Appalti, numeri in aumento. Ma Rete Economia invita alla «cautela»

Pubblicato il 2 Ottobre 2018 in Imprese

 

L’Agenzia per gli appalti della Provincia di Bolzano (nome ufficiale Agenzia per i procedimenti e la vigilanza in materia di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture – ACP) ha pubblicato il proprio rapporto annuale. In confronto ai dati relativi all’anno precedente, emerge che nel 2017 un numero crescente di procedure sono state assegnate a ditte altoatesine (dall’82,7% all’83,4%). A livello numerico gli assegnatari di procedure operanti in Alto Adige sono aumentati sensibilmente: dal 59,4 al 63,1% del totale aggiudicato. Il 33,8% dell’importo complessivo delle gare è stato assegnato ad altre aziende nazionali. In questa categoria la parte del leone la fanno le aziende che commercializzano prodotti farmaceutici e ausili medici. Il rimanente 3,1% degli appalti viene assegnato a ditte estere. Il valore complessivo degli affidamenti pubblici è rimasto pressoché stabile negli ultimi due anni: dal valore di 1.014 miliardi di euro nel 2015 a 1,199 miliardi nel 2016 (+18,2%) a quota 1,110 miliardi (-7,4%) nel 2017. Il lieve calo è dovuto principalmente alla minore entità degli appalti pubblici (-11,5%), che rappresentano pur sempre il 51% delle pubblicazioni in termini di valore. In valore assoluto gli appalti sono aumentati del 2,6%.

La dinamica

In particolare è aumentato il numero degli appalti di valore pari o superiore a 40.000 euro. «Abbiamo registrato un incremento del 27,8% rispetto all’anno precedente. Tale dato è ancora più significativo, poiché la stessa voce a livello nazionale si è attestata al 9,7%. Si tratta di un chiaro effetto positivo derivate dalla nuova legge sugli appalti entrata in vigore in Alto Adige, che rappresenta uno strumento semplice ed efficace» spiega il direttore dell’Agenzia provinciale per gli appalti Thomas Mathà. Nel corso del 2017 le amministrazioni pubbliche sono state le principali stazioni appaltanti con 486 milioni di euro, seguite dalla Provincia con 394 milioni. Negli anni precedenti il rapporto era invece invertito, con la Provincia che sopravanzava le amministrazioni comunali per il volume dei bandi anche per il fatto che i Comuni non facevano ancora uso della piattaforma provinciale online. Complessivamente esistono in Alto Adige 553 stazioni appaltanti. I ribassi medi si sono attestati fra il 7% nei lavori pubblici e il 18,9% nei servizi.

Decisiva una maggiore qualità

Anche il trend del criterio di aggiudicazione “solo qualità, qualità/prezzo” si sta consolidando: mentre nel 2016 il criterio decisivo per l’assegnazione nel 55,3% dei casi era ancora il prezzo proposto, tale quota è scesa nel 2017 al 41,6%. Per contro l’importo complessivo degli appalti assegnati secondo un criterio qualitativo è aumentato fino al 58,4% del totale. Se si confronta solo il numero complessivo di appalti, prevalgono quelli in cui il prezzo è stato decisivo, con una quota del 78,7% contro l’82,5% del 2016. Tale dinamica mostra come nel caso dei grandi appalti pubblici la qualità inizia a pesare sempre più come elemento determinante per l’assegnazione finale dell’incarico, molto più di quanto non accada per i piccoli appalti. Sono circa 20.000 – 1.200 in più dell’anno scorso – gli operatori registrati sulla piattaforma Sistema informativo contratti pubblici, di cui la metà altoatesini. L’elenco telematico degli operatori economici, che consente lo svolgimento di procedure negoziate per importi inferiori a 2 milioni di euro nel caso di lavori pubblici e inferiori alla soglia europea (209.000 euro) nel caso di servizi e forniture conta poco meno di 3.000 iscritti. Nella seconda metà del 2017 è entrato in funzione anche l’elenco dei commissari di valutazione, che si occupano di svolgere le valutazioni tecniche delle offerte per conto delle pubbliche amministrazioni. Si tratta di un ulteriore tassello nel contesto di un’amministrazione pubblica dell’Alto Adige sempre più smart e digitale. «Da questo punto di vista la Provincia di Bolzano sta assumendo sempre più un ruolo di leader a livello nazionale» sottolinea Mathà.

Rete Economia: «Temiamo disparità»

Rete Economia Wirtschaftsnetz guarda con cautela alle cifre diffuse dall’Agenzia per gli appalti della Provincia di Bolzano nel suo rapporto annuale, dal quale emerge che nel 2017 un numero crescente di procedure sono state assegnate a ditte altoatesine (dall’82,7% all’83,4%). A livello numerico gli assegnatari di procedure operanti in Alto Adige sono aumentati sensibilmente: dal 59,4 al 63,1% del totale aggiudicato. Il 33,8% dell’importo complessivo delle gare è stato assegnato ad altre aziende nazionali. Il rimanente 3,1% degli appalti viene assegnato a ditte estere.

Rete Economia Wirtschaftsnetz mette in guardia: «Se la media provinciale dice che 8 appalti su 10 vengono assegnati ad aziende altoatesine – afferma il coordinatore Claudio Corrarati – non è chiaro, dalla relazione dell’Agenzia, se la percentuale di assegnazione è omogenea per tutto il territorio provinciale o se ci sono picchi di assegnazione ad aziende altoatesine per gli appalti delle stazioni appaltanti delle valli e percentuali invertite nei centri urbani di fondovalle, più esposti alla concorrenza di imprese di fuori provincia. Inoltre, non è ben chiaro se a rimanere in Alto Adige siano tendenzialmente i piccoli, i medi o i grandi appalti. Chiediamo all’Agenzia per gli appalti di monitorare le 553 stazioni appaltanti nell’anno in corso per verificare se esiste uniformità di assegnazione alle aziende locali in tutto il territorio provinciale, segnalando le stazioni che hanno una media di assegnazione a imprese altoatesine inferiore almeno al 60% per individuare le cause».

Corrarati aggiunge che «la partecipazione agli appalti pubblici, per le micro e piccole imprese, comporta costi legati alla burocrazia. Per questo chiediamo all’Agenzia degli appalti di verificare che le 553 stazioni appaltanti seguano tutte le stesse procedure e chiedano gli stessi documenti alle ditte per la partecipazione alle gare, in modo da non creare procedure diverse che in alcuni casi agevolerebbero le ditte con una semplificazione, in altri la aggraverebbero con una corposa mole di documenti».

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