Aumentano temperature e valanghe, l’allarme degli ingegneri che pensano soluzioni ad hoc

Pubblicato il 29 Novembre 2019 in Infrastrutture

 

Un doppio aumento che porta con sé un grande pericolo per il territorio altoatesino, e non solo. Crescono le temperature a livello globale (e in Alto Adige anche sopra la media, con estati più calde di 2,2°C e inverni di circa 0,8°C negli ultimi cinquant’anni), cresce la densità della neve. Un manto nevoso che si scioglie velocemente con il caldo, aumentando le valanghe, in particolare quelle da slittamento. Un fenomeno nuovo provocato quindi da fattori ambientali in primis ma anche, in parte, dall’uomo (i pascoli di alta quota non vengono curati come un tempo e i fili d’erba lunghi facilitano l’innesco di una valanga a slittamento). È questa una delle grandi sfide degli ingegneri altoatesini: creare opere antivalanga pensate ad hoc per il territorio e le sue peculiarità. L’argomento è uno dei principali emersi durante le «Giornate Geotecniche», organizzate a Bolzano, mercoledì 27 e giovedì 28 ottobre, dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia Autonoma di Bolzano, in collaborazione con l’Associazione Geotecnica Italiana. Non solo professionisti e istituzioni, ma anche tanti cittadini hanno affollato il Centro Pastorale del capoluogo, segno che la tutela ambientale sia un tema caro a molti.

«L’effetto del cambiamento climatico avrà conseguenze anche per quanto riguarda gli aspetti geotecnici relativi alle costruzioni – spiega Giorgio Rossi, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Bolzano –. I metodi con i quali si progettano le opere andranno rivalutati alla luce di quello che si sta osservando in natura. È evidente infatti che fenomeni cosiddetti “molto rari” in realtà si manifestano con una frequenza e forza sempre maggiore. Siamo di fronte allo scioglimento del “permafrost” e la drammatica ritirata dei ghiacciai».

«La progettazione di opere geotecniche come briglie – continua Rossi –, paramassi e opere paravalanghe, così importanti per la sicurezza del territorio, andrà così adattata sulla base di ciò che oggi accade e che si prevede possa accadere. La stessa valutazione della stabilità dei versanti andrà condotta con strumenti nuovi. L’Alto Adige, con l’applicazione dei piani delle zone di pericolo, si è dato uno strumento efficace e lungimirante al fine di gestire il rischio dai pericoli naturali. La divisione in zone ha permesso di identificare sul territorio le aree a maggiore o minore rischio. Non è detto che non si possa costruire nelle zone a minor pericolo, ma le costruzioni andranno progettate tenendo in considerazione il cambiamento in atto al fine di garantire la sicurezza e l’incolumità delle persone. Gli ingegneri altoatesini hanno competenze e passione per battere il dissesto idrogeologico e aumentare la sicurezza del territorio».

ARGINI FLUVIALI

«Cultura in ingegneria geotecnica», questo il filo conduttore del doppio appuntamento. Nella prima giornata si è parlato di un altro tema molto importante in Italia e al centro dell’attenzione pubblica proprio in questi giorni: la protezione dalle alluvioni. Situazioni di grande allarme, con danni e purtroppo vittime, si susseguono di anno in anno. L’apertura dei lavori è stata affidata, oltre a Giorgio Rossi, a Rudolf Pollinger, direttore della Protezione Civile altoatesina, Nicola Moraci, presidente Agi (associazione geotecnica italiana), Giovanni Ruggeri, presidente del Comitato nazionale italiano per le grandi dighe e Daniele Cazzuffi, presidente Agi-Igs. Di  «Pianificazione e progettazione» ha parlato Ornella Segnalini, già direttrice generale del MIT. Il focus pomeridiano, invece, sugli «Interventi e monitoraggio», con l’intervento finale di Paolo Simonini, docente dell’Università di Padova e membro del CNR.

INSIEME ALLA PROTEZIONE CIVILE

Giovedì 28 novembre, invece, in collaborazione con la Protezione Civile di Bolzano si sono toccati temi propri dell’ingegneria geotecnica, a partire dall’analisi dei cambiamenti climatici in ambito alpino e la loro rilevanza sulla stabilità dei suoli, agli aspetti progettuali nella protezione dalle valanghe fino ad aspetti della modellazione numerica avanzata per la simulazione di problemi di difesa del suolo. «I cambiamenti climatici in ambito alpino e la loro rilevanza sulla stabilità dei suoli», il tema trattato da Dino Zardi, docente dell’Università di Trento.

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