Musica, parole e 300 persone per l’accensione della frase della Arendt davanti al bassorilievo fascista

Pubblicato il 5 Novembre 2017 in Agenda

 

Eccola la scritta luminosa di Hannah Arendt: «nessuno ha il diritto di obbedire». A ricordare che davanti ai regimi totalitari la diserzione è un dovere morale, a ricordare che quel «Credere, obbedire, combattere» scolpito nella pietra sotto Mussolini a cavallo, al centro del fregio di Piazza Tribunale, è un invito cieco a mettere da parte l’uso della ragione. L’unica invece che può salvarci dalla dittatura e dalla crudele stupidità che l’accompagna. La frase è tratta da un’intervista radiofonica del 1964 fatta alla Arendt da Joachim Fest e recita testualmente «Kein Mensch hat bei Kant das Recht zu gehorchen». Ora questa frase risemantizza il fregio di Hans Piffrader che celebra la retorica fascista con uno sviluppo lineare di 36 metri e una superficie di 198.

E’ stata una cerimonia sobria senza interventi e discorsi ufficiali al cospetto di circa 300 persone in piazza, ma che ha visto dapprima la lettura di testi in italiano, tedesco, ladino e inglese  tratti da: «Schöne Welt, böse Leut» di Claus Gatterer, «Unvergessen» di Franz Thaler, «Se questo è un uomo» di Primo Levi e «Eichmann was outrageously stupid» di Hannah Arendt, quindi il minuto di silenzio al termine del quale è stata accesa l’installazione luminosa sulla facciata del palazzo degli uffici finanziari. Un’opera corredata da una tavola esplicativa in quattreo lingue che si sviluppa sulla piazza. Sono seguite le note dell’Orchestra Haydn con l’«Adagio for strings» di Samuel Barber. La scritta è opera degli artisti gardenesi Arnold Holzknecht e Michele Bernardi.

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Il Sindaco di Bolzano Renzo Caramaschi ha detto «Si tratta di un messaggio di democrazia, libertà e di coscienza civica che si contrappone a quello che sta sotto il duce a cavallo “Credere, obbedire, combattere” . La democrazia è un valore assoluto che supera le dittature. Essere italiani o essere tedeschi, non significa essere fascisti o nazisti. Questa scritta è un monito. E’ un invito a ragionare a stimolare emozioni. Spero che ciascun cittadino di Bolzano percepisca un senso di progresso e di pace in questa terra che ne ha passate tante, troppe. Con la democrazia abbiamo avuto anche un’utonomia ricca; adesso è il momento non solo di convivere, ma di stimarci reciprocamente per il progresso della città e della provincia» .

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«Sono le giornate in cui si ricordano i caduti in guerra e le vittime di violenza: non a caso, quindi, abbiamo scelto questa data per illuminare l’installazione sul bassorilievo, semplicemente invitando i presenti a osservare un momento di raccoglimento per ricordare tutte le vittime dei regimi totalitari», commenta il presidente della Provincia Arno Kompatscher a conclusione dell’appuntamento in piazza Tribunale. Kompatscher ricorda che «dopo il percorso museale aperto negli spazi sotto al monumento alla Vittoria, la società civile si dimostra matura per questo nuovo passo, che rafforza il cammino dalla storicizzazione verso la normalizzazione. Il momento vissuto questa sera in piazza Tribunale, preparato e atteso da tempo, ci rende consapevoli di quanta strada siamo riusciti a fare assieme in Alto Adige». Per Kompatscher la citazione tratta da Hannah Arendt «deve servire a ricordarci un triste periodo storico, a prenderne coscienza, a farne un monito per le generazioni future. Il passato indica a tutti noi le strade da seguire e l’illuminazione della frase sul bassorilievo del regime fascista, come già l’apertura del centro di documentazione sotto la Vittoria, testimonia proprio la nostra volontà di trasformare un luogo in memoria storica. È un bel messaggio di convivenza, un nuovo passo avanti che aiuta la riflessione sulla storia comune della nostra terra».

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