Badia tre anni dopo la frana: come gestire le emergenze

Pubblicato il 25 Novembre 2015 in Culture

frana Badia  

Come si reagisce di fronte ai disastri naturali? E, di conseguenza, cosa bisogna fare perché la situazione d’emergenza venga gestita al meglio dalla popolazione e dalle autorità competenti? Queste le domande a cui i ricercatori dell’Istituto per il telerilevamento applicato dell’Eurac hanno cercato di rispondere in uno studio presentato oggi, 26 novembre, durante una riunione civica a Badia. La location scelta non è frutto del caso: nel dicembre 2012 in questo comune una frana ha distrutto quattro abitazioni danneggiandone molte altre, creando notevoli disagi e preoccupazioni tra gli abitanti, ma anche un forte legame di collaborazione con le autorità competenti per cercare di risolvere l’emergenza. «Quali conseguenze possono avere un forte senso di comunità, o un buon rapporto con le autorità, nella gestione di un disastro naturale?», questa la domanda da cui è partita l’analisi di Lydia Pedoth, responsabile dello studio, e da cui è nata l’idea per l’incontro odierno: «Cosa possiamo imparare dalla frana in Val Badia».

Da sola infatti la competenza tecnica non basta. Come ha sottolineato Volkamar Mair, il direttore dell’Ufficio geologia della Provincia di Bolzano, il ruolo dei media e il modo di rapportarsi con la comunità colpita dai disastri naturali sono fondamentali per gestire al meglio situazioni d’emergenza. Tre i punti chiave evidenziati: individuare dei portavoce che facciano da tramite tra autorità e la cittadinanza, collaborare costantemente con la popolazione e non solo nei momenti di emergenza e la prevenzione attiva da parte dei singoli cittadini.

1. Individuare dei portavoce tra soccorritori e cittadini

Durante i momenti di maggior difficoltà gli intervistati, anche i più giovani, hanno dimostrato di ritenere credibili allo stesso modo le notizie che vengono fornite dai propri parenti o conoscenti rispetto a quelle dei media. Da parte delle autorità è quindi necessario individuare, all’interno delle comunità, dei portavoce fidati con i quali poter dialogare e che facciano da tramite per informare correttamente tutti i cittadini dell’area colpita e migliorino il coordinamento delle attività. «Come dimostra lo studio – ha affermato Mair – azioni di questo tipo hanno effetti molto positivi e, allo stesso tempo, costi relativamente contenuti».

2. Dialogare costantemente con le autorità

L’esperienza del 2012, benché critica, è stata molto positiva sul piano umano per quanto riguarda il coordinamento tra comunità locale e autorità nelle operazioni di soccorso. Un legame che però, dopo i momenti di impellente difficoltà, non si è mantenuto nel corso del tempo, dato che i cittadini, a poco più di un anno di distanza dal disastro avvenuto, hanno risposto di non sentirsi adeguatamente informati e sicuri sulla possibilità di nuove frane. Trovare strategie di lungo periodo che forniscano occasioni di confronto tra cittadini e organi competenti è particolarmente importante per un’area, come l’Alto Adige, fortemente soggetta a rischi naturali.

3. Puntare sulla prevenzione del singolo cittadino

I cittadini che abitavano nel comune di Badia nel 2012 sapevano benissimo che l’area era soggetta a rischi, eppure non si aspettavano veramente che qualcosa succedesse. Questo perché la prevenzione è percepita esclusivamente come un compito che spetta solamente alle autorità. Se da un lato questo mostra fiducia nelle istituzioni, dall’altro diminuisce la soglia di attenzione e la prevenzione da parte del singolo cittadino. Prevenire è meglio che curare, e i cittadini in tal senso possono dare un contributo fondamentale nel segnalare per tempo situazioni a rischio.

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