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Lavoro, apprendistato trampolino per diventare imprenditori

Pubblicato il 25 marzo 2019 in Lavoro

apprendistato  

L’apprendistato come rampa di lancio verso il lavoro autonomo. Dall’ultimo numero di Mercato del lavoro news, pubblicazione dell’Osservatorio provinciale mercato del lavoro, emerge che questa affermazione in linea di principio è confermata, pur essendoci interessanti distinzioni e particolarità. Secondo l’assessore competente, Philipp Achammer “la ricerca conferma che l’apprendistato rappresenta la base per l’avvio di diverse forme occupazionali ed apre numerose opportunità nel mercato del lavoro. In Alto Adige abbiamo bisogno sia di lavoratori specializzati che di datori di lavoro capaci, e chi aspira a rendersi autonomo trova le opportunità per creare una propria impresa. Naturalmente un indubbio vantaggio è rappresentato dalla possibilità di rilevare l’azienda famigliare”.

Eredità imprendioriale

Gli apprendisti i cui genitori lavorano in proprio, ma in un altro settore, tendono a diventare titolari d’azienda meno frequentemente e nella stessa misura degli apprendisti che sono figli di operai e impiegati. Già un precedente numero di Mercato del lavoro news aveva affrontato la tematica, e l’analisi attuale si basa su questi risultati evidenziando le carriere professionali intraprese dai giovani che hanno iniziato un apprendistato tra il 1998 e il 2008, tenendo presenti le diverse situazioni occupazionali dei genitori. Gli apprendisti, di cui almeno un genitore possiede un’azienda, diventano più spesso lavoratori autonomi rispetto a coloro che non hanno genitori lavoratori autonomi. Si osserva inoltre un’interessante classificazione all’interno del lavoro autonomo. Gli apprendisti che hanno lavorato presso l’azienda di famiglia mostrano la percentuale più elevata di lavoro autonomo, mentre gli apprendisti che non hanno mai lavorato nell’azienda di famiglia, ma comunque nello stesso settore, manifestano una tendenza leggermente minore verso il lavoro autonomo. 

Tre gruppi distinti di apprendisti e imprenditori

In linea generale si osservano tre gruppi. Il gruppo in cui padre o madre sono lavoratori autonomi e in cui il figlio o la figlia hanno lavorato presso l’azienda di famiglia. Qui la percentuale degli apprendisti che si sono messi in proprio è la più elevata: 10 anni dopo l’inizio dell’apprendistato sono al minimo il 25% con una stima massima che raggiunge il 50%. La percentuale maschile (80%) in questo gruppo è significativamente maggiore rispetto agli altri gruppi. Inoltre, gli ex apprendisti sono occupati o lavorano in proprio in maggior misura nel settore alberghiero e della ristorazione e nell’edilizia. Inoltre, il loro domicilio si colloca maggiormente nelle zone rurali.

Il gruppo in cui il padre o la madre sono lavoratori autonomi, mentre il figlio o la figlia pur operando nello stesso settore non hanno mai lavorato nell’azienda di famiglia. Anche in questo gruppo il numero di apprendisti che diventano successivamente titolari di azienda è elevato. 10 anni dopo l’inizio dell’apprendistato la loro percentuale può essere stimata ad un massimo di 30%, rimanendo di gran lunga inferiore rispetto a quella del primo gruppo. La metà ha un lavoro a tempo indeterminato, il 10-15% a tempo determinato. Si manifestano sempre più anche altre forme di occupazione e disoccupazione.

Infine, c’è il gruppo in cui i figli svolgono un apprendistato in un altro settore rispetto ai genitori, indipendentemente dal fatto che gli stessi siano lavoratori autonomi o dipendenti. In questo gruppo la percentuale dei lavoratori autonomi è quella più bassa, mentre quella dei lavoratori dipendenti è la maggiore. Anche le altre forme di occupazione e la disoccupazione raggiungono valori più alti rispetto ai primi due gruppi. 10 anni dopo l’inizio dell’apprendistato oltre il 60% lavora a tempo indeterminato e il 13% a tempo determinato.

 

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