Cultura e consulenza: radiografia dei mestieri atipici in Alto Adige

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La cultura è più precaria e “atipica” della consulenza, dove solo il 5% dei lavoratori sono autonomi. L’Ipl Istituto promozione lavoratori, dopo il barometro di inizio anno, mette sotto la lente di ingrandimento i settori di lavoro più “di frontiera”, quelli legati alla cultura e allo sport da un lato, e alla consulenza, alle professioni e alla ricerca dall’altro. Si tratta, è bene precisarlo, di una ricerca che interessa solo il lavoro pubblico.

Secondo l’Ipl in Alto Adige entrambi questi macro-settori registravano, a fine 2013, 799 occupati. E fra i due, è il settore “consulenza” ad avere il maggior numero di contratti a tempo indeterminato, cioè i rapporti di lavoro dipendente classici. Se il settore “cultura e sport” copre solo il 46,2% del proprio fabbisogno di personale con rapporti di lavoro dipendente tipico, quindi con contratti di lavoro a tempo indeterminato e pieno, nel settore “consulenza” tale quota sale già al 57%, raggiungendo un dato superiore alla media. Quasi l’80% degli occupati nel settore “consulenza” dispone di un contratto di lavoro a tempo indeterminato (a tempo pieno o a part-time) rispetto al 62,7% nel settore “cultura e sport”, dato che segnala così il tasso più basso di tutto il pubblico impiego altoatesino.

Consulenza: il 5% è lavoro autonomo

Particolarmente significativa è la quota di occupati con contratti di lavoro fortemente atipici: nel settore “consulenza” quasi il 5% svolge formalmente lavoro autonomo (lavoro a progetto o collaborazioni coordinate e continuative). Nel settore “cultura e sport”, invece, oltre il 14,3% degli occupati ha contratti di tipo giornaliero, a chiamata o “altre forme occupazionali”. Oltre ai motivi noti che portano a stipulare contratti di lavoro atipico (come ad esempio sostituzione per maternità), nei settori “consulenza” e “cultura e sport” si individuano anche altre cause tipiche di queste settori: basso grado di standardizzazione delle attività, svolgimento di progetti innovativi e pilota, necessità di specialisti e stagionalità di alcune attività nel settore “cultura-sport”.

«Complessivamente nel pubblico impiego accanto ad un nocciolo di occupati con una biografia professionale normale e stabile, ve ne sono altri caratterizzati da situazioni lavorative che portano alla precarietà» afferma il ricercatore Ipl Werner Pramstrahler che ha condotto lo studio sui rapporti di lavoro nel pubblico impiego altoatesino assieme a Heidi Flarer. «È comprensibile che, in certi settori, in certe attività oppure per particolari esigenze stagionali servano specialisti con rapporti di lavoro temporanei», concordano il presidente IPL Toni Serafini e il direttore Perini. Situazioni di precarietà prolungata nel pubblico impiego sono però certamente da evitare. «Un settore pubblico in grado di creare know-how e di mettere in opera progetti innovativi va senz’altro visto come valore aggiunto per la nostra provincia – afferma Serafini –  Proprio per questo dobbiamo riflettere su come rafforzare questi ambiti, facendo diventare queste strutture vere e proprie strutture pubbliche modello».

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