e indicare una strada precisa per il futuro. Un grande insegnamento non solo per tempi come quelli che stiamo vivendo.

Come accennato, i parlamentari dell’Ostbelgien continuano a guardare con grande interesse all’Alto Adige/Südtirol, fanno tesoro anche dell’esperienza accumulata nel lungo percorso di Autonomia e l’invito a Kompatscher per le celebrazioni dei cinquant’anni del Parlamento locale sono solo un piccolo esempio. A Bolzano e dintorni, invece, si guarda con sufficienza all’esperienza belga “Ehh ma loro sono federali” e “ma loro sono più piccoli”, “ehh ma la storia è diversa…”. Banali scuse che evidenziano unicamente la differenza di orizzonti tra chi governa i due territori. Nell’Ostbelgien si guarda al futuro e si evitano rigidità ormai assurde in un mondo globalizzato, a Bolzano e dintorni, invece, si preferisce continuare a trovare giustificazioni nel passato per non affrontare i problemi del presente. Le conseguenze sono evidenti, compresi i risultati elettorali.

Massimiliano Boschi

Immagine di apertura: Foto: ASP/Dominik Holzer

 

 

 

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